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Un appello contro la violenza di genere

Un appello contro la violenza di genere

Troppe donne vengono ammazzate. E tu, uomo che stai leggendo, cosa fai?

APPELLO

Ci rivolgiamo a voi uomini, rappresentanti delle Istituzioni, civili e religiose, ai cittadini tutti. Questo è un APPELLO con cui noi, donne e uomini dell'Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne -O.I.V.D.-, delle Comunità Cristiane di Base italiane - CdB -, della rivista ESODO vi interpelliamo e ci aspettiamo una risposta.

Gli ultimi ennesimi femminicidi, in alcuni settori dell’opinione pubblica, hanno finalmente fatto la differenza.

Per la prima volta, nell’arco di pochi giorni e in varie città d'Italia, alcuni uomini hanno rotto il silenzio ed hanno preso posizione pubblicamente.

Esultiamo di questi fatti!

Assai incisivo è il documento emesso ai primi di marzo da uomini della associazione Noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne (leggibile nella loro pagina FB), da cui estraiamo queste parole: «Non sono mostri, non sono malati pericolosi gli autori dei femminicidi che la cronaca delle ultime settimane ci ha consegnato… Sono maschi in crisi, frutto avvelenato di un modello maschile patriarcale ancora dominante nelle relazioni famigliari, lavorative, affettive; un modello che, se da un lato si fonda sulla volontà di dominio sul genere femminile, dall’altro rivela una profonda debolezza…. NOI NON CI STIAMO, non tanto perché pensiamo di doverci erigere a difensori delle ingiustizie subite dalle donne… ma perché crediamo che questo modello maschilista limiti la capacità di esprimere appieno la nostra umanità… Noi pensiamo che la prevenzione alla violenza passi da un diverso atteggiamento culturale… Noi uomini dobbiamo essere i protagonisti di questo cambiamento e per questo motivo ci esponiamo in prima persona e agiamo con le nostre attività…»

Molto interessante è poi il documento uscito a febbraio da alcuni uomini di Trento (tra i primi firmatari, i segretari sindacali Grosselli, Alotti e Bezzi, il sindaco di Trento Ianeselli, il presidente della Provincia Fugatti e il suo predecessore Rossi, diversi consiglieri provinciali e don Cristiano Bettega (responsabile di vari uffici della diocesi di Trento) leggibile e sottoscrivibile su change.org 

«La violenza contro le donne non è una questione che riguarda altri. È un problema di noi uomini. È ora di prenderne atto. Riguarda mariti ed ex mariti, compagni che non lo sono più, parenti e amici che si rivelano aguzzini. Maschi incapaci di gestire la frustrazione di un abbandono, di accettare la libertà delle donne, di convivere con l’autonomia femminile e che senza alcuna giustificazione insultano, aggrediscono, picchiano, uccidono E non ci si può giustificare con l’incapacità di controllare la rabbia. Il problema è molto più profondo e affonda le sue radici in una società e in una cultura in cui la prevaricazione maschile, l’asimmetria della relazione, l’assenza della parità di genere sono fenomeni socialmente accettati. Siamo noi uomini gli attori di comunità che ancora oggi non riconoscono l’uguaglianza e la pari dignità tra uomini e donne e in modo più o meno esplicito sdoganano offese sessuali, insulti sessisti e fanno passare come normale un linguaggio che offende la dignità delle donne.....».

Il colorato flash mob di Biella con gli uomini in scarpe rosse e mascherina dello stesso colore ci ha lasciato invece un po' di amaro in bocca nel vedere i cartelli: "Se sei un uomo le donne le proteggi non le oltraggi" "Il vero uomo [sic!] conquista con la forza del cuore, non delle mani" ecc..

