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Il lungo calvario di Erlin Mejía, attivista honduregno in cerca di asilo

Il lungo calvario di Erlin Mejía, attivista honduregno in cerca di asilo

Tratto da: Adista Notizie n° 45 del 26/12/2020

40497 ROMA-ADISTA. Sarà la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo a decidere del destino di Erlin Mejia-Andino, attivista politico hondurgno e difensore dei diritti umani di cui la Svezia ha respinto per tre volte la richiesta di asilo politico: un caso emblematico della disumana politica migratoria dell'Unione Europea. Di ragioni per ottenere l'asilo il 25enne Erlin Mejía, costretto su una sedia a rotelle, ne avrebbe in abbondanza. Oppositore del regime di Juan Orlando Hernández, al suo secondo e contestatissimo mandato dopo la gigantesca frode elettorale realizzata alle presidenziali del 2017, Erlin Mejia paga con la persecuzione e le minacce di morte le sue denunce contro la rete di tratta di persone, la corruzione e il crimine organizzato. Ed è probabilmente per ritorsione contro la sua attività politica che, nell'ottobre del 2016, sua sorella Ana, sordomuta e all'epoca appena quindicenne, viene sequestrata e abusata per due giorni.

È allora che, per sfuggire agli attacchi delle autorità governative e delle forze parastatali, nel settembre dell'anno successivo, in un viaggio realizzato con il patrocinio di Oxfam, Erlin si rifugia in Svezia con i suoi familiari, sicuro di poter voltare pagina e iniziare una nuova vita.

Comincia invece un lungo calvario, culminato nella definitiva bocciatura da parte dei servizi di migrazione, il 18 giugno del 2020, della sua richiesta di asilo, malgrado tutte le prove documentali presentate. Così, Erlin sarebbe stato espulso insieme ai sei membri della sua famiglia il prossimo 24 dicembre, proprio la vigilia di Natale, se il caso non fosse stato portato alla Corte di Strasburgo, da cui dipenderà la decisione finale sulla sua permanenza in Svezia e anche sulla causa di risarcimento per i danni che gli sono stati arrecati in questi anni di incertezza e instabilità. Malgrado tutto, Erlin non ha perso la speranza, confidando in una sentenza finalmente favorevole. Di seguito l'intervista che ci ha rilasciato.

Quando è cominciata la tua lotta?

Già nel 2012, quando avevo appena 16 anni, mi sono unito al Partido Libertad y Refundación (Libre), il braccio politico del Frente Nacional de Resistencia Popular nato dopo il golpe del 2009 contro il presidente Zelaya. All'età di 18 ho acquisito una certa visibilità a livello nazionale per la mia lotta a favore dei diritti delle persone diversamente abili. Sono stato tra i fondatori del movimento degli indignati, nato nel 2015 per esigere, di fronte alla corruzione e all'impunità dilaganti nel Paese, una Comisión Internacional contra la Impunidad en Honduras simile a quella che operava in Guatemala. E ho appoggiato la lotta contro l’incostituzionale ricandidatura di Juan Orlando Hernández.

Hai denunciato una rete di tratta di persone. Come funziona?

La rete di tratta, vincolata al narcotraffico, è attiva in Messico, Centroamerica, Venezuela, Colombia, Perù, Cile, Bolivia, Spagna e Marocco. E in Honduras, dove conta sul sostegno di settori politici e militari, della polizia e del controllo migratorio, funziona attraverso un'associazione apparentemente impegnata ad aiutare persone non udenti, l'Asociación de sordos de Honduras (Ash). È questa ong che si nasconde dietro il sequestro di mia sorella, in seguito al quale ho iniziato a indagare per mio conto, girando le informazioni raccolte alle autorità honduregne, le quali mi hanno negato qualsiasi protezione e si sono ben guardate dall'indagare su questa rete. Ho denunciato tutto questo in Honduras, ma mi sono rivolto anche alla Commissione interamericana per i diritti umani, alle Nazioni Unite, alla Acnur, e anche all'Unione Europea, che ha finanziato la mia uscita dal Paese. Credo che sia stato proprio il fatto di aver presentato il mio caso a livello internazionale a salvare la mia vita e quella della mia famiglia.

Qual è il livello di coinvolgimento del governo di Juan Orlando Hernández con il crimine organizzato?

Diversi ministri e consiglieri del suo governo sono stati indagati dalla Dea, l'agenzia federale anti-droga degli Stati Uniti, per narcotraffico, compreso il suo stesso fratello Juan Antonio Hernández, attualmente in carcere negli Usa per traffico di cocaina. Ma il Paese soffre anche di un altissimo livello di corruzione, insieme alla violazione del principio di separazione fra i poteri dello Stato.

A partire dal colpo di Stato contro il presidente Zelaya la situazione sembra essere precipitata. Ci sono speranze di cambiamento?

Dopo il golpe promosso dall'oligarchia e dal governo degli Stati Uniti tutto è peggiorato, a livello economico, sociale e politico. Sotto il governo Zelaya il paese stava muovendo diversi passi avanti: non a caso l'ex presidente, che io conosco personalmente e considero una brava persona, gode ancora dell'appoggio di una buona parte della popolazione. In Honduras, tuttavia, l'indignazione è più forte della speranza. Il problema è la mancanza di leadership, perché l'opposizione è divisa e molti dirigenti cedono alle pressioni, come è avvenuto durante la grande mobilitazione del 2015 contro la corruzione, la cosiddetta Marcha de las antorchas. Mentre quelli che lottano veramente vengono uccisi, sono fatti sparire, sono arrestati o costretti all'esilio. C'è tanta gente però che è animata da buone intenzioni e non si lascia intimidire.

Sei rimasto deluso dalla Svezia?

La Svezia è un paese bellissimo, caratterizzato da un'alta qualità della vita e da un ottimo sistema educativo e sanitario. Ma in questo momento la politica migratoria svedese sta violentando i diritti delle persone diversamente abili, come me e come mia sorella. Nell'ultima riunione sostenuta per telefono con le autorità migratorie mi hanno detto esplicitamente che a loro non interessava che fossimo persone disabili.

* Erlin Mejia-Andino con Manuel Zelaya Rosales, ex Presidente dell'Honduras, in una foto tratta dal suo archivio personale

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