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"Nigrizia": Ecco perché l'Onu non può sconfiggere la fame nel mondo

“Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo” è il recente rapporto redatto congiuntamente da 5 agenzie Onu che si occupano di fame, infanzia e povertà nel mondo: Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), Fondo per l’infanzia delle Nazioni Unite (Unicef), Programma alimentare mondiale (Pam), Organizzazione mondiale della sanità (Oms). I dati statistici attestano un aumento generalizzato della fame nel mondo, che colpisce quasi l'11% della popolazione mondiale (821 milioni sono le persone malnutrite), in particolar misura in Africa, dove la popolazione in sofferenza supera il 23%.

L'editoriale di ottobre di Nigrizia, mensile dei missionari comboniani, prende le mosse da queste considerazioni per affrontare lo spinoso tema delle cause economiche globali che sono alla base di povertà e fame, recuperando anche lo slogan di papa Francesco che recita: «Questa economia predatoria uccide». L'economia globale, affermano i comboniani parafrasando il papa, è «fondata sulla logica della massimizzazione dei profitti che spesso riduce a scarti gli esseri umani e lo stesso pianeta»; concentra un numero crescente di ricchezze nelle mani di sempre meno persone, mentre si allarga a dismisura la platea di chi sta sempre peggio.

Eppure, le Nazioni Unite non parlano di “modello economico globale”. Quella che i comboniani rintracciano come «la causa strutturale della fame» scompare nel rapporto delle 5 agenzie, le quali imputano ogni responsabilità a guerre e cambiamenti climatici... ma, si chiede con amara ironia Nigrizia, «determinati da che cosa? dal caso?».

Risultano allora solo dei meri «palliativi» le misure proposte alla comunità internazionale per ricomporre i conflitti e per raggiungere l'obiettivo “fame zero” entro il 2030. «Se non si va alla radice del problema – è convinzione dei missionari – la comunità internazionale continuerà a fissare date e a porsi obiettivi che verranno puntualmente disattesi». L'invito dell'editoriale è ad «una radicale inversione di rotta» capace di affermare un’economia «equa, sostenibile, solidale, meno legata all’imperativo della crescita del Pil». «Perché l’Onu non dice queste cose nel suo rapporto? Domanda retorica, risposta evidente: i maggiori finanziatori dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sono gli stessi Paesi che beneficiano del sistema economico attuale. Che interesse avrebbero a modificarlo?».

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