Nessun articolo nel carrello

Sinodalità: luci e ombre di un percorso lungo e difficile

Sinodalità: luci e ombre di un percorso lungo e difficile

Tratto da: Adista Documenti n° 30 del 06/09/2025

Volendo fare un primo bilancio del Sinodo dedicato al tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione” (2021-2024) non si può non partire dalle intenzioni con le quali Francesco ha pensato alla convocazione. Un Sinodo per diventare «Chiesa diversa» – dirà Francesco a conclusione del discorso di apertura (9 ottobre 2021) con un riferimento diretto al teologo domenicano Yves-Maria Congar1 –, una Chiesa strutturalmente sinodale, cioè «un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare»; una Chiesa dell’ascolto, che arresta le proprie ansie pastorali per fermarsi ad ascoltare i fedeli «sulle speranze e le crisi della fede, sulle urgenze di rinnovamento della vita pastorale»; infine, una Chiesa della vicinanza, «che non si separa dalla vita, ma si fa carico delle fragilità e delle povertà del nostro tempo, curando le ferite e risanando i cuori affranti».

Il rischio dell’immobilismo

Consapevole delle difficoltà del cambiamento, Bergoglio ha anche messo in guardia su possibili rischi: il formalismo, l’intellettualismo e l’immobilismo. Il primo ridurrebbe il «Sinodo a un evento straordinario, ma di facciata»; il secondo lo trasformerebbe in «una specie di gruppo di studio, una sorta di “parlarci addosso” staccandosi dalla vita concreta delle comunità»; il terzo, giudicato un veleno per la vita della Chiesa, manterrebbe le cose come stanno («siccome “si è sempre fatto così” è meglio non cambiare»). L’antidoto suggerito è la partecipazione, il reale coinvolgimento di tutti, perché «celebrare un Sinodo è veramente proficuo se diventa espressione di un agire caratterizzato da una partecipazione vera».

Fin qui, il percorso sinodale, pieno di luci e ombre, non è stato del tutto privo dei rischi che preoccupavano Francesco. Il più pericoloso e gattopardesco, l’immobilismo, potrebbe non essere del tutto scongiurato.

Il “fiuto dei fedeli” sorprende

La Chiesa dell’ascolto, anche se non dovunque, si è significativamente manifestata nell’ampia consultazione iniziale. Non un’indagine demoscopica sulle opinioni dei fedeli, ma un ascolto del sentire profondo del popolo di Dio in ordine alla vita di fede e della Chiesa. Ciò che i teologi chiamano il sensus fidei, che Francesco ha tradotto per tutti in «fiuto dei fedeli».

La consultazione, durata due anni, si è caratterizzata per una circolarità della comunicazione, con un’andata e ritorno dal basso all’alto. Un ascolto che ha riservato due sorprese, come ha rilevato il Segretario generale, card. Grech. La prima è stata «la singolare convergenza su molti punti di contributi che provenivano da contesti ecclesiali e culturali assai diversi» e la seconda è stata «l’ascoltare come, pur nella differenza di sensibilità, il Popolo santo di Dio converga nel chiedere un profondo rinnovamento della Chiesa».

I fedeli, interpellati con libertà di parola, hanno dimostrato di avere un’esatta percezione dei problemi della vita di fede e della Chiesa. Un “fiuto” che ha portato all’attenzione dei pastori problemi di cui non sempre si è potuto parlare. Il «profondo rinnovamento» accennato ha riguardato molti aspetti; se ne possono ricordare alcuni: i molti limiti della prassi liturgica (linguaggio, omelia, distanza dalla vita, …), il ripensare il ruolo e la figura del presbitero (selezione e formazione, rapporto con la ministerialità dei laici, esercizio della leadership, …); la presenza e il ruolo delle donne, gli organismi di partecipazione, la riforma del Codice di Diritto Canonico, l’attenzione agli emarginati, tra questi la comunità Lgbtq+.

Timore e spaesamento dei vescovi

Nella circolarità comunicativa della consultazione si è inserito il significativo passaggio delle sette Assemblee continentali. Un’assoluta novità, che ha consentito di scattare un’istantanea della Chiesa a livello mondiale, confermando, se mai ce ne fosse stato bisogno, la sua grande pluralità di forme e di prassi. Il pensare l’unità della Chiesa come relazione tra le diversità è una sfida non più rinviabile. Il «profondo rinnovamento» non potrà che avvenire con forme di decentramento ai vari livelli.

La consultazione ha portato in evidenza anche un terzo elemento, dal quale si può ritenere dipenderà il successo dell’operazione sinodalità: le preoccupazioni e i timori del clero e dei vescovi. «Molti vescovi – ha detto Grech all’Assemblea continentale europea – ci hanno scritto dicendosi preoccupati che tanta importanza data alla consultazione del Popolo di Dio comportasse una messa in questione della funzione propria dei pastori». Uno spaesamento che è arrivato fino alla seduta di apertura della prima sessione sinodale attraverso il saluto del presidente delegato: «Dobbiamo confessarLe Santità che molti fra noi si sono sentiti un po’ disorientati».

