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La vicenda di un parroco di Mestre rilancia il dibattito sul celibato obbligatorio

La vicenda di un parroco di Mestre rilancia il dibattito sul celibato obbligatorio

Tratto da: Adista Notizie n° 35 del 15/10/2016

38705 VENEZIA-ADISTA. Mentre il Vaticano dà l’annuncio ufficiale del tema del prossimo Sinodo, previsto per l’autunno 2018, che sarà “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, facendo così tramontare l’ipotesi, circolata per mesi, del tema del celibato e dei preti sposati (secondo il Catholic Herald del 6/10 sarebbe stato il XIV Consiglio ordinario della Segreteria del Sinodo, composto da diversi cardinali di rilievo, a bocciarlo), c’è chi, nella base della Chiesa, il tema lo solleva comunque, confermando che si tratta di un problema sentito e sofferto. Lo fa don Armando Trevisiol, 87enne noto parroco “scomodo” di Mestre ormai in pensione, con una vita passata al servizio dei poveri e degli anziani, molto amato dalla gente. Sarebbe opportuno permettere ai preti di sposarsi e alle donne di ricevere l’ordinazione sacerdotale, ha scritto con chiarezza sul foglio settimanale L’incontro (9/10), che ha fondato dodici anni fa, quando ha lasciato il proprio incarico, e che stampa in 5mila copie. 

L’ex parroco prende posizione sul tema a partire dalla vicenda umana di un altro prete veneziano, don Marco Scarpa, parroco di San Pantalon e responsabile diocesano per l’ecumenismo, che lo scorso 11 settembre ha annunciato dal pulpito ai fedeli di lasciare la tonaca per intraprendere un «periodo di sospensione per una verifica nell’ambito dell’affettività». Un prete che don Trevisiol conosce, bene essendo stato per 11 anni suo vicario nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo, importante parrocchia diocesana che ha guidato dal 1971 al 2005.

«Don Marco ha inquadrato la sua scelta – spiega sul suo giornale don Trevisiol – con l’armamentario proprio del politichese cattolico, rinnovando il suo affetto per i fedeli e colleghi, ha chiesto scusa ed ha promesso preghiere per tutti, finendo col dire che continuerà ad essere cristiano anche se con modalità diverse di quelle usate finora. Il modo con cui don Marco ha presentato la sua scelta gli ha accattivato un largo consenso nell’opinione pubblica locale, quasi che la gente riconoscesse nella sua scelta non il venir meno all’impegno preso in maniera solenne ma una decisione di una persona onesta, corretta e credibile e quindi meritevole di encomio». «Sono profondamente convinto – afferma – che sempre si devono rispettare le scelte o i drammi personali, nostro Signore ci ha chiesto di non giudicare sapendo quanto sia difficile entrare nell’intimo della psiche umana».

Dopo aver dichiarato di non riuscire a non leggere in questa vicenda, in qualche modo, una sconfitta, nonostante le reazioni anche  entusiastiche che gli è capitato di sentire per strada, don Trevisiol spiega di voler approfittare della sua età, «che mi garantisce il disinteresse personale su queste vicende», per esprimere la propria posizione sul celibato dei preti, «che non è proprio un problema marginale nella vita della Chiesa». «Io sono del parere  – esordisce – che prima o dopo la loro consacrazione i preti possono rimanere liberi nelle loro scelte di rimanere celibi o sposarsi. Mi pare bello, affascinante ed opportuno che nella Chiesa vi siano creature che facciano la scelta di dedicarsi “corpo ed anima” alla Chiesa e ai fedeli da celibi. Però penso pure che non vi sia motivo di alcun genere anche se chi sceglie di fare il prete lo faccia pure da coniugato. Tutte le motivazioni contro questa tesi mi sembrano antistoriche e non religiose». Ma l’anziano prete va oltre: «A questo aggiungo pure con estrema franchezza che ritengo che è giunto il tempo che pure le donne nubili o coniugate possano fare la scelta di servire Dio e il prossimo all’interno della comunità cristiana esercitando il ministero sacerdotale; gli argomenti contro sono per me futili, arretrati, e minimamente religiosi. Queste scelte cambieranno la situazione precaria e preoccupante delle nostre parrocchie, creeranno discussioni e scontri, ma mi pare che questo non sia un problema. La legge della vita non è staticità ma evoluzione!». Addirittura, se i discepoli di Gesù «si ostinano a proporre il mistero cristiano con la modalità del passato», dichiara, «finiscono per soffocarlo e tradirlo». Queste scelte, puntualizza, non vanno fatte per avere più fedeli nelle chiese, anche perché i numeri delle Chiese protestanti, che da secoli prevedono la presenza di pastori sposati e donne, non sono così confortanti: «Vanno fatte solamente perché questa è la regola della vita che rimarrà tale perché Dio l’ha voluta così. Queste sono le mie opinioni personali, però ritengo che sia l’intero corpo ecclesiale con i suoi responsabili a dover prendere le decisioni, riflettendo sulla Parola del Signore e pregando lo Spirito Santo. Io mi voglio attenere alle scelte della Chiesa con fede, amore ed umiltà». 

* Immagine di Fatima Flores, tratta dal sito Flickr, immagine originale e licenza. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

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