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Sulle macerie della democrazia

Tratto da: Adista Notizie n° 09 del 09/03/2013

A sinistra chi credeva di vincere ha vinto, anche se per un soffio; e sembra che abbia perso. A destra chi era sicuro di perdere ha perso, anche se di misura; e sembra che abbia vinto. Tra loro si è inserito il Movimento 5 Stelle che come uno tsunami, dopo aver riempito le piazze, ha finito per svuotare il centro e cancellare dall’agenda il neonato bipolarismo italiano.
Delusione, rabbia e risentimenti da una parte, la vincente; tronfia incredulità, entusiasmo e tracotanza dall’altra, la parte perdente.
«In questo dolce e strano Paese capita che chi ha perso le elezioni si autoconvince e grida che ha vinto e chi ha vinto si fa passare per sconfitto», mi scrive un amico. «La coalizione Bersani vince al Senato e vince alla Camera. 5 Stelle vince perché ottiene un clamoroso risultato. Il centrodestra, vincitore delle precedenti elezioni, è il solo vero sconfitto sia pure ai punti e non per Ko. Quelli che hanno perso chiedono addirittura un passo indietro del vincitore perché secondo loro, contro la matematica e la legge elettorale, non avrebbe vinto abbastanza. È proprio vero nel paese di Pulcinella può accadere di tutto!».
Francamente, non capisco (o forse sì…) tanta confusione mentale da parte di chi ha perso ben sei milioni di preferenze, come il Pdl, e vede addirittura dimezzato il suo elettorato, come la Lega!
Da uomo di sinistra, è vero, mi sarei aspettato di più, ma non tanto da cambiare sostanzialmente lo stato delle cose attuali. La coalizione di centrosinistra ha comunque la maggioranza assoluta alla Camera, la stessa che avrebbe avuto se avesse raggiunto il 51%. Al Senato ha comunque la maggioranza relativa, non essendo quella assoluta prevista neppure dalla previsioni più ottimiste.
A qualcuno potrà aver procurato l’amaro in bocca la quasi scomparsa del partito del “Torlino” (Todi+Berlino), col quale sembra che il Pd avrebbe avuto intenzioni di stringere un’alleanza. Le benedizioni di cardinali embedded non mi convertono. A parte il fatto che il suo appoggio non è sufficiente ai fini della maggioranza, personalmente preferisco la più difficile e impegnativa collaborazione con il M5S, per il raggiungimento di obiettivi che dovrebbero essere comuni, come una nuova legge elettorale, la lotta alla corruzione e una necessaria, urgente e buona legge sul conflitto di interessi.
Quanto alla crisi economica e allo sfascio in atto del welfare ci vuole ben altro. In merito alla prima perché non sono possibili soluzioni “locali” a problemi globali, anche perché la politica è stata resa impotente a controllare l’economia.
Quanto al secondo, strettamente legato alla prima, perché pone una difficoltà aggiunta: la rinascita di un popolo ormai in ginocchio, schiavizzato e sotto ricatto. Dopo vent’anni di dominio di quello che è stato chiamato la Vanna Marchi di Arcore, noi non abbiamo più un popolo cosciente dei propri diritti e refrattario alle fandonie degli strilloni d’accatto. E sotto quest’aspetto bisogna dire che tra i vincitori di questa tornata elettorale vanno promossi anche i saldi di fine stagione e le televendite. Senza le quali gli sconfitti sarebbero stati anche perditori e, volesse il cielo, persi. Venti anni di berlusconismo hanno ricondotto l’Italia nella figura dantesca dell’«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!».
Il Paese è stato spogliato della sua dignità, sprofondato in un degrado raccapricciante e trasformato – come ha scritto Nadia Urbinati – in «una caserma, docile, assuefatta, mansueta». Un Paese a testa in giù, in cui la democrazia è stata svuotata a semplice contenitore di interessi d’azienda del capo e il territorio in landa desertificata per le scorrerie dei predatori di turno.
Queste elezioni potrebbero essere l’occasione per una inversione di tendenza.
Ce lo auguriamo.

* Parroco ad Antrosano (L’Aquila)

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