Il Sinodo continua

L’Assemblea convocata nel 2021 cammin facendo, a dimostrazione della complessità dei temi posti dall’ascolto del «fiuto dei fedeli», si è sdoppiata in due sessioni, nel 2023 e l’anno seguente. Il percorso sinodale non si è però concluso definitivamente: ora ha davanti a sé un duplice percorso attuativo al termine del quale si potrà sapere se il rischio dell’immobilismo sarà stato scongiurato.

Possiamo dire che i lavori della prima sessione hanno dato un ordine ai molteplici problemi posti. Il documento finale (“Relazione di sintesi”) ha organizzato in 20 grandi nuclei tematici le questioni, definendo per ognuno le convergenze, le questioni aperte e le proposte per affrontarle. Un esito che ha lasciato molti insoddisfatti, ma si è trattato di un utile “inventario” che ha posto in chiaro, in modo condiviso, le questioni che non si possono più rimandare.

Queste sono state affidate da papa Francesco, per gli approfondimenti e la ricerca delle soluzioni, a 10 gruppi di studio2, che dovranno relazionare al papa entro la fine di quest’anno.

Il secondo percorso, che si concluderà con l’Assemblea ecclesiale del 2028, riguarda l’implementazione nelle diocesi dei contenuti del documento finale (DF) della seconda sessione sinodale, che il papa ha fatto proprio e ora è un documento del magistero. Si tratta ora di metabolizzare nella vita delle diocesi e delle comunità lo stile sinodale, ma anche di modificare nell’organizzazione tutto ciò che è già possibile fare senza attendere ulteriori direttive perchè già sono indicate/suggerite nel DF, ad esempio il funzionamento degli organismi di partecipazione, la trasparenza amministrativa e non solo, il decentramento e l’inculturazione (capitoli 3 e 4).

Per questa fase la Segreteria del Sinodo ha già emanato le “Tracce per la fase attuativa del Sinodo” con uno stringente cronoprogramma. In prospettiva Il processo dunque è ancora aperto, ma con il punto fermo di un documento magisteriale, il DF, con un’esplicita “Nota di accompagnamento” di papa Francesco, che impegna «fin da ora le Chiese a fare scelte coerenti con quanto in esso indicato».

Da un lato occorrerà capire cosa papa Leone intende fare di questa eredità cruciale ma anche motivo di polemiche e divisioni. Al momento, proseguendo la sua ricognizione dei vari organismi, ha incontrato, un po’ rapidamente si direbbe, il 26 giugno pomeriggio, la Segreteria generale del Sinodo. Nel breve saluto, senza esporsi con un discorso programmatico, ha semplicemente incoraggiato a proseguire il lavoro.

Dall’altro, sarà importante capire come le diocesi, e ancor più i semplici fedeli, risponderanno agli impegni del percorso che le separa dall’Assemblea ecclesiale del 2028. Le “Tracce” sottolineano ancora l’esigenza di un ampio coinvolgimento anche delle realtà non strettamente istituzionali per un contributo di tutti “dal basso”. Superando il serpeggiante clima di sfiducia che si percepisce, sarà importante che quelle realtà di base che si sono molto impegnate nella fase precedente3 diano ancora il proprio contributo non solo a latere, ma coinvolgendosi anche nei momenti più istituzionali. La posta in gioco potrebbe essere l’immobilismo. 

Note

1. «Il padre Congar, di santa memoria, ricordava: “Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa” (Vera e falsa riforma nella Chiesa, Milano 1994, 193)».

2. 1) Le relazioni con le Chiese orientali cattoliche; 2) L’ascolto del grido dei poveri; 3) La missione nell’ambiente digitale; 4) La revisione della formazione dei diaconi e dei presbiteri; 5) Aspetti teologici e canonistici di specifiche forme ministeriali; 6) Le relazioni fra Vescovi, religiosi e Aggregazioni ecclesiali; 7) La figura e il ministero del Vescovo (criteri di selezione dei candidati, …); 8) Il ruolo dei Nunzi apostolici; 9) Criteri per un discernimento sulle questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse; 10) La recezione dei frutti dell’ecumenismo.

3. Di questo contributo abbiamo già dato conto nell’articolo “Dal basso. Reti e riviste nel cammino sinodale”, v. Adista Segni nuovi n. 8/22.

Franco Ferrari è presidente dell’Ass. Viandanti, espressione di un laicato adulto che si interroga su temi ecclesiali e sociali. Viandanti anima una Rete omonima cui partecipano 32 realtà di base. Partecipa alla Rete sinodale della Chiesa italiana.

 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.