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Ora delle religioni Il Cem, per una cultura religiosa ma non confessionale

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 131 del 26/12/2009

Complessità, pluralismo e multiculturalismo della società contemporanea: aumenta il fronte degli insoddisfatti dall’Insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Dai saveriani di Brescia una proposta chiara, contro le derive del neoclericalismo e del laicismo “furioso”.

 

Il dibattito che si è riacceso nelle scorse settimane su una ventilata ora di islam a scuola (che ha registrato fra gli altri il consenso di Fini, D’Alema e del card. Martino) è senz’altro apprezzabile come segno di valorizzazione dell’islam nel nostro Paese, tanto più dopo l’esito infausto del referendum svizzero antiminareti. Per evitare di essere inserita in un quadro di multiculturalismo separatista, tuttavia, ritengo che una proposta del genere debba trovare la sua collocazione all’interno di una scelta più ampia, intercultuale e dialogica che metta in comunicazione le religioni tra loro. Una soluzione che il Cem Mondialità – mensile dell’intercultura dei missionari saveriani di Brescia – chiama da tempo “ora delle religioni”. La presenza crescente delle seconde generazioni nelle scuole italiane mostra con l’evidenza dei numeri che il mosaico delle fedi richiede il passaggio dall’ora di religione cattolica o di analoghe altre ore di religione (ebraica, musulmana, buddhista, induista, ortodossa, valdese, sikh, ecc...) a una situazione nuova. Su cui dovremmo dibattere, con la dovuta parresìa, anche a partire dal disagio che molti – studenti, famiglie e talvolta gli stessi docenti della materia – provano di fronte all’attuale situazione dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc).

La cultura religiosa non può essere solo quella confessionale, se vogliamo evitare l’esito di una progressiva balcanizzazione degli insegnamenti religiosi. È la lezione permanente dell’incontro interreligioso di Assisi del 27 ottobre 1986, voluto da Giovanni Paolo II. Secondo il card. Martini, il pluralismo religioso è una sfida per tutte le grandi religioni, per cui, se si vogliono evitare nuovi scontri, occorrerà promuovere con forza un corretto dialogo interreligioso.

Il pluralismo che ci sta attraversando è infatti destinato a porre a dura prova la tradizionale ignoranza italiana in campo religioso, invitando l’universo della scuola e della formazione permanente ad un impegno più serio e approfondito. Sarà impossibile, in ogni caso, continuare a considerare il fatto religioso come elemento puramente individualistico o folkloristico, privo d’influssi culturali, economici e sociali. Al pari di ogni novità, un quadro simile potrà provocare paure e indurre a chiusure identitarie, e lo sta facendo, ma altresì stimolare a un autentico salto di qualità, se sarà vissuto con la necessaria laicità (poiché la laicità aperta è il presupposto di ogni sano pluralismo).

Ecco perché sostengo che solo una scuola capace di promuovere il dialogo interreligioso e interculturale può contribuire a rafforzare il fondamento della civiltà e della convivenza sociale, in un Paese che sta conoscendo una fase di altissima disgregazione sociale. È difficile negare che la conoscenza delle religioni sia un elemento base per la formazione di una cultura media, per chiunque voglia capire le dinamiche della postmodernità che stiamo vivendo. Sono convinto che occorra proseguire in questo dibattito, tenendolo alto e il meno ideologizzato possibile, in vista di quella che potrebbe essere un’auspicabile “ora delle religioni”. Aconfessionale e per tutti, con uno statuto epistemologico specifico e ben chiaro.

So bene quanto sia difficile parlarne senza causare immediate scomuniche reciproche, ma credo altresì si tratti di un cammino non più procrastinabile! Mi consola tanto l’esperienza delle numerose sperimentazioni del Syllabus di Bradford, il manuale di educazione al pluralismo religioso che come Cem stiamo diffondendo nelle scuole italiane (per riceverlo gratuitamente: cemsegreteria@saveriani.bs.it), quanto la riflessione offerta da un laico doc come Giancarlo Bosetti nel suo Il fallimento dei laici furiosi, che tratta le religioni (al plurale) non come nemiche da annientare, in vista di una società migliore, più aperta e vitale, bensì da alleate preziose nelle sfide del futuro. Togliendo l’acqua alle due derive oggi in campo, quella neoclericale e quella di un laicismo furioso incapace di accettare la dimensione pubblica delle fedi religiose. 

* Teologo, direttore di Cem Mondialità e Qol (trimestrale di dialogo cristiano-ebraico)

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