Diventare la luce in fondo al tunnel in un mondo di barbarie
Tratto da: Adista Documenti n° 19 del 23/05/2026
DOC-3457. ROMA-ADISTA. Del mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, l’attuale contesto non potrebbe fornire una fotografia più fedele. Una fotografia in cui, secondo quanto scrive Mona Ali Khalil, avvocata di fama internazionale specializzata in diritto internazionale pubblico (PassBlue, 26/4), gli «eroi che ci salvano da un mondo senza legge» – come Naledi Pandor, l’ex ministro degli Esteri del Sudafrica che presiede la Fondazione Nelson Mandela (protagonista della causa presentata nel 2023 dal suo Paese contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia), l’italiana Francesca Albanese, i giudici della Corte Penale Internazionale – subiscono sanzioni o ricevono attacchi di ogni tipo, mentre i criminali di guerra vengono ricompensati con un vertiginoso aumento dei profitti, da Trump e dal suo genero Jared Kushner fino a Netanyahu e Putin.
Una fotografia che mostra – come scrive Raniero La Valle, in un lungo articolo pubblicato su Prima Loro (29/4), parafrasando il folle di Nietzsche – «che il diritto internazionale è morto e noi lo abbiamo ucciso». E che «ne abbiamo avuto più volte l’attestazione formale, come quando è venuto a Roma il grande imprenditore americano Peter Thiel ad annunziare, in una conferenza segreta a palazzo Taverna, l’avvento dell’anomos, cioè dell’uomo senza legge di cui aveva parlato san Paolo in una lettera ai fedeli di Salonicco, o come quando Donald Trump, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano in base a quale diritto voleva annettersi quel pezzo di ghiaccio, come la chiama lui, che è la Groenlandia, rispondeva di non avere bisogno del diritto, gli bastava ciò che gli dettava la sua mente e la sua morale».
Una morte, quella del diritto internazionale, che «vuol dire soprattutto la fine delle grandi istituzioni create dal diritto internazionale», cominciando dalle Nazioni Unite per finire alla stessa guerra, la quale, se prima era «un’istituzione perversa» ma «ancora rispondente a una certa sia pur distorta razionalità e, quando non interdetta come crimine, ancora regolata dal diritto», oggi non solo risulta irriconoscibile, ma è stata addirittura sostituita dal genocidio: «Quello che mai più doveva avvenire dopo il genocidio nazista degli ebrei, è diventato un crimine di ordinaria follia, mentre per i loro strumenti, metodi, intendimenti ed effetti tutte le guerre sono diventate genocidi».
Ma dalla fotografia del mondo attuale, come evidenzia lo scrittore Alessandro Ghebreigziabiher (Comune-info, 1/5), emerge anche che, ad aprile 2026, il costo globale combinato delle guerre in Ucraina, in Medio Oriente (Israele-Gaza-Libano) e tra Stati Uniti e Iran, escludendo tutti gli altri conflitti nel mondo, è pari a «circa 2.300 miliardi di dollari».
Una cifra tanto più scandalosa in quanto, aggiunge Ghebreigziabiher, «l’ONU ha stimato un costo annuale di 30-50 miliardi di dollari» per porre fine alla fame e alla malnutrizione, tra programmi di accesso al cibo, investimenti in agricoltura e interventi per la nutrizione infantile; l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Banca Mondiale un costo di circa 200-370 miliardi di dollari all’anno per estendere l’assistenza sanitaria di base a tutti gli abitanti del pianeta; l’Unesco una spesa tra i 40 e i 100 miliardi di dollari all’anno per garantire l’istruzione (primaria e secondaria) a tutti i bambini a un livello di qualità apprezzabile nei Paesi a basso reddito e ancora l’OMS e la Banca Mondiale un valore di 100-150 miliardi di dollari all’anno per assicurare l’accesso universale all’acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari. Per un totale di circa 600 miliardi di dollari annui. Cosicché, commenta Ghebreigziabiher, «con i soldi spesi a massacrare vite potremmo contrastare i principali drammi dell’umanità per almeno i prossimi tre anni. E l’aspetto più tragico, assurdo e folle di questa vicenda, è che in tal modo andremmo a contrastare sul nascere le principali cause della maggior parte dei conflitti nel mondo».
Di seguito l’intervento del giornalista, scrittore e direttore di The Palestine Chronicle Ramzy Baroud, pubblicato da The Jordan Times (21/4) e rilanciato da AssopacePalestina (23/4), il magnifico discorso tenuto dalla scrittrice e ricercatrice presso il Dipartimento di Sociologia della Macquarie University a Sydney Randa Abdel-Fattah in occasione del conferimento del Premio per la Pace di Gerusalemme (Al Quds) 2026 da parte dell’Australia Palestine Advocacy Network, il 10 aprile 2026 (Mondoweiss, 18/4 e AssopacePalestina (30/4), e la meditazione del pastore a Homs, in Siria, Adon Naaman, tenuta all'Assemblea Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese Riformate svoltasi a Chiang Mai, in Thailandia, lo scorso ottobre (IHU Unisinos, 2/3).
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!
