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“L’Italia che si vaccina in parrocchia”: un reportage di “Famiglia Cristiana”

“L’Italia che si vaccina in parrocchia”: un reportage di “Famiglia Cristiana”

Dall’Aula Paolo VI del Vaticano alle numerose parrocchie – come l’Oratorio San Giorgio di Mercurago ad Arona, Santa Croce di Borgomanero (Novara), Santa Maria della Grotticella a Viterbo, San Francesco di Paola a Lamezia Terme – sono sempre più numerosi gli spazi non liturgici prestati dalle diocesi italiane per eseguire vaccinazioni anti-Covid. Nella convinzione – ha spiegato don Giancarlo Moroso, parroco di Santa Croce a Borgomanero, raggiunto dal periodico dei paolini – che «anche così si può interpretare, attualizzandola, l’opera di misericordia “visitare gli infermi”».

È un viaggio lungo “L’Italia che si vaccina in parrocchia” il dossier pubblicato sul nuovo numero di Famiglia Cristiana, a cura di Annachiara Valle. Ed p anche un omaggio al contributo della fitta rete territoriale delle parrocchie che si rimboccano le maniche per il rilancio del Paese.

Tutto ebbe inizio il 9 gennaio, con le parole di papa Francesco: «Vaccinarsi è un fatto etico». Dopo aver ascoltato quelle parole, il parroco di Santa Maria della Grotticella a Viterbo, don Pino Curre, «ha subito chiamato il vescovo, monsignor Lino Fumagalli, il sindaco e la Asl e ha messo a disposizione i locali dell’oratorio», ricostruisce la giornalista.

Poi è arrivato l’accordo con la Cei e così, molte parrocchie, “ferme” a causa della pandemia, hanno provvisoriamente riadattato spazi di socialità, di catechesi e di attività oratoriali e culturali in veri e propri centri vaccinali, in sinergia con le Asl e le forze dell’ordine, e nel pieno rispetto di tutte le norme igieniche e per il contenimento del contagio.

«Come pastori – ha spiegato mons. Salvatore Gristina (arcivescovo di Catania e presidente della Conferenza episcopale siciliana) – abbiamo voluto dare un messaggio di speranza e di solidarietà nei confronti delle persone più fragili: gli anziani e chi vive nelle periferie della nostra terra, a cominciare dai piccoli paesi, dove coloro che devono fare la profilassi sono costretti diversamente a spostarsi per decine di chilometri».

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