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Governo Draghi? Tante incognite, ma il futuro non è segnato

Governo Draghi? Tante incognite, ma il futuro non è segnato

È ancora tutto da vedere, le incognite superano le certezze, ma “No, Draghi non è simile a Monti”. Così titola uno stralcio de “La lunga marcia nella società”, in uscita nel numero di marzo de Gli Asini, firmato da Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci!, alla quale aderiscono numerose realtà laiche e di ispirazione religiosa come ActionAid, Altreconomia, Arci, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione per la Pace, Beati i Costruttori di Pace, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Emergency, Emmaus Italia, Fondazione Finanza Etica, Legambiente, Lunaria, Mani Tese, Nigrizia, Pax Christi, Un ponte per… e WWF Italia.

«Con l’avvento di Draghi nella politica italiana – spiega Marcon – i paragoni con il governo Monti di dieci anni fa si sono moltiplicati, ma fuori luogo». A quei tempi Monti era stato chiamato per tagliare la spesa pubblica, con politiche di austerità, per tenere il Paese dentro i vincoli del Patto di Stabilità europeo. All’opposto, «oggi Draghi deve gestire una immensa mole di finanziamenti, fare politiche di investimenti pubblici ed è libero dai vincoli europei. Monti doveva fare politiche restrittive e di tagli, oggi Draghi può fare politiche espansive e di spesa».

Diverso è anche il background da cui provengono i due: «Monti è un professore bocconiano, Draghi un banchiere gesuita. Monti si è formato nel milieau neoliberista, Draghi ha avuto come maestri i gesuiti e il keynesiano Federico Caffè. Monti si è dimostrato un politico sui generis, naif; Draghi nei suoi anni di BCE ha dimostrato di essere un fine politico, trattando con la Merkel e Macron, e soprattutto di sapere, da buon gesuita, come funziona il potere. E sempre da buon gesuita nella crisi di governo (la prima volta nella storia delle crisi di governo) consulta anche le parti sociali e non solo i partiti».

L’avvento di governi tecnici nella storia del Paese ha segnato, secondo Marcon, il fallimento di un’epoca politica e l’avvento di una “novità” (dopo Ciampi arrivò Berlusconi, dopo Monti i 5Stelle). «E dopo Draghi le incognite sono veramente molte: sicuramente verrà spazzato via l’equilibrio – chiamiamolo così – di questi anni, sostituito da qualcosa di nuovo, che includerà forze e leader nuovi o quasi, forgiati probabilmente ancora una volta dalla temperie populista e mediatica. E dai poteri economici». Draghi non è Monti e, sebbene il quadro sia già stato delineato dalle precedenti politiche neoliberiste, Sbilanciamoci! saprà verificarlo «alla prova dei fatti. Che per noi sono quelli di una nuova politica economica fondata sul lavoro, sulla sostenibilità e la riconversione fiscale, la lotta alle diseguaglianze e il welfare, il rafforzamento del sistema sanitario pubblico e l’istruzione».

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