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Sulla scia di Anne Soupa: sette donne si candidano a ministeri

Sulla scia di Anne Soupa: sette donne si candidano a ministeri "maschili"

PARIGI-ADISTA. Nella festa, celebrata il 22 luglio, di Maria Maddalena,”apostola degli apostoli”, prima testimone della Resurrezione, sette donne francesi del collettivo “Toutes apôtres!” (“Tutte apostole!”) hanno annunciato la loro candidatura a diversi ruoli all’interno della Chiesa, sulla scia di quella presentata dalla teologa Anne Soupa a vescovo di Lione (v. Adista Notizie nn. ). Il collettivo è composto di donne impegnate nella Chiesa che sentono di essere chiamate a svolgere ministeri ordinati e funzioni con capacità decisionale a loro oggi precluse, e che intendono creare una rete di persone impegnate per la parità di diritti nell’istituzione ecclesiale; è co-fondato da Alix Bayle (cofondatrice di PA.F, Parentalite? Fe?ministe), Anne Guillard e Valentine Rinner (cofondatrici del collettivo Oh My Goddess!), He?le?ne Pichon (autrice di L’E?ternel au Fe?minin, manifesto per una nuova teologia della Liberazione), e la stessa Anne Soupa, fondatrice e presidente del Comite? de la Jupe.

Le sette donne candidate ai ruoli cui non possono accedere per il solo fatto di essere donne sono Claire Conan-Vrinat, Loan Rocher e Marie-Automne Thépot, che si sentono chiamate al diaconato; Christina Moreira, che vuole essere riconosciuta come prete (è già stata ordinata – ma ovviamente non è riconosciuta dal Vaticano in seno alla ARCWP, Association of Roman Catholic Women Priest) e diventare responsabile di una parrocchia; Sylvaine Landrivon, che ambisce al ministero episcopale; Hélène Pichon (nunzio apostolico); Laurence de Bourbon-Parme, che sogna di diventare predicatrice laica, un ruolo che nella Chiesa cattolica a oggi non esiste. Tutte laiche, tutte diverse, spesso con profili personali davanti ai quali la gerarchia cattolica storcerebbe il naso: per la maggior sono sposate, madri di famiglia, a volte divorziate, con professioni che vanno dalla consulenza all'interno di una società di management, alla docenza, alle relazioni istituzionali all'interno di una ONG, all’impiego come dipendente pubblico o alla terapia spirituale.

Obiettivo del gruppo è indurre un cambiamento graduale: «Questo è il motivo per cui non abbiamo gestito l'iniziativa sui social network, ma piuttosto inviato e-mail chiedendo alle donne intorno a noi a cui la nostra iniziativa ha stimolato riflessioni di tornare da noi», hanno affermato (Riforma, 23/7). «Si tratta di dimostrare che ci sono vocazioni e che il fatto che le donne siano discriminate è una sofferenza per chi sente una personale chiamata a questo servizio».

E così, le sette candidate hanno depositato la propria candidatura alla nunziatura in Francia, corredandola di un fascicolo che spiega le loro motivazioni, «frutto di una chiamata e di un giusto discernimento, finora soffocato dalla discriminazione ai danni delle donne nella Chiesa cattolica». E hanno chiesto di essere ricevute dall’attuale nunzio, mons. Celestino Migliore. «Il nostro gesto - hanno spiegato a Le Monde (20/7) - non è né una richiesta sindacale né una dichiarazione di grandi principi, ma un salutare atto di disobbedienza alla doxa ecclesiale»; «L'assenza di donne in una posizione di responsabilità - sia nel governo delle nostre parrocchie, delle nostre diocesi, in Vaticano o come ministri ordinati - costituisce uno scandalo tanto quanto una contro-testimonianza della Chiesa», aggiungono.

Sul proprio sito, il collettivo spiega che «la tradizione ha consacrato una donna, Maria di Magdala, come “l'apostola degli apostoli” e ricorda il suo coraggio mentre i maschi, gli apostoli, erano «congelati nella soggezione»: «Un'inversione di ruoli tradizionali che non dovrebbe sfuggirci», un esempio da seguire. Nella consapevolezza che il carattere maschile del ministero ordinato è una tradizione che si può cambiare. E poi non si voleva lasciare da sola Anne Soupa, che ha sottolineato come «la Chiesa si stia privando di molto talento e questo è un vero peccato».

 

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