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In Spagna dilaga lo scandalo abusi: 440mila vittime. I vescovi contestano i dati

In Spagna dilaga lo scandalo abusi: 440mila vittime. I vescovi contestano i dati

Tratto da: Adista Notizie n° 38 del 11/11/2023

41641 MADRID-ADISTA. Con circa 440mila persone vittime di abusi sessuali nel contesto ecclesiale, pari all'1,13% della popolazione maggiorenne spagnola – di cui circa la metà vittima di un prete o un religioso cattolico – il rapporto sugli abusi pubblicato il 27 ottobre scorso, che copre gli ultimi 50 anni, fa della Spagna il paese con la più alta proiezione ufficiale di persone colpite, con un 30% in più rispetto alla Francia, il cui Rapporto Sauvé contava 330.000 vittime nel 2021.

La metà dei casi, circa 200 mila, riguarderebbe minori. Il rapporto si basa su un sondaggio condotto su 8.000 persone e commissionato dalla commissione d'inchiesta sul fenomeno avviata dal Parlamento e curata dall'istituzione del Difensore civico. Un'indagine durata 15 mesi, nata da una grande inchiesta giornalistica del quotidiano El País.

Ángel Gabilondo, difensore civico, che ha coordinato i lavori di un anno e mezzo della commissione, ha precisato in conferenza stampa, il 27 ottobre stesso, che la maggior parte degli abusi si è verificata tra il 1970 e il 1990. Inoltre, la commissione di esperti ha intervistato 487 vittime di abusi sessuali, dei quali circa un terzo ha evidenziato problemi emotivi legati allo stress post-traumatico.

Per il difensore civico, che ha consegnato ufficialmente il rapporto di oltre 700 pagine al parlamento spagnolo, che lo aveva commissionato nel marzo 2022, il testo è una «risposta» alla «sofferenza e alla solitudine» delle persone colpite.

Nella Chiesa cattolica spagnola «purtroppo da molti anni prevale una certa volontà di negare gli abusi o di nascondere o proteggere gli autori di abusi», ha denunciato Gabilondo.

Tra le raccomandazioni del rapporto spicca «la creazione di un fondo statale per risarcire» le vittime. La Chiesa cattolica, che per anni ha rifiutato categoricamente qualsiasi indagine esaustiva, ha rifiutato di partecipare alla commissione, anche se alla fine ha fornito i documenti.

La Conferenza episcopale del Paese, che non ha immediatamente commentato la notizia, si è riunita il 30 ottobre in un'assemblea plenaria straordinaria per esaminare il lungo rapporto. I vescovi, a loro volta, avevano commissionato, nel febbraio 2022, una indagine sugli abusi allo studio legale Cremades & Calvo Sotelo, che tuttavia non ha rispettato le scadenze per la consegna, prevista già diversi mesi fa, motivando il ritardo con la lentezza del Dicastero per la Dottrina della Fede nel rispondere alla richiesta di confermare alcuni dati e casi. Il comunicato diffuso al termine dell’assemblea esprime una posizione difensiva dei vescovi: pur definendo «preziose» le raccomandazioni proposte dal Difensore civico, e promettendo la loro applicazione in un percorso la cui progettazione è affidata al Servizio Tutela Minori della Conferenza episcopale, hanno criticato «l'estrapolazione» dei dati dell'indagine che, in quanto frutto di una proiezione su base statistica (un metodo simile a quello utilizzato dalla Commissione Ciase in Francia) «non corrisponde alla verità», e hanno condizionato la partecipazione al fondo di risarcimento all'estensione di tale risarcimento ad altri settori della società.

«Gli abusi commessi nella Chiesa fanno male. Sorprendente è anche l'estrapolazione effettuata dai dati ottenuti in un sondaggio allegato al rapporto», si legge nel comunicato dei vescovi; «essi non corrispondono alla verità né rappresentano il gruppo di sacerdoti e religiosi che lavorano lealmente e con dedizione della loro vita al servizio del Regno».

Stesso discorso “bifronte” per il presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Barcellona, card. Juan José Omella che, pur insistendo sul suo rammarico per gli abusi sessuali nella Chiesa («non ci stancheremo di chiedere perdono alle vittime e di lavorare per la loro guarigione», ha detto) ha anche puntato il dito contro una presunta manipolazione dei dati: «Le cifre estrapolate da alcuni media sono bugie e hanno lo scopo di ingannare», ha affermato in un post su X (ex Twitter) il 31/10. Un atteggiamento che ha fatto titolare un commento di El País “I vescovi deludono” (2/11): «Invece di riconoscere l'entità del problema e il danno causato alle vittime e alle loro famiglie, il presule reagisce attribuendo una certa "intenzionalità" all'estrapolazione delle cifre, quando in realtà la squadra del Difensore civico ha applicato scienze sociali precise e indiscutibili operazioni matematiche». «La gerarchia cattolica spagnola si è mostrata molto riluttante fin dall'inizio a seguire i passi compiuti dalle conferenze episcopali di paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Portogallo o Irlanda, che già da tempo – i vescovi statunitensi hanno preso la decisione nel 2003 – hanno incaricato di propria iniziativa di indagare sugli abusi sessuali nella loro area di responsabilità, hanno pubblicato i risultati e li hanno accettati», scrive El País. «In Spagna, al contrario, i funzionari ecclesiastici hanno sempre minimizzato il grave problema ricorrendo all’espressione “casi specifici”», e mentre «non ci sono ancora risultati dal lavoro investigativo della Chiesa cattolica spagnola, che non ha rispettato i tempi promessi», ora questa «smentisce le cifre del rapporto del difensore civico e condiziona la sua collaborazione economica con una premessa che è praticamente impossibile da realizzare a breve termine. Si tratta di un atteggiamento ripetuto e prolungato di mancanza di collaborazione». 

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