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Incontro in Vaticano su Iraq e Siria: cristiani costretti alla fuga e rifugiati nei pensieri del papa

Incontro in Vaticano su Iraq e Siria: cristiani costretti alla fuga e rifugiati nei pensieri del papa

«Accogliendo l'invito della Repubblica d'Iraq e della Chiesa cattolica locale, papa Francesco compirà un viaggio apostolico nel suddetto Paese (Iraq, ndr) dal 5 all'8 marzo 2021, visitando Baghdad, la Piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, la città di Erbil, così come Mosul e Qaraqosh nella Piana di Ninive». Questo l'annuncio della Sala Stampa vaticana il 7 dicembre. A chi sarà rivolto lo sguardo di papa Francesco nella sua visita nel Paese mediorientale lo specifica lo stesso pontefice nel videomessaggio che invia oggi pomeriggio all'incontro online sulla crisi umanitaria siriana e irachena, promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.All'incontro sono presenti una cinquantina di organismi di carità cattolici, rappresentanti degli episcopati locali e delle Istituzioni ecclesiali e Congregazioni religiose che operano in Siria, Iraq e nei Paesi limitrofi, oltre ai Nunzi apostolici dell’area. 

La trascrizione del videomessaggio di papa Francesco è diffusa dalla Sala Stampa vaticana. Di seguito il testo. 

Cari amici, 

è con gioia che vi rivolgo questo saluto affettuoso durante questo incontro organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, insieme ad altre istanze della Santa Sede, per discutere e riflettere sui gravissimi problemi che ancora oggi affliggono le amate popolazioni di Siria, Iraq e Paesi limitrofi. 

Ogni sforzo - piccolo o grande - fatto per favorire il processo di pace, è come mettere un mattone nella costruzione di una società giusta, che si apra all’accoglienza, e dove tutti possano trovare un luogo per dimorare in pace. Il mio pensiero va soprattutto alle persone che hanno dovuto lasciare le proprie case per sfuggire agli orrori della guerra, alla ricerca di condizioni di vita migliore per sé e per i propri cari. In particolare, ricordo i cristiani costretti ad abbandonare i luoghi dove sono nati e cresciuti, dove si è sviluppata e arricchita la loro fede. Bisogna fare in modo che la presenza cristiana, in queste terre, continui ad essere ciò che è sempre stata: un segno di pace, di progresso, di sviluppo e di riconciliazione tra le persone e i popoli. 

In secondo luogo, il mio pensiero va ai rifugiati che vogliono rientrare nel loro paese. Rivolgo un appello alla comunità internazionale, perché si faccia ogni sforzo per favorire questo rientro, garantendo le condizioni di sicurezza e le condizioni economiche necessarie perché ciò si possa avverare. Ogni gesto, ogni sforzo in questa direzione è prezioso. 

Un’ultima riflessione sull’opera delle agenzie cattoliche che sono impegnate negli aiuti umanitari. Un pensiero di incoraggiamento a tutti voi, che, sull’esempio del Buon Samaritano, vi adoperate senza riserve per accogliere, curare, accompagnare i migranti e gli sfollati in queste terre, senza distinzione di credo e di appartenenza. Come ho avuto modo di dire tante volte, la Chiesa non è una ONG. La nostra azione caritatevole dev’essere ispirata dal e al Vangelo. Questi aiuti devono essere un segno tangibile della carità di una Chiesa locale che aiuta un’altra Chiesa che sta soffrendo, tramite questi mezzi meravigliosi che sono le agenzie cattoliche di aiuto umanitario e di sviluppo. Una Chiesa che aiuta un’altra Chiesa! 

Per terminare, voglio farvi sapere che quando vi trovate a operare in questi luoghi, non siete soli! Tutta la Chiesa si fa uno, per andare incontro all’uomo ferito incappato nei briganti lungo il cammino da Gerusalemme a Gerico. Nel vostro lavoro, vi accompagnerà sempre la mia benedizione, che oggi vi impartisco volentieri, perché questo incontro porti nei vostri Paesi frutti abbondanti di prosperità, di sviluppo e di pace, per una vita nuova. Grazie! 

*Foto di Charly Gutmann da Pixabay, immagine originale e licenza

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