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Il ruggito del leone

Il ruggito del leone

Tratto da: Adista Documenti n° 13 del 04/04/2026

Qui l'introduzione a questo testo. 

«L’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza».

(Leone XIV ai focolarini, 21 marzo 2026)

Desidero proporvi alcune riflessioni a freddo, dopo l’incontro del 21 marzo di Leone XIV con i focolarini. Rispetto alla narrazione ufficiale, l’incontro merita una profondità di lettura che vada oltre il facile (e immotivato) entusiasmo focolarino. Prevost è stato cordiale, pacato e misurato. È il suo stile, è il modo in cui affronta (o non affronta) i problemi. Se i focolarini fossero più accorti e non concentrati solo sul loro ombelico capirebbero che si è trattato invece di una reprimenda e una tirata d’orecchie senza pari. Vediamo perché.

Leone XIV ha un metodo comunicativo riconoscibile: parla per principi, non per accuse. Il suo intervento di ieri, rivolto al mondo focolarino, ne è un esempio emblematico. Prevost sceglie l'enunciazione dell'ideale come specchio implicito della realtà. Enuncia ciò che dovrebbe essere – trasparenza, coinvolgimento dei membri, rispetto della coscienza individuale, distinzione tra unità e uniformità e rifiuto netto di quest’ultima – e lascia all'interlocutore il compito di misurare la distanza tra quell'ideale e la propria prassi. È una retorica della diagnosi indiretta: tanto più efficace quanto più il destinatario è in grado di leggerla, tanto più eludibile quanto più è disposto a non farlo. Il rischio del suo metodo è proprio questo: un'istituzione come quella dei focolari, abituata sovente all'autoassoluzione sa ricevere una tirata d'orecchie papale e trasformarla in encomio, estraendo selettivamente le parti celebrative e ignorando le prescrizioni scomode.

La cordialità del registro papale non attenua comunque il peso dei contenuti, ma ne complica la ricezione pubblica. E qua entro in gioco io e provo a spiegare l’ovvio.

«...Siete chiamati a discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare».

Prevost sollecita importanti riforme: ha riconosciuto che il movimento si trova in una nuova fase e non tutto ciò che è tradizione e prassi consolidata sia intoccabile. Ora sarebbe interessante sapere a cosa si riferisce il papa, ma sicuramente, conoscendolo, glielo manderà a dire. Il dato di fatto è che riconosce che ci sono stati «strumenti e pratiche… che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare». Il papa è quindi al corrente di questi aspetti problematici, altrimenti non ne avrebbe fatto cenno.

«Questa fase esige anche un impegno forte alla trasparenza da parte di chi ha ruoli di responsabilità, a tutti i livelli. La trasparenza, infatti… è condizione di credibilità…».

Prevost auspica «un impegno forte alla trasparenza» unica condizione per essere credibili. Significa che non c’è stata e non c’è trasparenza e quindi i focolarini non sono credibili. Altrimenti non glielo avrebbe detto. È grave che un papa debba invocare trasparenza in una realtà come i focolarini. Evidentemente ce n’è bisogno.

Se fossi un giornalista attento e furbo chiederei subito ai focolarini, ad esempio, i costi dell’assemblea 2026. Quanto costano 320 persone che da tutto il mondo (penso solo al costo dei viaggi) per un mese (ma non lavorano? Come fanno ad assentarsi un mese?) si riuniscono a Castel Gandolfo? Come si finanzia tutto questo?