Anche ad Albenga in Liguria il 27 febbraio gli uomini si sono radunati in piazza San Michele tutti legati da un filo di lana rosso, che rappresenta quella violenza contro la quale tutti insieme bisogna combattere. Il presidente dell’associazione Fischia il Vento, Giuliano Arnaldi, ha lanciato un appello: “Dobbiamo dire basta e chiedere scusa. Altre donne uccise da uomini che avrebbero dovuto amarle. E’ una strage, terribile e continua. E’ il genere maschile ad essere sotto accusa per i troppi silenzi. Non possiamo far finta di niente, dobbiamo farcene carico".

Molto efficace è stato poi il video che è stato prodotto per il 25 novembre scorso da alcuni pastori battisti (UCEBI), che si sono esposti affrontando il tema della violenza contro le donne a partire da sé, come uomini di fede e impegnati nel servizio dell'annuncio. Nel video essi dicono: “la violenza contro le donne è basata su un sistema dominato dal patriarcato. Tutti siamo coinvolti; anche noi uomini di fede, o di chiesa, lo siamo quando aspettiamo che siano loro ad organizzare le agapi in chiesa o le pulizie nei locali di culto o i bazar natalizi. Dobbiamo dire basta, e per cambiare le cose dobbiamo guardarci dentro, ammettere e cominciare da noi stessi una inversione di rotta”.

Tante altre prese di posizione sono state espresse in occasione di questo ultimo 8 marzo, e tante mobilitazioni si sono svolte in molte città (ad esempio a Roma).

Ma anche altre istituzioni pubbliche pian piano si stanno muovendo.

Già il 25 novembre 2019 il questore di Trento Garramone ha organizzato un convegno per analizzare le modalità operative delle forze dell'ordine e dei servizi sociali sul territorio. Queste le conclusioni: "Informare, garantire la centralità della vittima, ascoltare e proteggere, farsi carico e fare rete. Questi gli strumenti di un intervento che non può essere circoscritto all’attività negli uffici di polizia, ma deve necessariamente assumere una dimensione esterna che caratterizzi la presenza della Polizia di Stato in ogni contesto della vita civile".

E il 22 marzo 2020 il procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi, ha firmato un provvedimento che prevede l’allontanamento da casa per gli uomini autori di maltrattamenti e violenze nei confronti delle donne conviventi e la loro collocazione in un altro domicilio o, se previsto, in carcere. Non sarà quindi più la donna a dover essere trasferita in una casa protetta, eventualmente con i figli al seguito. Un modo, questo, per tutelare maggiormente le vittime di violenza, soprattutto durante questo periodo di chiusura forzata all’interno delle proprie case a causa dell’emergenza Covid-9.

Tutto questo non è servito a salvare la vita a Sharon Barni, a Victoria Osage, a Roberta Siracusa, a Teodora Casasanta, a Sonia di Maggio, a Ilenia Fabbri, a Piera Napoli, a Luljeta Heshta a Lidia Peschechera, a Clara Ceccarelli, a Deborah Saltori, a Rossella Placati, a Ornella Pinto, per non citare che le ultimissime donne massacrate nel 2021 nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Tutte sono state ammazzate da chi diceva di “non voler vivere senza averle accanto”, uomini che si sono avventati su persone inermi con un accanimento efferato, usando anche l’accetta (Clara è stata ammazzata con 115 coltellate). Il solo accostare questi nomi ci toglie il fiato, e le parole…. Ma la lista delle vittime, lo scenario delle brutalità e atrocità dei femminicidi, la costellazione delle vessazioni e delle violenze morali è troppo ampia e profonda per essere qui tematizzata adeguatamente. È un continuum di massacri che non viene colto in tutto il suo carico distruttivo. Pensiamo a cosa succederebbe se, un giorno sì e uno no, una donna uccidesse un marito, un amante, un fidanzato, un fratello….

Altra offesa poi sono i servizi nei media e gli articoli di cronaca nera che ne danno conto: sono per lo più un insulto che bestemmia il dramma; se il silenzio è complice, la loro banalizzazione è alleata a quel sistema di dominio che i femminicidi genera.

