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Altre 47 istituzioni religiose nella campagna per un futuro senza combustibili fossili

Altre 47 istituzioni religiose nella campagna per un futuro senza combustibili fossili

47 organismi cattolici, protestanti e di religione ebraica di Angola, Argentina, Belgio, Colombia, Repubblica Ceca, India, Irlanda, Italia, Kenya, Lesotho, Malaysia, Messico, Perù, Repubblica Domenicana, Spagna, Sri Lanka, Thailandia, Uganda, Regno Unito, Usa, Zambia, si sono uniti al gruppo delle 400 istituzioni religiose che hanno deciso di non investire più in aziende che utilizzano o commerciano risorse energetiche non rinnovabili, come petrolio e carbone. Ne ha dato notizia ieri il Global Catholic Climate Movement (Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, Gccm) in un comunicato che ricorda l’importanza di questa massiva adesione alla campagna per il disinvestimento dai combustibili fossili, assunta dai religiosi non solo cattolici già dal 2016, e giunta in ultima battuta dopo la pubblicazione delle linee guida sullo sviluppo integrale diffuse a giugno dal gruppo di lavoro interdicasteriale vaticano in occasione del quinto anniversario della Laudato sì’. Linee guida che «esortano i cattolici a evitare di investire in aziende che “danneggiano l’ecologia umana o sociale (ad esempio, attraverso l’aborto o il commercio di armi), o l’ecologia ambientale (ad esempio, attraverso l’uso dei combustibili fossili)».

Manuel Enrique Barrios Prieto, segretario generale della Comece – la Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea fa parte del gruppo dei 47 organismi che recentemente hanno aderito alla campagna – ha affermato: «La Comece si unisce al movimento cattolico di disinvestimento dai combustibili fossili. Incoraggiamo anche altri a unirsi a noi nel compiere passi concreti per risolvere la crisi climatica. Gli impegni per l’Accordo sul Clima di Parigi sono importanti, e il Green Deal europeo è un modo per farlo. Risolvere la crisi climatica preserva la famiglia umana dai pericoli di un mondo che si surriscalda e, ora più che mai, è necessaria un’azione decisiva».

Inger Andersen, direttore Esecutivo del Programma Ambientale delle Nazioni Unite e Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato: «Il potere economico delle fedi, rivolto agli investimenti responsabili e all’economia verde, può essere un importante motore di cambiamento positivo e un’ispirazione per altri, in un movimento di ricostruzione migliore».

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