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Nei secoli dei secoli... escluse. La protesta delle donne fuori dal Sinodo

Nei secoli dei secoli... escluse. La protesta delle donne fuori dal Sinodo

Tratto da: Adista Notizie n° 35 del 13/10/2018

39525 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Se è vero che le donne rappresentano “l’altra metà del cielo”, ciò vale ancora di più per la Chiesa, dove gran parte del lavoro pastorale, catechistico, di assistenza è svolto proprio dal mondo femminile, per non parlare delle famiglie, dove è la madre, spesso, il vero punto di riferimento. Ma la Chiesa appare ancora molto lontana dal riconoscerlo. Ne è una dimostrazione la presenza, limitatissima, di donne al Sinodo sui giovani appena inaugurato (v. notizie precedenti), e per giunta senza diritto di voto. Su circa 300 partecipanti, infatti, esse ammontano soltanto a una trentina, tra religiose, mogli e madri.

Di fronte a questa realtà, tre organismi che da tempo si battono per i diritti delle donne nella Chiesa – l’inglese Catholic Women Speak, Donne per la Chiesa e la statunitense Women’s Ordination Conference – hanno diffuso, qualche giorno prima dell’inizio dei lavori sinodali, una lettera alle partecipanti al Sinodo «nella speranza che sia solo l’inizio di un dialogo tra sorelle». «Siamo felici che l’assemblea sinodale sia arricchita dalla vostra esperienza e sensibilità e salutiamo con soddisfazione il fatto che avrete la possibilità di partecipare attivamente sia ai piccoli gruppi che nei lavori dell’assemblea, portando la vostra parola», si legge nella lettera. «Siamo state però amareggiate nel constatare che le nuove regole del sinodo, pur prevedendo la possibilità di votare per alcuni laici (stabilizzando quanto avvenuto già nel precedente sinodo sulla famiglia, con la partecipazione votante di un fratello religioso), non estendono tale possibilità alle donne, neppure alle religiose». Si tratta, insomma di «un’occasione mancata» e per questo motivo le firmatarie chiedono alle donne al Sinodo «che siate soprattutto voi a farvi promotrici del diritto di voto delle donne cattoliche nelle stanze del Sinodo. L’esortazione Episcopalis communio (Costituzione apostolica di papa Francesco sul Sinodo dei Vescovi del 18 settembre scorso, ndr) prevede la possibilità per il documento finale di diventare Magistero, se espressamente approvato dal Pontefice, e questo rende ancora più cruciale che le donne possano votarlo. La vostra voce troverà ascolto in quella sede e per questo vi chiediamo di usarla anche per noi, per tutte noi donne che vi guardiamo, perché non è pensabile che nel 2018 le donne siano ancora estromesse dagli atti deliberativi». E poiché è stato lo stesso papa Francesco a denunciare il male del clericalismo, «a noi donne – affermano i tre organismi femminili – spetta avere il coraggio di fare fino in fondo la nostra parte, forti della nostra dignità battesimale».

La protesta delle donne cattoliche si è fatta sentire sui media e anche con una manifestazione in piazza San Pietro, il 3 ottobre. «Le donne sono la Chiesa tanto quanto gli uomini», sottolinea la sociologa Paola Lazzarini, fondatrice di Donne per la Chiesa in un’intervista su Famiglia Cristiana. «Perché numericamente sono più della metà, perché trasmettono la fede, perché l’annuncio di Pasqua è stato fatto da una donna. Gesù per primo è inclusivo e non esclusivo. Allora, quando le donne erano protagoniste, reggevano le comunità e ospitavano; oggi la Chiesa deve guardare al cammino che la società fa. Per fedeltà al presente abbiamo bisogno che le donne trovino il loro posto nella Chiesa».

Il Sinodo si svolge dopo un lungo periodo di consultazione mondiale svoltosi a livello locale. «Le donne non partecipano ai consigli presbiterali, ovviamente, ma solo a quelli pastorali, e spesso anche lì sono in minoranza», spiega Lazzarini intervistata su La Repubblica (2/9). «Eppure sono le donne a portare avanti molte associazioni cattoliche impegnate in vari campi, guidano la maggior parte delle classi di catechismo, sono presenza viva e determinante in tantissime parrocchie e in molte opere di carità; tuttavia alla fine vengono relegate ai margini di tutti i processi decisionali. Il Sinodo è solo la punta dell’iceberg».