I focolarini poi sono attesi all’appuntamento, previsto a breve, della pubblicazione dei testi delle visioni di Chiara Lubich del Paradiso ’49. In questa occasione dovranno dare davvero prova di trasparenza. Se non pubblicheranno i carteggi originali tra Chiara Lubich e Igino Giordani, risalenti all’estate del ‘49, da cui poi sono nate le varie raccolte di scritti conosciute come “Paradiso del ‘49”... beh non saranno trasparenti e dimostreranno di voler nascondere qualcosa.*

«...Il carisma è un dono dello Spirito Santo di cui tutti i membri sono responsabili. Essi hanno quindi il diritto e il dovere di sentirsi compartecipi dell’Opera alla quale hanno aderito con dedizione totale. Ricordate, poi, che il coinvolgimento dei membri è sempre un valore aggiunto: stimola la crescita, sia delle persone sia dell’Opera, fa emergere le risorse latenti e le potenzialità di ciascuno, responsabilizza e promuove il contributo di tutti».

Tutti i membri devono essere coinvolti più attivamente. Significa che quindi non lo sono stati e ancora non lo sono. Gravissimo anche questo, perché rivela l’impostazione piramidale focolarina, il suo universo di capi e capetti e la brutta abitudine di decidere sulla testa delle persone.

«La responsabilità di discernimento comune, affidata a tutti voi, abbraccia anche il modo in cui il carisma dell’unità debba essere tradotto in stili di vita comunitaria che facciano brillare la bellezza della novità evangelica e, allo stesso tempo, rispettino la libertà e la coscienza dei singoli, valorizzando i doni e l’unicità di ciascuno».

Anche in questo caso Prevost se parla di «libertà, coscienza dei singoli, unicità di ciascuno» lo fa perché è bene informato e sa che invece i focolarini si sono mossi e continuano probabilmente a muoversi nella direzione opposta. Altrimenti perché ribadirlo? In questo blog abbiamo affrontato l’argomento più volte e dimostrato come la spersonalizzazione, la richiesta a rinunciare alla propria individualità sia il core message della Lubich, il perno che, per un dato tempo, ha fatto “funzionare” la sua opera. Ora, a quanto pare, il giocattolo s'è rotto e anche il papa ha perso la pazienza.

«L’unità è un dono e, al tempo stesso, un compito e una chiamata che interpella ciascuno. Tutti sono chiamati a discernere qual è la volontà di Dio e come si può realizzare la verità del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica».

Anche in questo caso Prevost, indirettamente, mette in evidenza che nel movimento dei focolari c’è stata la brutta abitudine, da parte di Chiara e di tutti quelli che ne hanno fatto le veci ricoprendo ruoli di responsabilità, di voler dire alle persone quale fosse la “volontá di Dio” per loro. Se Prevost deve ribadire che “tutti sono chiamati a discernere qual è la volontà di Dio” significa che nella prassi del movimento dei Focolari non é stato o non è ancora così.

«Ecco allora che l’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza».

Questo è uno schiaffo sonoro. Prevost qua ribadisce senza mezzi termini che unità non significa uniformità. Cioè un colpo al cuore dell’ideologia focolarina, senza la quale cessano di esistere. L'unità non significa pensare tutti allo stesso modo. Se il papa decide di ribadire un tale concetto significa che invece i focolarini la pensano proprio così e che, per loro, unità significa uniformità, se non nelle intenzioni almeno nella prassi. Anche in questo caso altrimenti non glielo avrebbe detto.

Prevost inoltre mette in guardia dal limitare la libertà personale e la coscienza individuale. Significa che i focolarini praticano l’esatto contrario, come tanti di noi hanno vissuto a proprie spese e ampiamente documentato.

In sintesi, in questo suo intervento Leone XIV, oltre al suo incoraggiamento paterno, ha voluto ribadire ai focolarini tutto quello che non vivono e che invece dovrebbero. Lo capiranno?

* A oggi sui siti ufficiali del “Centro Chiara Lubich” e del “Centro Igino Giordani” non vi è traccia del carteggio tra i due. Non è un dettaglio trascurabile se si tiene conto che stiamo parlando della fondatrice e di uno dei tre co-fondatori del movimento dei focolari. Cosa racchiudono quei carteggi di così delicato? Come mai non sono pubblici e trasparenti? 

**Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza

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