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Una miniera di rame ingoierà il luogo sacro degli Apache

Una miniera di rame ingoierà il luogo sacro degli Apache

Una gigantesca compagnia mineraria potrebbe entrare in possesso, dall’11 marzo, della Oak Flat (vicino a Superior, Arizona), a meno che non intervenga un giudice federale o direttamente la nuova Amministrazione Usa e il Congresso.

La Oak Flat, in lingua apache Chich'il Bildagoteel, è un territorio sacro per molte tribù indigene dell’Arizona ed era protetto dagli anni ‘50. Ma fa parte dei 2.422 acri della Tonto National Forest che il Governo federale ha accettato di scambiare con i proprietari della Resolution Copper (Risoluzione miniera di Rame) in cambio di 5.459 acri di terra nel sud-est dello stesso Stato posseduti dalla compagnia. Gli Apache, in particolare il gruppo Stronghold, e altri nativi americani hanno usato questa terra per pregare, raccogliere piante medicinali, tenere cerimonie e onorare coloro che vi furono sepolti, ed è più di un decennio che lottano, sostenuti dagli ambientalisti, perché non si dia vita al progetto di scavo del rame (partire da 7.000 piedi sotto la superficie) che lascerebbe un cratere largo quasi 2 miglia sulla superficie, distruggendo Oak Flat.

Resolution Copper (RCM) è una joint venture di proprietà di due gigantesche società minerarie straniere,  Rio Tinto (che vi partecipa al 55%) e BHP Billiton (45%), formata proprio per sviluppare e gestire la ricchezza mineraria della Oak Flat. È stato nel dicembre 2014 che il Congresso Usa ha approvato – includendo un emendamento dell'ultimo minuto al budget obbligatorio del Dipartimento della Difesa – il trasferimento di Oak Flat sotto il controllo privato di Resolution Copper, esentandola dalle leggi federali di protezione dei siti significativi dal punto di vista religioso, culturale, antropologico e ambientale.

Il 12 febbraio scorso il Center for Biological Diversity insieme ad altre formazioni ambientaliste ha presentato un'ingiunzione preliminare per fermare quello scambio di terra. Ingiunzione che, il 15 febbraio, è stata respinta dal giudice distrettuale Steven Logan , secondo il quale il gruppo di Apache non aveva la facoltà di contestare il progetto.

Il progetto di Resolution Copper si avvantaggia anche della favorevole Dichiarazione finale di impatto ambientale (FEIS) effettuata dal Servizio forestale degli Stati Uniti che l’ha conclusa a gennaio scorso. Secondo Randy Serraglio del Center for Biological Diversity, la FEIS non è valida: «Era chiaro – ha detto – che il documento è stato portato a termine in fretta senza considerare i diversi modi in cui questo progetto danneggerebbe l'approvvigionamento idrico, il paesaggio, la fauna selvatica e, naturalmente, gli interessi culturali degli Apache che vi abitano». La FEIS era necessaria per rendere possibile lo scambio di terre. I protettori di Oak Flat affermano che l'amministrazione Trump ha spinto perché il rapporto fosse pubblicato prima di lasciare l'incarico.

Gli Apache sperano ancora che qualcosa succeda prima che la Resolution Copper entrerà in possesso del sito. Ci sono due progetti di legge “Save Oak Flat Acts” (H. 665 e S 173) depositati al Congresso che abrogherebbero il trasferimento e fermerebbero la miniera. «Joe Biden – ha detto ancora Serraglio – è in procinto di annullare una lunga lista di cose corrotte e dannose per l'ambiente che Trump ha fatto mentre usciva dalla porta della Casa Bianca», potrebbe ritirare la FEIS e il Congresso potrebbe finalmente approvare il Save Oak Flat Act.

*Arte rupestre dei nativi americani. Foto tratta da pxfuel.com, immagine originale e licenza

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