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Tre volte grazie!

Tre volte grazie!

Tratto da: Adista Documenti n° 5 del 09/02/2019

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Buongiorno. Sono Valerio Gigante, da tanti anni parte del collettivo redazionale di Adista. Io, al contrario degli altri relatori a questa tavola rotonda, non sono uno storico nel senso “accademico” del termine, ma mi sono spesso occupato di storia, e di storia del movimento cattolico in Italia. E di storia dell’Isolotto. Introduco brevemente i lavori auspicando – come è nello specifico di ogni tavola rotonda e come è nella tradizione dell’Isolotto – che ci sia da parte dell’assemblea la più ampia partecipazione possibile. Chiedo quindi a Sergio Tanzarella, Alessandro Santagata e Pietro Giovannoni un primo giro di brevi interventi affinché loro possano poi più agevolmente interloquire con le sollecitazioni che arriveranno da chi li ascolta.

Premetto che mi sono occupato molto di Isolotto, sia perché il fascicolo di Adista, che trovate all’interno della cartellina, è un numero speciale dedicato ai 50 anni della comunità, sia perché la storia di Adista si è spesso intersecata, talvolta intrecciata, con quella della comunità dell’Isolotto. Proprio per questa ragione sono venuto a dire grazie alla comunità dell’Isolotto da parte del collettivo di C. Anzi, per la verità sono venuto a dire tre volte grazie!

Il primo grazie lo dico perché Adista è stata “convertita” dall’Isolotto. Adista nasce nel 1967, un po’ prima della nascita “ufficiale” della Comunità di Base, come organo di informazione della Sinistra Indipendente che Adriano Ossicini e Ferruccio Parri stavano costituendo in Parlamento, come esperienza di sinistra autonoma ma collegata con il Partito Comunista Italiano. Nasce come agenzia di informazione dal taglio abbastanza istituzionale, che doveva rappresentare un ponte nel dialogo tra il cattolicesimo politico e la sinistra, in particolare i comunisti. Ci occupavamo di questioni parlamentari e partitiche, di politica politicienne insomma, oltre che dei rapporti tra settori della Chiesa e istituzioni, ad ovest come nei Paesi dell’est, dove i partiti comunisti erano al governo e dove si stavano aprendo spazi inediti di dialogo anche con i credenti.

Poi però, alla fine del 1968, arriva il caso Isolotto. Prima l’occupazione della cattedrale di Parma, di cui Adista pubblica tutti i comunicati redatti dagli occupanti. Poi la lettera di solidarietà ai giovani cattolici di Parma scritta dalla comunità dell’Isolotto, anch’essa integralmente pubblicata da Adista. Poi l’informazione sul putiferio che tale solidarietà scatena da parte del vescovo Florit e dell’istituzione ecclesiastica. Insomma, tra il 1968 e il 1969 proprio il caso Isolotto apre l’informazione di Adista al fervore dei movimenti e soprattutto a quel particolare fermento che stava attraversando il mondo cattolico di base, sottraendo progressivamente la rivista a quell’informazione un po’ “paludata” che l’aveva sino ad allora caratterizzato. E non a caso Adista, progressivamente, ma ineluttabilmente, si staccherà dalla Sinistra Indipendente per diventare, tra la metà e la fine degli anni ‘70, l’espressione di un cristianesimo “plurale”, nella Chiesa, tra le Chiesa cristiane, dentro il popolo di Dio.

E veniamo al secondo grazie.

Noi oggi siamo qui per fare “memoria” dei 50 anni dell’Isolotto; il che significa che ricordando criticamente trasformiamo questo ricordo in elemento di azione feconda nel presente. E allora non possiamo ignorare che questi 50 anni abbiano rappresentato quella che mi verrebbe da definire, se non fosse troppo trionfalistico, una vittoria delle ragioni che hanno caratterizzato il nostro impegno politico ed ecclesiale. Se non abbiamo ottenuto una vittoria abbiamo prodotto delle trasformazioni indelebili nel tessuto della Chiesa e della società italiana. Se la Chiesa e la società italiana sono quelle che sono, è anche e soprattutto grazie ad esperienze come quelle dell’Isolotto. Pensiamo alla dialettica tra una Chiesa intesa come istituzione-autorità e una Chiesa intesa come “comunità”; oppure l’idea del “pastore che pascola il gregge” contrapposta a quella del popolo di Dio in cammino. Sono istanze fortemente collegate a quelle portate avanti a partire dal 1968 dalla Comunità dell’Isolotto e da altre esperienze analoghe.