Insomma: se è vero «che il papa manifesta una grande attenzione e un grande, vero amore per le donne», afferma Lazzarini ancora su Famiglia Cristiana, «nella Chiesa di passi avanti non ne abbiamo visti. Il Sinodo era una grande occasione, ma è stata persa. Detto ciò noi riponiamo grande fiducia in lui e tanto amore, ma vorremmo vedere dei cambiamenti reali. Per esempio, includendo le donne nei principali processi decisionali della Chiesa, poi superando quel clericalismo di cui lui stesso ha parlato. Clericalismo che potrà essere superato solo con un maggior protagonismo delle donne. Perché la tentazione di una casta tutta al maschile è davvero forte e si ricadrebbe nuovamente in questo peccato (di clericalismo)».

Le donne fanno paura

Per affermare in modo più incisivo questo principio, il 3 ottobre Women'sOrdination Conference ha organizzato una protesta pacifica vicino al colonnato di piazza San Pietro – nel momento in cui vescovi e cardinali si avviavano alla sessione di apertura del Sinodo – che tuttavia si è trasformata in uno scontro con la polizia. I partecipanti (una ventina, tra uomini e donne) recitavano come una litania i nomi dei singoli cardinali, rispondendo dopo ognuno di essi «Let Women Vote!» (“Fai votare le donne!”); gridavano «Knock, knock. Who's there? More than half the Church!» («Toc toc, chi è? Più della metà della Chiesa!». La manifestazione è durata un quarto d’ora; due prelati irlandesi, nel loro ingresso in Vaticano, l’arcivescovo e primate del Paese Eamon Martin di Armagh e mons. Dónal McKeown di Derry, si sono avvicinati al gruppo – nel quale avevano riconosciuto un’amica – salutandolo con calore. Mentre il gruppo continuava il proprio canto, si sono però avvicinati agenti della polizia italiana in divisa e in borghese che hanno interrotto la protesta, chiedendo a ogni manifestante di mostrare il passaporto e afferrando per un braccio Kate McElwee, direttrice esecutiva di Women's Ordination Conference; a quel punto gli altri partecipanti hanno chiesto che l’agente la lasciasse libera. Nel frattempo un altro ha trattenuto per una decina di minuti una manifestante della Repubblica Ceca, e dopo qualche minuto è arrivato un mezzo con una decina di agenti in giubbotto antiproiettile, che hanno chiesto a tutti i manifestanti il loro passaporto, trattenendoli per una mezz’ora.

La manifestazione è stata uno dei diversi momenti organizzati per chiedere ad alta voce diritti per le donne nella Chiesa, in una sor ta di “Sinodo femminile parallelo”. Il primo ottobre si è svolto infatti un convegno presso la Pontificia Università Antonianum dedicato al tema “Catholic Women Speak: Visions and vocations” (“Le donne cattoliche parlano: visioni e vocazioni”, in occasione del lancio di un libro dallo stesso titolo pubblicato dalla Paulist Press e curato dalla Catholic Women Speak Network, una raccolta di una sessantina di saggi teologici e di riflessioni personali di membri di Catholic Women Speak e Voices of Faith, tra cui la teologa inglese Tina Beattie e l’ex presidentessa della Repubblica d’Irlanda Mary McAleese (cui l’Università Gregoriana ha conferito un dottorato di ricerca). Il 4 ottobre, presso la chiesa di Santa Maria alle Fornaci, a pochi passi dal Vaticano, si è svolta una tavola rotonda sul tema “Discerning Women: Voices Outside the Synod” (“Donne in discernimento: voci fuori dal Sinodo”), cui hanno partecipato donne che si sentono chiamate al sacerdozio, teologhe femministe e attiviste: tra le altre, oltre a Paola Lazzarini, la giovane teologa tedesca Jacqueline Straub, la teologa polacca Zuzanna Radzik e la giornalista del National Catholic Reporter, esperta di etica sessuale cristiana, Jamie Manson.  

Immagine [ritagliata] tratta dall'homepage http://www.donneperlachiesa.it/il-manifesto/

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