Bannon ci riprova: alla certosa di Trisulti torna l’incubo Maga
Tratto da: Adista Notizie n° 9 del 07/03/2026
42540 ROMA-ADISTA. Si riapre la partita sulla duecentesca certosa di Trisulti, in Ciociaria (Fr), dove i «crociati del terzo millennio» del teocon Steve Bannon (ex consigliere del presidente Usa Donald Trump e tuttora uomo di punta della galassia Maga, Make America Great Again), vorrebbero installare l’Accademia dell’Occidente giudaico-cristiano, un pensatoio integralista, anzi «una scuola di gladiatori di destra, i soldati delle prossime guerre culturali che dovranno difendere l’Occidente», secondo la definizione dello stesso Bannon. Benjamin Harnwell, leader e fondatore dell’associazione a capo del progetto (Dignitatis Humanae Institute, Dhi) nonché uomo di fiducia di Bannon Italia, ha infatti presentato un ricorso al Tar del Lazio per tentare di ribaltare la decisione del Ministero dei Beni Culturali (2019) – poi confermata dal Consiglio di Stato (2021) – che aveva annullato l’assegnazione dell’abbazia a Dhi. La decisione dei giudici amministrativi è attesa entro fine marzo: solo allora si saprà quale sarà il destino della certosa di Trisulti.
La vicenda inizia più di dieci anni fa, in seguito all’interessamento di Dhi, associazione che ha come mission «la difesa delle fondamenta giudaico-cristiane della civiltà occidentale» e che annoverava nel proprio comitato consultivo un nutrito gruppo di cardinali conservatori: Francis Arinze, Walter Brandmüller, Malcom Ranjith, Robert Sarah e Angelo Scola (non è possibile verificare se ne facciano ancora parte perché l’organigramma presente sul sito web di Dhi non è più visibile). Fino al 2019, presidente onorario di Dhi era il “patriarca” dei prelati integralisti, il cardinale statunitense Raymond Burke, che però se ne è andato sbattendo la porta dopo che Bannon dichiarò pubblicamente di voler realizzare un film tratto da Sodoma, il libro del giornalista francese Frédéric Martel sull’omosessualità in Vaticano per attaccare papa Bergoglio (come peraltro riemerso anche dagli “Epstein files” recentemente pubblicati dal dipartimento di Giustizia Usa). Già nel 2015 Dhi tenta di accaparrarsi la certosa. Il suo presidente onorario di allora, il card. Raffaele Martino, dopo aver incassato l’appoggio dell’abate di Casamari (da cui dipendeva Trisulti) e del vescovo di Anagni-Alatri (la diocesi in cui si trova l’abbazia), scrive – senza esito – a papa Francesco, chiedendogli di intercedere per Dhi presso Dario Franceschini, allora ministro della Cultura. Ma al secondo tentativo Dhi vince il bando pubblico, con cui il Ministero aveva messo sul mercato la certosa di Trisulti, restituita dai monaci cistercensi allo Stato per problemi economici, aggiudicandosela per 19 anni, a un canone d’affitto di centomila euro l’anno (v. Adista Notizie n. 2/18).
Subito scende in campo la società civile locale, con due cortei, a dicembre 2018 e a marzo 2019, promosse dalla rete Comunità solidali e dal Comune di Collepardo, per scongiurare l’arrivo dei “gladiatori” e lo snaturamento della certosa. E poi la sinistra, locale e nazionale, con un’interpellanza parlamentare di Nicola Fratoianni, che solleva una serie di irregolarità (v. Adista Notizie nn. 1 e 5/19). Irregolarità riconosciute anche dal Ministero, che nell’autunno 2019 annulla in autotutela il provvedimento di concessione della certosa a Dhi, perché priva dei requisiti richiesti dal bando per la concessione a privati di immobili del demanio culturale dello Stato (v. Adista Notizie nn. 22 e 37/19).
La storia sembrava finita, ma nel maggio 2020 la sezione di Latina del Tar del Lazio ribalta la situazione e restituisce la certosa a Dhi (v. Adista Notizie 22/20). Fino al 15 marzo 2021, quando il Consiglio di Stato, l’organo supremo a cui si erano rivolte le associazioni del territorio e lo stesso Ministero, dà loro ragione: Dhi non aveva il riconoscimento della personalità giuridica al momento della domanda, non aveva le finalità principali definite dallo statuto dello svolgimento di attività di tutela, di promozione, di valorizzazione, o conoscenza di beni culturali e paesaggistici e non aveva la documentata esperienza quinquennale nella collaborazione per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale; bene aveva fatto il Ministero a revocare la concessione, sebbene oltre il termine dei 18 mesi previsti (il punto centrale della precedente decisione del Tar), che in questo caso potevano essere derogati per via delle false dichiarazioni di Dhi (v. Adista Notizie nn. 12, 20 e 26/21).
Harnwell finisce sotto processo con l’accusa di false dichiarazioni, da cui però viene totalmente assolto perché il fatto non sussiste. E quindi ora torna alla carica con l’attuale nuovo ricorso al Tar, a cui chiede di annullare la vecchia decisione del ministero della Cultura, che ora è guidato da Alessandro Giuli. «Confido che il giudice amministrativo possa offrire una soluzione coerente con i principi dello Stato di diritto e con la necessaria armonia tra le diverse giurisdizioni», spiega Harnwell interpellato da Iacopo Scaramuzzi della Repubblica (12/2). «Se il Tar accogliesse la nostra impugnazione, chiederemo all’amministrazione di riesaminare l’atto di annullamento alla luce dell’esito penale definitivo. L’obiettivo è semplicemente quello di ricondurre l’intera vicenda entro un quadro di piena coerenza giuridica». Secondo Harnwell «resta difficile comprendere il motivo per cui un governo che viene definito di destra, e che alcuni addirittura definiscono di estrema destra, metta un tale impegno a proteggere le mosse dei Cinque stelle e del Pd (che a suo tempo bloccarono l’assegnazione di Trisulti a Dhi, ndr). La cosa più facile al mondo sarebbe di rilasciare tutte le carte, ad esempio il famoso parere legale dell’Avvocatura dello Stato, che il Mibact ha citato ampiamente per giustificare l’annullamento, ma che non abbiamo mai potuto vedere. Ho sentito che tra i giovani di Fratelli d’Italia, che vedono molto bene il movimento Maga, che sognano di vedere un movimento simile qui in Italia, c’è grande delusione e molti si domandano perché la premier, che dice a Washington di essere amica del Trumpismo, in Italia sta ostacolando così vigorosamente questo progetto di Steve Bannon». Il quale, dal canto suo, rilancia, sempre intervistato da Repubblica: «Non c’è posto migliore per la nostra Accademia dei gladiatori. Amo gli italiani e Roma, siete uno dei grandi Paesi del mondo. L’unico problema è che l’Italia ha la peggior classe politica sulla Terra, perché ruba alla propria gente. Ma i ricorsi ci sono, stiamo vincendo, e presto migliaia di studenti potranno imparare politica e comunicazione della destra».
Sul fronte opposto, la Rete Trisulti Bene Comune – da sempre in prima linea per difendere la certosa dall’occupazione dei “gladiatori” – e il suo legale, Chiarina Ianni, stanno seguendo con molta attenzione gli sviluppi della nuova iniziativa giudiziaria intrapresa da Dhi. «Trisulti Bene Comune resta vigile e, quando verrà emessa la sentenza, assumerà ogni eventuale iniziativa si rendesse necessaria a tutela della Certosa e di ciò che questo straordinario monumento rappresenta per l’intero territorio».
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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