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Il terremoto e il male

Il terremoto e il male

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 40 del 19/11/2016

Il lungo e rovinoso fenomeno sismico che ha sconvolto vaste zone dell’Italia centrale seminando morti, feriti, sofferenze, enormi danni e la distruzione di centri abitati ricchi di storia e di arte, ha provocato, insieme alle ormai rituali (speriamo questa volta confortate dai fatti) promesse delle istituzioni di interventi intesi a fronteggiare la situazione, ondate di solidale partecipazione dell’intero Paese e il meritorio impegno di soccorso da parte dei servizi della Protezione Civile e delle Forze dell’ordine, insieme purtroppo a qualche maldestro episodio di esibizionismo e di strumentalizzazione politica. Un susseguirsi di eventi che merita qualche riflessione sull’origine e il senso della sofferenza che segna la vicenda umana e sul dovere di mobilitare tutte le energie, interiori e comunitarie, per contrastare e ridurre gli effetti di tale dolorosa condizione. Guardando al problema del dolore umano, quello provocato da agenti naturali e quello intenzionale cagionato dalla malvagità, sorgono alcuni interrogativi in ordine ai quali scarseggia la riflessione e manca qualsiasi adeguato confronto. Corre allora il pensiero al “miracolo” per il quale la grande esplosione all’origine del cosmo, il cosiddetto Big Bang, ha trasformato un minuscolo punto con temperatura e densità estreme (definito “singolarità”) in un aggregato di energia e di materia che all’inizio del tempo incominciò ad espandersi producendo le meraviglie che formano l’universo, dalle quali, dopo un percorso evolutivo di quasi 14 miliardi di anni, sono scaturite la vita intelligente della specie umana e probabilmente forme di vita extraterrestre capaci di esprimere civiltà simili alla nostra o forse diverse e più avanzate. 

Una “fortuna cosmica”, come in un suo libro l’ha definita il fisico inglese Paul Davies (Mondadori, 2007) che deve fare i conti col male come fenomeno che insidia, addolora, ferisce e alla fine con la morte conclude l’esperienza umana. Un male morale e fisico dentro e fuori di noi che si manifesta con le catastrofi naturali, con le patologie, con le deficienze morali, con le ingiustizie sociali, con l’ignoranza e l’errore. Un male che però non la fa da padrone perché l’esperienza umana è segnata da un intreccio di bene e di male, non essendo neppure possibile concepire l’uno senza l’altro.

Il fatto è che il problema dell’origine e della natura del male turba da sempre la coscienza degli esseri umani che hanno tentato di dare ad esso soluzioni contrastate e sofferte. Di recente sembra si stia facendo strada l’opinione di quanti ritengono che il mondo fisico, biologico e razionale sia segnato in ogni sua manifestazione dal limite dell’imperfezione e del disordine. Un difetto che coesiste con l’aspirazione alla giustizia, alla perfezione e all’armonia. Una contraddizione insita nella realtà che può essere considerata una condizione dell’essere che, sul versante religioso, ha indotto il prof. Vittorio Coletti dell’Università di Genova ad affermare che Dio assume su se stesso tale antinomia «garantendo in questo modo anche alla negatività e al dolore una ragione che è, per il cosmo, quella dell’indeterminazione e, per l’essere umano, quella della libertà di scegliere fra il bene e il male perché, se tutto fosse già perfetto, non ci sarebbe né evoluzione né libertà di scelta».

L’origine del male non va allora ricercata in Dio (il quale non va confuso col capriccioso Dio che atterra e suscita, che affama e che consola del 5 maggio di Manzoni che forse si concedeva una licenza poetica fattuale), e neppure nell’essere umano (che commette e subisce il male ma non lo crea) bensì nella struttura dell’universo la cui caoticità e imprevedibilità sono state confermate dalla scoperta del principio di indeterminazione di Heisenberg che ha fatto giustizia di ogni determinismo. Così come, per l’essere umano, la causa del male va ricercata nella insopprimibile esigenza di assicurargli la libertà di scelta in mancanza della quale la sua dignità verrebbe soppressa. Riflessioni utili ai credenti che confidano nell’azione salvifica di un Dio riguardato come Trinità relazionale, la cui vera essenza è l’amore, ma che forse possono anche giovare ai non credenti che rifiutano la trascendenza ma devono anch’essi fare i conti con il problema del male. Una distinzione peraltro, quella fra credenti e non credenti, non così netta e definita come spesso si ritiene per le ragioni così sintetizzate dal card. Martini: «Ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda, che rimandano continuamente domande anche frequenti e inquietanti l’un l’altro. Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa».

Di fronte all’incombente problema del male, comprendente anche il male morale dal quale scaturisce quel male socio-politico costituito da un modello di economia dell’iniquità e dell’esclusione, dovremmo avvertire il dovere di costituire una “grande alleanza” di tutti gli esseri umani solidali nell’impegno rivolto a contrastare l’abbandono e il dolore. Un’alleanza che si ispiri all’insegnamento di guide spirituali come Gandhi (La non violenza è la forza più grande di cui disponga l’umanità), di Giorgio La Pira (La pace è il fiume storico che avanza irreversibilmente, anche attraverso anse dolorose, verso la foce della pace, unità e promozione dei popoli), di Martin Luther King (Ho davanti a me il sogno che tutti gli uomini sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza), di Nelson Mandela (Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli) e di personalità di cultura laica come il filosofo tedesco marxista e teorico dell’ateismo Ernst Bloch (Il lavoro della speranza… vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono), del poeta con tendenze massoniche Carducci (Noi troppo odiammo e sofferimmo. Amate / il mondo è bello e santo è l’avvenir) e del poeta con inclinazioni di socialismo umanitario Pascoli (Uomini pace! Nella prona terra/ troppo è il mistero; e solo chi procaccia / d’aver fratelli in suo timor, non erra). Sentimenti e pulsioni che possono incontrarsi nella “regola aurea” per la quale gli esseri umani devono trattarsi a vicenda come vorrebbero essere trattati, quel principio di reciprocità apparso per la prima volta nel V secolo a. C. nella dottrina del cinese Confucio e poi formulato in positivo nel discorso evangelico della montagna: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Michele Di Schiena è presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione

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