A febbraio, un altro segno di notevole valore: la Circolare della direzione anticrimine ai questori. “Violenza sulle donne, decalogo per gli agenti, Non fate i pacieri”: è il titolo con cui è apparso su Repubblica il 27 febbraio 2021. Il prefetto Messina, recependo la denuncia politica che il mondo femminile ha lanciato da tempo, dà indicazioni “assolutamente innovative” alle forze dell’ordine: " Davanti a una lite tra marito e moglie, i poliziotti non dovranno come primo obiettivo a mettere pace. Piuttosto dovranno valutare preliminarmente cosa sta succedendo in quella casa…. Non si deve sottovalutare nessun segnale. Anche la vittima potrebbe non capire il pericolo che corre…Il ricorso al componimento appare controproducente a causa di meccanismi psicologici sottesi ai contesti di violenza domestica". Il prefetto poi suggerisce agli agenti di ricontattare le donne e cercare di far emergere le loro paure

Nella pagina Facebook Leggere i segni dei tempi di don Paolo Zambaldi, leggiamo di un webinar (fine marzo), Crescere maschi nel nuovo millennio la cui presentazione riporta queste parole: “Siamo partiti dalla constatazione che sia in corso una profonda trasformazione delle differenze di genere, femminile e maschile… In particolare il maschile sta cercando nuovi tratti, che non siano la sola negazione di modelli passati ma delineino nuovi profili. Domande e riflessioni sul maschile si fanno più vive e concrete per chi ha un ruolo educativo a fianco di adolescenti e giovani, impegnati a costruire la propria identità personale.”

Sempre in questo sito si dà notizia di una iniziativa parrocchiale: ?Inizio da me, uomo. Anche a Venezia finalmente si sono mossi gli uomini maschi. Non è solo questione di vergognarsi pensando che 1 donna su 3 subisce violenza e in questi primi due mesi sono già in 12 ad essere state uccise, né basta assumersi la colpa ma piuttosto la responsabilità di “non aver educato i nostri figli alla cultura del rispetto e non aver sostenuto le nostre figlie, amiche, compagne nella loro lotta per l’uguaglianza, per essere rimasti in silenzio di fronte a parole e azioni che feriscono e uccidono. Responsabili dei nostri silenzi, dei nostri linguaggi escludenti e delle nostre azioni inadeguate o ipocrite”. Queste parole, firmate da alcuni uomini, sono parte dell’Appello INIZIO DA ME, UOMO che Lunedi 8 marzo alle 18.30 verrà consegnato durante la Veglia di preghiera contro la violenza sulle donne, promossa dal Consiglio Locale delle Chiese cristiane, nella chiesa della Cita?.

Poi c’è chi, in questo campo, lavora quotidianamente: sono le numerose aggregazioni di uomini che da anni sono sorte, si sono diffuse nel territorio italiano e da anni si attivano per processi di trasformazione della costruzione di identità maschile. Non possiamo darne conto qui, ci scuserete. A loro va il nostro riconoscimento e l’augurio di crescita, nonché di collaborazione.

Riprendendola domanda iniziale - e tu, uomo che stai leggendo, cosa fai? – vi invitiamo a farvi interpellare, all’ascolto, alla presa di coscienza, ad unirvi alle iniziative in corso, a crearne di nuove, a seconda delle opportunità che il vostro proprio ruolo riveste e le vostre proprie relazioni consentono. Il cuore della questione è non chiamarsi fuori, non tacitare la propria coscienza, non illudersi che ne siano implicate e danneggiate solo le donne uccise.

«Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla». Parole del pastore battista Martin Luther King, che decliniamo sul nostro argomento: nessun uomo, solo in quanto uomo, è colpevole; ma su di lui incombe la responsabilità del non interrogarsi sulla “naturalità” dei propri impulsi/pretese di “uomo”; e dello schierarsi o meno per processi trasformativi radicali e profondi in relazione al suo status.

E con le profetiche parole summenzionate di un grande uomo, ci congediamo.

 

Grazie della vostra attenzione.

Marzo 2021

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