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Il ragionar d'amore di Francesco, per tradurre la tradizione

Il ragionar d'amore di Francesco, per tradurre la tradizione

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 15 del 23/04/2016

Amoris laetitia non dice cose nuove sull'amore,  sul matrimonio o sulla famiglia. Vuole invece inaugurare un rapporto nuovo tra magistero ed esperienza d'amore. Ha maturato la consapevolezza che, dove c'è amore, la Chiesa deve mettersi in ascolto. Leggendo il testo con questo criterio non dovremo nasconderci che, tematicamente, non poche cose avrebbero meritato una diversa trattazione. Ma i singoli temi restano secondari rispetto al grande obiettivo raggiunto: ossia cambiare stile, tono, prospettiva. Ecco le principali novità:

-  il magistero non deve dire tutto: questo antico criterio ecclesiale, che era stato superato con il Concilio Vaticano II, chiamato in fondo a “ridire tutto... almeno una volta”, ora ritorna in voga nella pratica magisteriale. Il ministero magisteriale restituisce alla dinamica ecclesiale la “mediazione della contingenza”, senza pretendere di incasellarla una volta per tutte in una “legge generale”;

- misericordia e giustizia non sono sullo stesso piano, ma la misericordia è l’origine e il fine della giustizia. Questo ha conseguenze non piccole non solo sulla “gestione delle crisi” matrimoniali, ma sul modo di intendere il fondamento e il fine della famiglia. Esso non è affidato in primis ai diritti e ai doveri, ma all’esperienza di un dono;

- nella storia della Chiesa si intrecciano due modalità di rapporto con le crisi: una vuole escludere e l'altra vuole integrare. Fin dal Concilio di Gerusalemme, la seconda ha prevalso sulla prima, fino a far discendere il senso stesso della Chiesa da questa capacità di integrazione;

- una profonda autocritica circa il rapporto della Chiesa con il mondo moderno diventa – indirettamente – una importante affermazione ecclesiologica: il rapporto tra Chiesa e mondo viene reimpostato non sul registro negazione/affermazione dei valori (non negoziabili) ma su quello del riconoscimento dei “segni dei tempi”. Da una logica metafisico/cognitiva/autoritaria ad una logica esperienziale/affettiva/ministeriale;

- ricondurre tutto all'incontro concreto con la Parola di Dio come luogo del discernimento, evitando di consegnare il giudizio al linguaggio astratto di norme generali, che diventano “pietre” e che tradiscono il volto materno della Chiesa, irrigidendolo nella figura accigliata di un giudice;

- l'ascolto biografico della narrazione dei soggetti diventa passaggio obbligato di una tradizione che voglia essere viva, richiamando a questo anche quella teologia morale che si mostri piuttosto incline a generalizzazioni che spesso feriscono e che tradiscono irrimediabilmente l’attesa di pace e di riconoscimento che abita i soggetti.

Tutto questo è, potremmo dire, al cuore di Amoris laetitia. Per la prima volta, in modo pieno, dopo 140 anni, il magistero papale, dopo aver compiuto tutto il lungo percorso sinodale, dopo aver ascoltato, interloquito, proposto, accolto, selezionato, dice una parola sull'amore e sulla famiglia, uscendo dallo stereotipo “reattivo” che il cattolicesimo si è fatto imporre dalla storia politica d'Europa. Poteva uscire dallo stereotipo soltanto un papa non-europeo. Soltanto il primo papa americano, soltanto il primo papa “figlio” del Concilio poteva avere la libertà e la forza di uscire dal “complesso di persecuzione” che sul matrimonio avevamo maturato da Leone XIII in poi.

Il matrimonio, infatti, 140 anni fa, non significava anzitutto “amore di coppia”, ma società, generazione, educazione. E allora la contesa era: chi ha la competenza sul matrimonio? Lo Stato usurpatore o il Supremo legislatore, unico legittimo? Questa eredità era rimasta anche 50 anni dopo, quando, con Pio XI, il tema del contendere era diventato: chi ha il potere di generare? Dio, naturalmente, o l'essere umano, artificialmente? E anche questo venne ad aggiungersi alla contesa precedente, fino al Vaticano II. Sulla famiglia le parole di Gaudium et spes, per quanto ispirate ai testi precedenti, fecero epoca, ma per poco. Humanae vitae tornò a polarizzare la tensione, con grande effetto mediatico, ma con poca efficacia pratica. Infine arrivò Familiaris consortio, che iniziò a riconoscere la società differenziata, accettando che la comunione ecclesiale potesse essere diversa dalla comunione sacramentale. Ma non aveva ancora gli strumenti per rispondere a questa nuova condizione: sapeva riconoscerla, ma restava in imbarazzo sulle forme concrete della risposta. Riconosceva il problema, ma rispondeva come se non lo riconoscesse. Oggi, con Amoris laetitia, siamo all'inizio di un inizio. La legge non è più solo pedagogia, la coscienza diventa passaggio obbligato, la contingenza non è più abbandonata alla mercé di una “oggettività” tanto idealizzata quanto aggressiva. L'inizio di un inizio non è mai facile. Agli occhi di qualcuno può sempre apparire come l'inizio di una fine. Un magistero che affida al discernimento concreto la comunione ecclesiale è un magistero che riacquista forza, perché torna nell'alveo della sua originaria funzione: servire alla fede battesimale, che nel matrimonio realizza il Regno di Dio, pur con tutte le sue crisi e i suoi fallimenti. Accettare che il matrimonio possa fallire non è debolezza, ma forza del sacramento e della fede. Uscendo dal modello esclusivamente istituzionale di lettura dell'amore, papa Francesco fa una operazione di “traduzione della tradizione” di prima qualità. Ma avrà bisogno di una Chiesa che si sobbarchi la responsabilità di non farsi sostituire dal superiore di turno. Spogliandosi di un potere oggettivo e oppositivo, il papa ha investito la Chiesa dell’autorità dello Spirito, come dono di misericordia che non esclude nessuno. 

Andrea Grillo è liturgista laico, docente di Teologia Sacramentaria presso la Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma e di Teologia presso l'Istituto di Liturgia Pastorale di Padova, nonché dell'Istituto Teologico Marchigiano di Ancona. Scrive sul blog  http://www.cittadellaeditrice.com/munera/come-se-non/

* Immagine di Calixto N. Llanes, tratta dal sito Flickr, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

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