L’opinione pubblica cattolica, sollecitata da questo tipo di istanze, ha trasformato profondamente la Chiesa istituzione, inducendola ad operare delle discontinuità rispetto al passato che solo poco prima degli anni ‘60 sembravano inimmaginabili. Lo stesso è successo nella società italiana, che in pochi anni ha indotto il Parlamento a varare leggi come quella sul divorzio e sull’aborto, fino al testamento biologico e alle unioni civili, arrivato in seguito ai casi Welby ed Englaro che hanno prodotto non un dibattito parlamentare asettico e scollegato da quanto avveniva nella realtà quotidiana, ma hanno raccolto quanto il mondo laico – ma anche gran parte del mondo cattolico – innervava la società e il dibattito pubblico. Diceva Enzo Mazzi che la Chiesa si è sempre molto preoccupata di tutto ciò che avviene prima dell’inizio della vita e di quello che avviene quando la vita finisce. Ma assai poco si è preoccupata di tutto quello che sta in mezzo, che invece dovrebbe essere ciò che in ultima analisi deve stare veramente a cuore ad una comunità viva e vera di credenti.

Ebbene, è stata questa parte della Chiesa, quella che voi rappresentate, a portare i problemi della vita, quella vera degli uomini e delle donne crocifissi della storia, alla ribalta ed alla attenzione di un potere che li aveva tradizionalmente ignorati. Di questo movimento l’Isolotto non è però stato solo “parte”, ma è stato parte preponderante perché qui all’Isolotto avviene un processo che raramente si riscontra in contesti diversi da questo, ossia una saldatura tra comunità eccelsale e quartiere, legata credo anche alla composizione sociale e di classe di questo territorio, una unità tra credenti e non credenti, comunità parrocchiale ed organizzazioni della sinistra diffusa che precorre di molto la fine di quella unità dei cattolici in politica, che è un altro dei grandi successi della stagione di lotta e di impegno delle comunità cristiane di base e che noi dobbiamo continuare a rivendicare. Nonostante i tanti arretramenti e le sconfitte, ci sono conquiste, diritti, avanzamenti nella coscienza collettiva, progressi nella società e nella Chiesa che restano e che difficilmente potranno essere cancellati. E questo noi dobbiamo continuare a rivendicarlo.

Poi, il terzo grazie: è il grazie per il “noi”.

Ho chiesto di titolare il numero speciale di Adista dedicato all’isolotto “Il noi che si fa storia”. Quello che di questi 50 anni resta come testimonianza incredibile, oltre che ineliminabile, è il superamento dell’idea di comunità come realtà guidata da una forte personalità, o da una serie di “singoli” dotati di particolari doti o carismi – come Enzo, o Sergio Gomiti – che tentano di cambiare lo stato di cose presenti; l’Isolotto realizza attraverso la sua peculiare vicenda l’idea che solo in una dimensione collettiva, dove ogni “io” si scioglie nel “noi”, i grandi obiettivi possono essere realizzati. Per quanto Enzo Mazzi sia stato un gigante della storia ecclesiale e politica di questo Paese, senza la comunità che lo ha sostenuto, senza le circa 400 persone che si sono autodenunciate nel celebre processo terminato nel 1971; senza la scelta di un’intera comunità che smette di partecipare alle celebrazioni dentro la chiesa parrocchiale – mura che ormai rappresentavano il simulacro vuoto di un’istituzione che parla solo a se stessa – per celebrare in piazza e comunicare con il mondo; senza quel “noi” nessun “io” avrebbe mai ottenuto tutto ciò che l’Isolotto (e il movimento delle Comunità di Base, e i tanti altri “noi” che dentro la Chiesa si sono ritrovati assieme), è riuscito, dopo molti sforzi e a caro prezzo, a ottenere.

L’identità individuale, ci insegna l’Isolotto, si realizza pienamente solo in quella collettiva. Ed è questo l’ultimo e il più profondo grazie che io – proprio perché lo faccio non come singolo individuo, ma come parte del collettivo di Adista – mi sento di rappresentarvi qui oggi.  

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