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Ad Avezzano, Chiesa e Comune integrano 50 rifugiati. Estrema destra sul piede di guerra

Ad Avezzano, Chiesa e Comune integrano 50 rifugiati. Estrema destra sul piede di guerra

Tratto da: Adista Notizie n° 26 del 16/07/2016

38617 AVEZZANO (AQ)-ADISTA. Vescovo e sindaco di Avezzano, mons. Pietro Santoro e Gianni Di Pangrazio, sotto i riflettori della stampa locale dopo aver siglato un'intesa – insieme a Marina Magrini, presidente dell'associazione Faced (Famiglie Contro Emarginazione e Droga), partner della Caritas diocesana – che prevede attività di formazione e inserimento lavorativo nel tessuto locale di circa 50 richiedenti asilo. Secondo il protocollo, firmato in Curia lo scorso 20 giugno (Giornata del Rifugiato) dalle guide politica e religiosa della città abruzzese, la diocesi si dovrà occupare del percorso formativo dei rifugiati, mentre ai dirigenti della municipalità e all'associazione Faced spetterà l'onere di trovare una collocazione lavorativa e provvedere alla realizzazione burocratica e logistica delle attività lavorative: «Nella Marsica, come realtà diocesana, accogliamo delle persone nelle nostre strutture, nella Caritas e in altre sedi. Non ne facciamo una questione di numeri, ma di volti e di uomini, proprio come ci ha ricordato il papa. Queste persone sono migranti che hanno storie, speranze e vite. Per loro, però, bisogna fare altro, occorre inserirli in attività di volontariato per permettergli di ringraziare dell’ospitalità che ricevono» (il Centro, 21/6). Diverse le occasioni di impiego pensate per i migranti, in ambiti di pubblica utilità, come la cura delle aree verdi, la manutenzione, i servizi ausiliari per il traffico, ecc. «Non si tratta di un lavoro retribuito» (Terre marsicane, 20/6) bensì di volontariato non pagato, ha precisato con forza il vescovo marsicano di fronte ai primi brusii sui presunti “privilegi” concessi ai migranti in barba ai cittadini locali bisognosi: si tratta esclusivamente di «una forma di accoglienza». «Ci sono tanti italiani che hanno bisogno, lo sappiamo, e per loro spingeremo e cercheremo in tutti i modi di trovare una soluzione bussando ovunque per trovare finanziamenti utili e aiutare queste persone disperate», ha poi aggiunto il sindaco per sedare sul nascere le polemiche “di pancia” attese dalle destre xenofobe.

Ma tale tentativo è servito a poco, e a distanza di pochi giorni, principalmente sui social network, è esplosa la polemica. Protagonisti dell'aspro botta e risposta don Aldo Antonelli (prete della diocesi di Avezzano, coordinatore dell'associazione antimafie Libera per la provincia dell'Aquila, amico e collaboratore di Adista) e i vertici della sezione locale di CasaPound Italia (Cpi).

In un post sul suo profilo Facebook il 28 giugno scorso, don Aldo commentava la «bella iniziativa» di accoglienza e integrazione dei 50 rifugiati, denunciando al contempo «i fascisti della destra e gli sfascisti di CasaPound», i quali, a detta del prete abruzzese, «stanno facendo un casino dell’altro mondo. Modi diversi di pensare e di vedere le cose. Noi in coerenza con il nostro sentire civile ed i nostri principi morali. Loro in piena rispondenza con le loro farneticazioni ventriloque e viscerali».

Accuse dure che non sono cadute nel vuoto, provocando, a distanza di pochi giorni, la replica piccata del movimento di estrema destra. «Invitiamo don Aldo Antonelli a definire “farneticazioni” anche l’affermazione che l’accoglienza, di cui la Caritas diocesana si fa vanto, non sia finanziata con i soldi della Chiesa, ma con i fondi pubblici stanziati per la gestione del fenomeno». Niente carità cristiana dietro ai progetti di accoglienza ma solo “business”, ha accusato Mario Angelucci (responsabile di Cpi Avezzano) in una nota resa pubblica da Marsicalive il 1° luglio. «Dietro le belle parole sulla carità cristiana e sulla solidarietà verso i supposti “profughi”» – che Angelucci preferisce chiamare «clandestini» perché, dice, provenienti «da Paesi dove non è in atto alcuna guerra» – «si cela quindi un vero e proprio business, appannaggio delle associazioni, Caritas in testa, che si aggiudicano i lucrosi bandi d’accoglienza. Quanto alla decisione di impegnare in lavori pubblici i clandestini ospiti delle strutture, ci chiediamo se non sarebbe forse meglio se gli stessi soldi fossero utilizzati per finanziare bandi per l’assunzione dei tanti disoccupati marsicani, che hanno purtroppo la sfortuna di essere cittadini di uno Stato che si è dimenticato di loro, e di non incontrare l’attenzione dell’associazionismo locale, probabilmente perché la loro assistenza non comporta assegnazione di fondi pubblici».

In attesa di ulteriori sviluppi sulla vicenda, Adista ha scambiato alcune battute con don Aldo Antonelli. 

CasaPound insiste sul fatto che i soldi pubblici vengono destinati ai migranti e non ai cittadini bisognosi.

È un classico. Di fronte a una scelta che non si accetta si cerca sempre di opporre, in alternativa, altre scelte. Il fatto è che l’emigrazione è un fenomeno storico causato da una globalizzazione la quale non è altro che una “colonizzazione” di cui siamo responsabili anche noi “occidentali”. E le risposte non possono essere procrastinabili.

Tu parli di “farneticazioni”, eppure la retorica xenofoba dell'estrema destra sa come cavalcare il malessere delle popolazioni locali e sembra avere sempre più presa nell'opinione pubblica. 

Questo è verissimo. Personalmente, come cittadino e come cristiano, so che il malessere non è un cavallo da cavalcare ma un problema da risolvere: i problemi non sono “beni” sui quali investire, ma mali da curare. Troppi partiti, oggi, sono diventati la versione politica di quello che era la San Vincenzo di una volta (mi scusino i volontari che vi lavorano)... La Chiesa e la politica, su piani diversi, dovrebbero lavorare perché non ci sia più miseria e non ci siano più emigranti. Questo in tempi lunghi. Nel breve periodo però non possiamo girarci dall'altra parte.

Come porsi, da cittadini e da cristiani, di fronte a questo odio che cresce nella società civile fino a generare una guerra tra poveri?

Con l’informazione e con la formazione. Oggi, purtroppo, non si fa più né l’una né l’altra. I media, la cui espressione ultima è la pubblicità, sospendono le leggi della logica e le regole della scienza, fabbricano luoghi comuni, trasformano gli archetipi in stereotipi; impongono un mondo di apparenze, veicolano l'assoluta signoria degli oggetti e preservano rigorosamente dal mutamento. I partiti, a loro volta, sono diventati agenzie pubblicitarie: vendono se stessi svendendosi l’anima. La Chiesa stessa, nonostante papa Francesco, stenta a farsi sentinella vigile ed attiva in questa deriva di cervelli e di coscienze all’ammasso. 

* Foto di Berther, tratta dal sito Flickr, licenzaimmagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

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