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Reddito di cittadinanza al posto del Rei? Dalla Caritas Italiana dubbi e perplessità

Reddito di cittadinanza al posto del Rei? Dalla Caritas Italiana dubbi e perplessità

"Quando le persone fanno la differenza. Il volontariato che tiene unite le comunità" è il titolo dell'incontro di ieri, che Caritas Italiana, Forum nazionale del Terzo Settore e CSVnet-Associazione Centri Servizio per il volontariato hanno promosso, in occasione della 33a Giornata internazionale del Volontariato, per presentare il primo Rapporto Caritas Italiana-CSVnet sugli empori solidali in Italia, la rete di 178 “negozi”, gestiti per lo più da volontari che distribuiscono viveri e offrono servizi alle famiglie e alle persone che versano in stato di povertà.

A margine dell'evento, che si è tenuto presso la Facoltà di Architettura dell'Università Roma Tre, Francesco Marsico (responsabile area nazionale della Caritas) ha dichiarato all'Agenzia Sir  ha affrontato il tema caldo del cosiddetto “Reddito di Cittadinanza”, pilastro portante della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle e dell'azione del governo giallo-verde. Secondo Marsico tale misura «può essere un'opportunità se non cancella quello che c’era prima», cioé il Reddito di Inclusione (Rei), «e se comprende che la povertà è multidimensionale e non può limitarsi esclusivamente al tema del lavoro. La povertà purtroppo è una dimensione che spesso avvolge la persona in termini di relazioni e difficoltà, e questo deve essere tenuto presente per non fare cattive leggi». In tal senso il gioco di squadra tra politiche pubbliche e volontariato è fondamentale in questo momento di crisi, anche perché la povertà «non scompare con una crescita così lenta e limitata».

Il lavoro non c'è, la crescita che produce lavoro non c'è e la povertà si accompagna spesso a pesanti forme di esclusione sociale, che andrebbero affrontate con apposite politiche sociali. Per questo, parafrasando Marsico, subordinare il tema della lotta alla povertà a quello dell'occupazione sembra una strategia poco percorribile e rischia di condurre al fallimento su entrambi i fronti.

Preoccupazione tra l'altro condivisa dall'Alleanza contro la povertà in Italia (rete di realtà istituzionali e sindacali, laiche e cristiane, tra le quali la stessa Caritas Italiana) che, nel documento-appello "Non perdiamo questa occasione" ha lanciato l'allarme sull'introduzione della misura pentastellata: «Esiste la possibilità che il Reddito di cittadinanza sia introdotto il 1 aprile e disegnato in totale discontinuità rispetto al Rei (Reddito d’Inclusione) adesso vigente», che la stessa rete di associazioni ha contribuito a formulare. «Una scelta che, a livello locale, porterebbe al caos: non solo si azzererebbe il lavoro faticosamente svolto sinora (con la sperimentazione del Sia dapprima e con l’introduzione del Rei dopo) ma si assegnerebbero ai Centri per l’Impiego compiti di cui oggi non sono in grado di farsi carico». Inoltre, un cambio di passo all'interno di un meccanismo in rodaggio, secondo l'Alleanza costringerebbe gli operatori ad «affrontare un’ulteriore mole di cambiamenti e adattamenti, con gran dispendio di tempo ed energie: tutto ciò li distoglierebbe proprio dall’obiettivo di offrire risposte adeguate ai poveri».

* Foto di Mauro Monti, tratta da Flickr, immagine originale e licenza. L'immagine è stata tagliata.

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