“Keep Eyes on Sudan”: a Roma una mobilitazione a 3 anni dall'inizio della guerra
Nel dicembre scorso, di fronte all’escalation di violenze contro la popolazione civile sudanese, un cartello di organizzazioni italiane impegnate per i diritti umani, laiche e di ispirazione religiosa, avevano invitato il governo italiano ad «intervenire con misure immediate e concrete» per arginare quella che le Nazioni Unite già definivano «la peggiore crisi umanitaria del mondo», scatenata dalla guerra inizata a Khartoum il 15 aprile 2023. Nel preambolo del loro appello, le organizzazioni puntavano il dito contro una guerra spietata che aveva già prodotto 150mila vittime e ben 12 milioni di sfollati; contro gli attacchi indiscriminati a civili, case, asili, ospedali, campi profughi e mercati; contro l’impiego «di armi esplosive ad ampio raggio in aree densamente popolate»; contro abusi e crimini di guerra come rapimenti, stupri, detenzioni arbitrarie, reclutamento di minori; contro l’uso della fame come arma di guerra.
Riflettendo sulla drammatica situazione, le organizzazioni firmatarie denunciavano anche «il sostegno degli Emirati Arabi Uniti alle Forze di Supporto Rapido», emerso nel corso di indagini indipendenti condotte da media internazionali, Ong e Nazioni Unite. Sostegno, a quanto pare, ignorato dal governo italiano, che ai tempi dell’appello, continuava «ad autorizzare esportazioni militari verso gli Emirati Arabi Uniti, generando una contraddizione tra la volontà dichiarata di sostenere l’assistenza umanitaria e i processi diplomatici e la prosecuzione di rapporti militari con attori coinvolti nel conflitto».
Il 14 marzo scorso, a Roma, il cartello di organizzazioni per i diritti umani – ACLI, Amnesty International Italia, ANPI, AOI, ARCI, Articolo 21, Caritas Italiana, Centro Interconfessionale per la Pace (CIPAX), Comunità sudanese in Italia, Economia disarmata-Movimento dei Focolari Italia, Emergency, Focus on Africa, Focsiv, Italians for Darfur, Medici Senza Frontiere, Missionari comboniani d’Italia, Rete italiana Pace e Disarmo e Un Ponte Per – ha organizzato un presidio a tre anni dall’inizio del conflitto, sotto lo slogan “Keep Eyes on Sudan”, per continuare a chiedere le stesse «misure immediate e concrete» invocate nell’appello di dicembre: stop alle esportazioni militari (anche quelle già autorizzate) verso Emirati Arabi, Paesi coinvolti e Paesi che possano triangolare; corridoi umanitari europei per far fronte alla crisi umanitaria; negoziati multilaterali che coinvolgano «anche la società civile sudanese impegnata nella promozione della pace e nella risposta umanitaria»; garantire fondi e aiuti umanitari; non distogliere l’attenzione mediatica e politica dalla crisi in Sudan, per dare visibilità e voce alle vittime del conflitto.
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