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“L’amore ordinato”. Dentro e oltre il celibato ecclesiastico

“L’amore ordinato”. Dentro e oltre il celibato ecclesiastico

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 32 del 19/09/2020

Era uscito nel 2005, edito dalla cooperativa Com Nuovi Tempi. Il testo – L’amore ordinato. Dentro e oltre il celibato ecclesiastico – però era ormai introvabile, pur restando i suoi contenuti particolarmente attuali e dirompenti, specie all’interno del dibattito ecclesiale degli ultimi anni, reso possibile dalle aperture del pontificato di Francesco. Si tratta dell’amore che un prete (o un religioso) costruisce con una donna. E oltre a una solida lettura teologica ed ecclesiologica, il libro si poneva dal punto di vista della donna, laica o religiosa, implicata in un percorso che poi, non di rado, non riesce a uscire dalla clandestinità, perché “lui” – il consacrato – non se la sente di compiere un passo che sancisca irrimediabilmente l’uscita dalla condizione di clericus o dallo status religioso. Senza dimenticare le ragioni o i pretesti o le condizioni intrinseche alla struttura di potere maschile e patriarcale, per cui la Chiesa cattolica latina insiste nel mantenere di fatto indissolubili celibato e ministero presbiterale (con l’eccezione dei pastori anglicani che si fanno cattolici, e poi preti, pur essendo sposati, e dei preti cattolici di rito orientale).

La “notizia” della ripubblicazione di questo libro, fortemente voluta dal Coordinamento delle Teologhe Italiane, per i tipi della casa editrice Effatà (2020, pp. 160, €14; il libro è in vendita anche presso Adista, tel. 06/6868692; email abbonamenti@adista.it) non è tanto nella forza e nell’attualità di ciò che scrive Codrignani, ma nel fatto che a 15 anni dalla prima uscita dell’Amore ordinato nella dottrina cattolica non sia cambiato nulla, nonostante il pontificato di Francesco e l’intenso dibattito che ha accompagnato il Sinodo dei vescovi sull'Amazzonia. E se i consacrati temono di lasciare l’istituzione è soprattutto perché essa continua a esercitare su di loro la violenza del vincolo ecclesiastico, che nega la possibilità di una relazione d’amore con un’altra persona, obbligando a scegliere tra l’amore e la realizza- zione della propria affettività e il ministero.

Certo, a rendere più complessa la situazione c’è anche la condizione stessa del consacrato, che rende l’uomo “prigioniero” del proprio status. «il privilegio del "dir messa", appare violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego», scrive infatti Codrignani. E tale “privilegio” viene non a caso negato alle donne, ossia «al genere che per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato dell'annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza.

Come mai chi, in persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola l'incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o la paura della propria carne e dell'altrui corpo, superandone il fastidio solo se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come privilegio di genere?».

Giancarla Codrignani è molto conosciuta dal pubblico di Adista. Bolognese, già deputata per tre legislature nel gruppo della Sinistra indipendente, saggista, cristiana dell’area delle Cdb ma con una forte propensione a fare “rete” (è tra l’altro tra le fondatrici e le animatrici di quella dei “Viandanti”, nata nel 2010 e che riunisce diversi gruppi, realtà, riviste cristiane attive a livello locale). La nuova edizione del suo libro viene arricchita da una articolata introduzione di Codrignani, che fa il punto della situazione, a 15 anni di distanza. La differenza la fa soprattutto il pontificato di papa Francesco, che sottolinea l’importanza della libertà, «che non contraddice mai l’amore, tantomeno quello per Dio». «Francesco però alza la voce in una società di soli uomini, per giunta celibi e ha bisogno della versione più autentica che viene dalle donne per superare la contraddizione sui principi, che ormai non dicono più che cosa “ontologicamente”, significhi amare».

«La libertà – scrive Codrignani – è sempre più il requisito della coscienza. La libertà che impone ai singoli individui di pensare con la propria testa non per arroganza, ma perché la mente si arricchisce nel confronto». E se la coscienza è il dono più grande che l’uomo ha ricevuto da Dio, «ogni scelta contraria alla realizzazione del progetto di Dio su di noi è tradimento della nostra umanità e rinuncia alla “vita in abbondanza” offerta da Gesù Cristo. È prendere la scala in discesa, andare giù, diventare animali».

Solo la liberazione da un sacerdozio reso casta e da un celibato imposto per legge potrà liberare la Chiesa da quelle enormi contraddizioni che invano le istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare.  

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