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La globalizzazione economica e i muri profanano il nome di Dio. Incontro internazionale “Pace senza confini”

La globalizzazione economica e i muri profanano il nome di Dio. Incontro internazionale “Pace senza confini”

MADRID-ADISTA. «Siamo preoccupati per le future generazioni, perché vediamo consumarsi l'unico pianeta di tutti come se fosse solo di alcuni. Perché vediamo riaffacciarsi il culto della forza e le contrapposizioni nazionalistiche, che hanno creato grandi distruzioni nella storia. Perché il terrorismo non cessa di colpire gente inerme. Perché sembra indebolito il sogno di Pace».

Il brano, tratto dall’“Appello di Pace 2019” lanciato a conclusione del XXXIII Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace nello Spirito di Assisi sul tema “Pace senza confini” – promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con l’arcidiocesi di Madrid e svoltosi nella capitale spagnola Madrid dal 15 al 17 settembre – lascia intravvedere solo alcuni dei temi affrontati all’evento. Altri ne emergono andando avanti nella lettura: «In un mondo sempre più interdipendente, si ripropone la tentazione antica di credere che i grandi problemi possano essere risolti da soli. Guerre e pace, epidemie, sicurezza e sicurezza informatica, spostamenti di popolazioni, sostenibilità del pianeta e riscaldamento globale, fine del rischio nucleare e riduzione delle disuguaglianze sono ben più vasti di una sola nazione. No, c’è bisogno di dialogo e di cooperazione». E il “catalogo” dei problemi di cui si è discusso non è ancora esaustivo, perché il programma, leggibile al link https://bit.ly/2mhH8kN, era impressionante per argomenti emergenziali in scaletta e relatori. Relatori di peso, fra i quali il card. Carlos Osoro Sierra, di Madrid, il presidente spagnolo Pedro Sánchez e il presidente della Repubblica Centroafricana Faustin-Archange Touadéra, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, il patriarca ortodosso di Mosca Hilarion, Mohammad Al-Mahrasawi, cancelliere dell’università egiziana Al Azhar, e ovviamente intellettuali ed esperti dei singoli argomenti affrontati.

L’Appello seguita: «Non possiamo lasciare dietro al muro dell'indifferenza i più deboli, quanti colpiti dalla violenza e dal disprezzo perché diversi, perché pregano e parlano in un'altra lingua. Non possiamo lasciare sperperare in maniera incosciente aria, acqua, terra, risorse umane: così pesi e conti insopportabili si scaricano sulle future generazioni». Perciò, seguitano i firmatari, «donne e uomini di religioni diverse», «chiediamo a tutti, ai responsabili politici, ai più ricchi del mondo, agli uomini e alle donne di buona volontà, di fornire le risorse per evitare che milioni di bambini muoiano ogni anno senza cura e per mandare a scuola i milioni di bambini che non possono andarci. Sarà un segno di speranza per tutti. Non nascondiamoci dietro un muro di indifferenza! Dio non vuole la separazione tra i fratelli. Dio non vuole le guerre. L' abbiamo imparato: chiunque usa il nome di Dio per giustificare la guerra, la violenza e il terrorismo profana il nome di Dio».

«Chi crede in Dio – afferma l’Appello – scopre il mondo come casa comune, abitata dalla famiglia dei popoli. Le religioni, come gli individui e i popoli, hanno oggi due strade davanti. Lavorare all'unificazione spirituale che è mancata a una globalizzazione tutta economica. O lasciarsi utilizzare da chi sacralizza confini e conflitti». «Ci impegniamo innanzitutto a pregare»,  concludono i firmatari. «Chiediamo per noi e per il mondo il dono degli occhi di Dio, che liberano dalla cecità e fanno riconoscere l'altro come fratello. Chiediamo a Dio la forza paziente del dialogo, la capacità di un linguaggio sapiente mite, che parla ai cuori e scioglie separazioni e contrapposizioni».

Papa Francesco: dilapidato il dono della pace

Papa Francesco ha fatto sentire la sua voce, inviando all’assise un messaggio in cui manifesta la «gioia» di «vedere che questo pellegrinaggio di pace, iniziato in seguito alla Giornata mondiale di preghiera per la pace, convocata ad Assisi nell’ottobre del 1986 da San Giovanni Paolo II, non si è mai interrotto ma continua e cresce per numero di partecipanti e per i frutti di bene che porta. È un pellegrinaggio che ha percorso popoli e città per testimoniare ovunque la forza di quello “spirito di Assisi” che è preghiera a Dio e promozione della pace tra i popoli».

«In questi primi due decenni del XXI secolo abbiamo, purtroppo, assistito, con enorme tristezza, allo spreco di quel dono di Dio che è la pace, dilapidato con nuove guerre e con la costruzione di nuovi muri e nuove barriere. Del resto, lo sappiamo, la pace va continuamente incrementata di generazione in generazione con il dialogo, l’incontro e la trattativa. È insensato, nella prospettiva del bene dei popoli e del mondo, chiudere gli spazi, separare i popoli, anzi contrapporre gli uni agli altri, negare ospitalità a chi ne ha bisogno e alle loro famiglie». Il mondo «ha bisogno piuttosto di porte aperte che aiutino a comunicare, a incontrarsi, a cooperare per vivere assieme nella pace, rispettando le diversità e stringendo vincoli di responsabilità. La pace è come una casa dalle molte dimore che tutti siamo chiamati ad abitare. La pace è senza frontiere. Sempre, senza eccezioni».

«Desidero dirvi – scrive ancora Francesco – che sono accanto a voi in questi giorni e che assieme a voi invoco la pace da Colui che solo può darla. Nella tradizione di questi Incontri Internazionali di Preghiera per la Pace – a cui anch’io ho partecipato ad Assisi nel 2016 – la preghiera che sale a Dio occupa il posto principale e decisivo». «La preghiera per la pace, in questo tempo segnato da troppi conflitti e violenze, unisce ancor più tutti noi, al di là delle differenze, nel comune impegno per un mondo più fraterno. Sappiamo bene che la fraternità tra i credenti, oltre che un argine alle inimicizie e alle guerre, è fermento di fraternità tra i popoli. È in questo orizzonte che nello scorso mese di febbraio ho firmato ad Abu Dhabi, assieme al Grande Imam di Al-Azhar, il “Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. È un passo importante sulla via della pace mondiale». «Desidero affidare i propositi di quel Documento anche a tutti voi che partecipate a questo Incontro di Preghiera per la Pace. Lo spirito di Assisi, a 800 anni dall’incontro di San Francesco con il Sultano, ha ispirato anche il nostro lavoro che ha portato all’atto di Abu Dhabi». Perché quello che «stiamo vivendo è un momento grave per il mondo. Tutti dobbiamo stringerci – vorrei dire con un solo cuore e una sola voce – per gridare che la pace è senza confini, senza frontiere».

*Disegno di Gerd Altmann, tratto da Pixabay

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