
Gaza e Ucraina: contro complicità e riarmo, rilanciare diplomazia e impegno umanitario
Una ferma presa di posizione della Rete italiana Pace e Disarmo – coordinamento di oltre 60 organizzazioni della società civile italiana laica e di ispirazione religiosa, tra le quali Acli, Agesci, AOI, IRIAD, Arci, Associazione per la pace, AssopacePalestina, Cgil, Cipax, Cnca, Fiom Cgil, Focsiv, Fondazione Finanza Etica, Legambiente, Lunaria, Mir e Movimento nonviolento – sui due fronti di guerra a Gaza e in Ucraina, diramata con una nota stampa di questa mattina.
Alle dichiarazioni dei governi e dell’Unione Europea sul genocidio dei gazawi, seppur forti, non fanno mai seguito azioni concrete e conseguenti, denuncia la Rete. Al contrario, la società civile e le organizzazioni umanitarie sono coinvolte nel sostegno umanitario, nella cura e nella distribuzione di aiuti, divenendo spesso un bersaglio degli attacchi propagandistici e militari israeliani. Intanto sul campo proseguono i massacri, gli sfollamenti forzati, la carestia, «che alimentano la spirale di terrore, odio, violenze senza fine».
Rilanciando le richieste diffuse l’8 agosto, la Rete chiede di «rompere l’embargo umanitario», offrendo pieno sostegno all’«azione nonviolenta della Global Sumud Flotilla che salperà nei prossimi giorni dalle coste del Mediterraneo con un carico di aiuti umanitari». Chiede inoltre di tenere alta l’attenzione mediatica sull’iniziativa umanitaria, «per far sì che nessuna violenza o provocazione possa accadere nel silenzio e nell’indifferenza».
Sul fronte Ucraino invece, la Rete «condanna con fermezza» il recente attacco russo a Kiev, che ha colpito anche una sede UE, ed esprime solidarietà alle vittime: «Colpire infrastrutture civili e luoghi simbolici di dialogo e cooperazione internazionale rappresenta una violazione gravissima del diritto umanitario e un ulteriore passo verso l’escalation del conflitto». Nella nota sulla crisi ucraina la RiPD rilanciamo l’appello alla comunità internazionale, affinché utilizzi tutti gli strumenti della diplomazia e della politica, allontanando l’inutile strategia della corsa al riarmo come deterrente nei confronti di Putin. Chiede inoltre: 1) «La fine immediata delle ostilità e il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina»; 2) «un impegno più energico da parte del Governo italiano, delle Istituzioni europee e di quelle internazionali per costruire canali di mediazione e aprire un vero processo di pace»; 3) «che si ristabiliscano al più presto le condizioni per un dialogo autentico, volto a una pace giusta e duratura, fondata sul rispetto della vita umana e del diritto internazionale».
Infine, la nota ribadisce che «solo attraverso il dialogo e la diplomazia si potrà fermare la spirale di violenza e aprire la strada a un futuro di sicurezza, giustizia e cooperazione».
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