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Leghisti e cattolici? L'opinione di don Aldo Antonelli in un testo del 1997

Leghisti e cattolici? L'opinione di don Aldo Antonelli in un testo del 1997

Pubblichiamo una lettera sul tema “Leghisti e Cattolici” che don Aldo Antonelli scrisse il 30 settembre del 1997 e che fu pubblicata da La Repubblica nella rubrica delle Lettere allora curata da Barbara Palombelli. "Oggi la riscriverei cos’ com’è, magari in termini peggiorativi", ha commentato don Aldo

 

 

LEGHISTI E CATTOLICI?

 

La Domanda, così come lei la pone, se si possa cioè essere leghisti e cattolici, potrebbe di per sé avere delle risposte diverse a seconda del significato e dei contenuti che comporta il primo dei due termini, dato per scontato che si sappia cosa significa essere cattolici. Evidentemente quanti si professano leghisti e cattolici sanno ben coniugare i due termini, alterando però il significato dell’uno a salvaguardia dell’altro o viceversa. Insomma questi signori leghisti barano: o ignorano cosa significa essere cattolici e del cattolicesimo ne fanno una bandiera per dar lustro ai loro fanatismi, o “stemperano” il leghismo a semplice rivolta fiscale contro uno Stato spendaccione per poter dare dignità di “modernità” al loro senso di cittadinanza.

Personalmente ritengo che, essendo il movimento leghista un coacervo di egoismi e di razzismi, non è assolutamente possibile essere leghisti e cattolici. Cosa hanno in comune un abitante di Fano, un cittadino di La Spezia e un Trevisano se non un livello di vita superiore a tutto il resto del Sud?

Che cosa avvicina le Marche al Veneto se non la distanza che le separa dalla Campania? Cosa hanno a che fare con la Padania, questo bruttissimo neologismo, le Marche, la Toscana, l'Umbria, l’Alto Adige e la Valle d'Aosta per cui se ne possa fare un popolo? Ciò che accomuna tutte queste regioni non sono né una storia, né una lingua, né una cultura, ma solo la ricchezza.

Ma accorpando le ricchezze si possono formare delle holding, non un popolo...

C’è invece una più grande storia, una lingua, una più alta cultura che accomunano queste regioni con il Sud: quella storia, quella lingua e quella cultura che i leghisti conoscono ma che per via di interessi più immediati e volgari hanno rimosso dalla loro memoria.

Povera ricchezza la loro, se così facilmente sono stati fagocitati da questa imperante cultura dell’amnesia!

Un’ultima domanda, visto che sono un sacerdote: come fanno i leghisti a mettere insieme l'appartenenza alla Lega con la fedeltà al comando di Cristo, quando spezzò il pane e lo distribuì dicendo: «Questo sono io, fate così anche voi»? Partecipare al rito nelle chiese e non attuarlo nella politica, nell'economia e nella società è semplicemente un tradimento, il tradimento di colui che dice sì con le parole e le nega con i fatti.

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