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Il bene comune rende

Il bene comune rende "morale" l'uso del vaccino anti-Covid. Nota del Dicastero vaticano

È morale usare vaccini anti-Covid se provengono da cellule di feti abortiti? A questa domanda risponde positivamente la Congregazione per la Dottrina della Fede con una “Nota” pubblicata oggi dal Bollettino della Sala Stampa vaticana. Il dicastero vaticano ha ritenuto di dover intervenire con una chiarificazione anche perché «vi sono stati differenti pronunciamenti sui mass media di Vescovi, Associazioni cattoliche ed Esperti, fra loro diversificati e talvolta contraddittori, che hanno anche sollevato dei dubbi riguardo alla moralità dell’uso di questi vaccini».

La Nota si rifà all’Istruzione Dignitas Personae , secondo la quale «”esistono responsabilità differenziate” di cooperazione al male. Per esempio, “nelle imprese, che utilizzano linee cellulari di origine illecita, non è identica la responsabilità di coloro che decidono l’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione”. In questo senso – prosegue – quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili (ad esempio in Paesi dove non vengono messi a disposizione dei medici e dei pazienti vaccini senza problemi etici, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o quando si distribuiscono vari tipi di vaccino nello stesso Paese ma, da parte delle autorità sanitarie, non si permette ai cittadini la scelta del vaccino da farsi inoculare) è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione».

Spiega a seguire la Nota che «la ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l'uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota». Al contempo, «il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave», «in questo caso, la diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-1917». É tuttavia da sottolineare che «l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso».

«In ogni caso, dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione – aggiunge la Nota della CdF – dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune».

È interessante l’annotazione finale: «Infine, vi è anche un imperativo morale, per l'industria farmaceutica, per i governi e le organizzazioni internazionali, di garantire che i vaccini, efficaci e sicuri dal punto di vista sanitario, nonché eticamente accettabili, siano accessibili anche ai Paesi più poveri ed in modo non oneroso per loro. La mancanza di accesso ai vaccini, altrimenti, diverrebbe un altro motivo di discriminazione e di ingiustizia che condanna i Paesi poveri a continuare a vivere nell'indigenza sanitaria, economica e sociale».

*Foto di Gerhard G. da Pixabay, immagine originale e licenza

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