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GOCCE DI DEMOCRAZIA. PARTE LA CAMPAGNA REFERENDARIA PER L’ACQUA PUBBLICA

Tratto da: Adista Notizie n° 30 del 17/04/2010

35539. ROMA-ADISTA. Una “partita” ancora tutta da giocare, una sfida culturale e politica che vede in ballo la stessa democrazia e il cui esito è nelle mani di tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese. È alta la posta in gioco della campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua promossa dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua (in collaborazione con molteplici altre realtà, tra cui le Acli, Beati i Costruttori di Pace, Libera, Pax Christi, Rete Radié Resch, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), e presentata a Roma il 31 marzo scorso da Marco Bersani, rappresentante del Forum, p. Alex Zanotelli e dai costituzionalisti Stefano Rodotà e Gianni Ferrara.

Dopo la manifestazione del 20 marzo scorso a Roma, alla quale hanno partecipato circa 200mila persone, il Coordinamento ha depositato in Cassazione tre quesiti referendari che mirano a modificare le attuali norme in materia di servizio idrico, approvate con il decreto Ronchi del novembre scorso (v. Adista n. 117/09) e, prima, dal governo Prodi: a partire dal fine settimana del 24 e 25 aprile comincerà la raccolta firme necessaria all’indizione del referendum, previsto per l’anno venturo. “Se il governo Berlusconi si era illuso, con l’approvazione del decreto Ronchi, di aver chiuso definitivamente la partita sull’acqua con la sua consegna al mercato e alle grandi multinazionali, sarà costretto a ricredersi”, ha dichiarato Marco Bersani in conferenza stampa: “La partita, come dimostra la manifestazione nazionale del 20 marzo, non solo è aperta, ma è stata presa in mano da centinaia di migliaia di donne e uomini consapevoli della posta in gioco”. I movimenti per l’acqua, secondo Bersani, hanno già vinto culturalmente: “Chi oggi privatizza non lo fa più alla luce del sole”, al contrario, “è costretto a negare l’evidenza, a trincerarsi dietro farsesche motivazioni sulla garanzia dell’acqua pubblica e sulla privatizzazione solo della sua gestione”.

Una vittoria che però da culturale deve diventare anche politica. Così, dopo aver presentato già nel 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua - che, denuncia Bersani, “giace nei cassetti della Commissione parlamentare cui è stata assegnata” -, il Forum ha deciso di avviare questa campagna referendaria per “far uscire l’acqua dal mercato e togliere i profitti dall’acqua”.

Il primo quesito mira ad abrogare l'art 23 bis della legge 133/2008 che stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico (ma più in generale dei servizi pubblici) l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Il secondo quesito intende abrogare l'art. 150 del decreto legislativo 152/2006, che prevede come uniche forme societarie possibili per l’affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. Obiettivi di questo secondo quesito sono due: “Il primo - come spiegano dal Forum - è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell’acqua (l’art 23 bis, oggetto del primo quesito, non riguarda infatti il solo settore idrico). Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento, oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico)”.

Il terzo quesito si propone infine di abrogare l’art. 154 del decreto legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito: “La norma che si vorrebbe abrogare - sottolinea il Forum - è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall’altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore”.

“Su questo percorso - ha sottolineato ancora Bersani - abbiamo incontrato tutta la cittadinanza attiva di questo Paese: dal mondo cattolico alle associazioni ambientaliste, dal mondo sindacale alle forze politiche” (anche se a pochi giorni dalla presentazione della campagna, l’Italia dei Valori ha fatto sapere di voler promuovere, con un’azione autonoma e solitaria, una serie di referendum, tra i quali uno sull’acqua, e il suo leader, Antonio Di Pietro, ha rifiutato l’invito a incontrarsi rivoltogli dal Forum): “Sarà un grande percorso di sensibilizzazione sociale e mobilitazione diffusa. Una grande sfida per la riappropriazione dell’acqua e della democrazia”.

In chiusura di conferenza stampa, p. Zanotelli ha efficacemente sintetizzato la questione: “L’acqua è fonte di vita e privatizzarla sarebbe come privatizzare la propria madre: lo fareste mai?”. (ingrid colanicchia)

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