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Il Sinodo valdese contro la militarizzazione delle scuole e il commercio delle armi

Il Sinodo valdese contro la militarizzazione delle scuole e il commercio delle armi

TORRE PELLEICE (TO)-ADISTA. Si è svolta oggi, nell’ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, la conferenza stampa dal titolo “Fattore R, religioni per la pace giusta”. Sono intervenuti Letizia Tomassone, pastora valdese a Napoli, e Marco Fornerone, pastore e professore di Antico Testamento presso la Facoltà valdese di Teologia, moderati dal pastore Pawel Gajewski, docente di teologia delle religioni.

«Il Sinodo ha vissuto ieri uno dei dibattiti più lunghi, densi e profondi della sua storia più recente» ha detto Gajewski. Le discussioni sono culminate nell’approvazione di tre atti, due sul conflitto israelo-palestinese, uno contro la militarizzazione in ambito scolastico e mediatico. Tra le decisioni, quella che impegna la Tavola valdese a farsi tramite con il governo italiano per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Riconoscendo inoltre la responsabilità delle religioni e dei testi sacri, nell’alimentare o nel disinnescare i conflitti, ha detto ancora il pastore: «il fattore R può significare religione, ma anche riconciliazione».

Tomassone ha sottolineato come i testi biblici vengano spesso usati in modo selettivo per giustificare la violenza: «Immagini belliche tratte dal Primo Testamento sono utilizzate per legittimare la guerra, senza considerare i tanti passi che parlano invece di patti e di convivenza. Nei testi sacri, ebrei, cristiani e musulmani trovano sia narrazioni di dominio sia inviti al dialogo e al rispetto. È sempre una scelta. Sta a noi privilegiare la parte che restituisce umanità».

Fornerone ha affrontato il tema della complessità interpretativa: «Il libro di Giosuè, con la sua visione di confini militari e violenti, è tra i più difficili da leggere. Ma già nel Deuteronomio si vieta di distruggere gli ulivi e gli alberi da frutto. I testi vanno interpretati storicamente, senza assolutizzarli e senza usarli come strumenti di delegittimazione dell’altro. Questo approccio può avere un effetto benefico nel dialogo con ebraismo e islam».

Sulla ricaduta degli atti approvati, Tomassone ha ricordato i fermenti esistenti nell’ebraismo italiano: «Ci sono voci ebraiche critiche e coraggiose con cui possiamo avviare dialoghi profondi. Il nostro atto riconosce inoltre la responsabilità storica dell’antigiudaismo cristiano: partiamo da una confessione di peccato, che ci pone davanti al mondo ebraico con umiltà e capacità di ascolto. Al tempo stesso non possiamo tacere di fronte all’orrore di ciò che accade a Gaza». Fornerone, da parte sua, ha richiamato la lunga storia di rapporti tra valdesi ed ebrei: «Abbiamo condiviso discriminazioni e riconoscimenti, dalla concessione dei diritti civili nel 1848, alla solidarietà rischiosa durante il fascismo, penso ad esempio all’esperienza di Tullio Vinay, poi agli albori della Repubblica con i tanti valdesi che hanno frequentato la scuola ebraica. Siano monito e impegno per il presente e per il futuro, per continuare a cercare anche i dialoghi più difficili, inclusi quelli che riguardano le critiche a un presente così drammatico, vigilando affinché il passato non si ripeta – come nel caso dell’antigiudaismo o di forme che, pur dichiarandosi amiche, come il sionismo o la teologia della sostituzione, possono alimentare nuove discriminazioni. È necessario vigilare contro l’antisemitismo, valorizzando nei contesti locali il meglio del fattore R: non assolutizzazione, ma conflitto nonviolento delle interpretazioni. Se in questo spazio di dialogo riusciremo a incontrarci non solo a due a due, ma come le tre religioni del Libro, sarebbe una grandissima promessa per il futuro».

Tomassone ha ribadito la necessità di un impegno concreto: «Parliamo di pace giusta, non di una pace che mette sotto il tappeto le voci degli esclusi. Come donne conosciamo bene il fattore R, dove rischiamo di subire silenzio e invisibilità, frutto di una morale patriarcale. Ma le religioni possono e devono essere fattore di liberazione, restituendo voce a chi vive quei territori – ebrei, musulmani, cristiani – per costruire un futuro insieme sulla stessa terra»

Accanto al tema mediorientale, il Sinodo ha approvato un atto contro la militarizzazione nelle scuole e nei media. Sempre più spesso assistiamo a eserciti che organizzano giornate nelle scuole o campeggi per bambini. «Vogliamo proporre invece una pedagogia della nonviolenza, una forza popolare di interposizione, nella scia delle pratiche positive della nostra tradizione», ha detto Tomassone. In conferenza stampa si è portata anche l’attenzione sul commercio delle armi: l’Italia è oggi la sesta potenza mondiale nell’export di armamenti. Serve trasparenza. Per questo occorre tutelare la legge 185/90, sostenendo campagne specifiche. Alcune chiese, fra l’altro, stanno seguendo con attenzione e solidarietà le proteste dei portuali che si oppongono al traffico di armi.

 

Foto agenzia Nev

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