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Grave, inadeguato, ideologico: la bozza del nuovo Piano energia e clima del governo Meloni

Grave, inadeguato, ideologico: la bozza del nuovo Piano energia e clima del governo Meloni

Il 29 giugno scorso, il ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha avviato il percorso di aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) – il testo che definisce gli obiettivi nazionali al 2030 di riduzione delle emissioni climalteranti e di transizione alle energie sostenibili – inviando a Bruxelles una prima bozza di aggiornamento.

Una bozza che delude fortemente le associazioni ambientaliste italiane: in una nota congiunta, WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & enviroment chiedono al ministro «trasparenza e coerenza». Il testo presentato a Bruxelles, scrivono le organizzazioni, «sembra non avere una visione chiara, è contraddittorio e, pur dicendo di voler perseguire la decarbonizzazione, prende per buoni molti diversivi per rallentarla».

Si poteva fare molto di più sugli obiettivi relativi alle rinnovabili elettriche, fermi al 65% entro il 2030 quando anche le organizzazioni di settore invitavano a lasciar andare il freno a mano del governo. Lo stesso vale per l’eolico e il fotovoltaico: la bozza del novo Pniec parla di nuove installazioni per 75 GW mentre uno studio di Elettricità Futura auspicava un obiettivo minimo a 85 GW. Obiettivi, in definitiva, molto poco ambiziosi e non adeguati alla sfida in corso.

Sul fronte opposto, denuncia la nota, il Pniec «continua ad assegnare un ruolo troppo rilevante al gas naturale» «e alle infrastrutture connesse». Come i decantati nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna, che «non sono assolutamente serviti a superare la fase critica, non essendo ancora operativi, ma costeranno cari a contribuenti e consumatori». In merito, aggiungono le organizzazioni, risulta «particolarmente inquietante la benedizione del “metodo Piombino”, definito quasi una best practice da estendere a tutto: una semplificazione estrema che ha saltato tutti i passaggi che tutelano ambiente e sicurezza, anche della popolazione, mentre per le fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, le autorizzazioni continuano a impiegare anni».

Pollice verso anche sul ruolo assegnato all’idrogeno la cui estrazione assorbe tantissima energia che dovrebbe provenire solo da fonti rinnovabili. L’idrogeno, inoltre, «vista la limitata disponibilità che se ne avrà anche in futuro, andrà destinato solo a quei settori e ambiti che non possono essere direttamente elettrificati».

Secondo le organizzazioni firmatarie, le idee poco chiare e con il freno a mano tirato del governo rischiano anche di frenare la transizione verso un modello decarbonizzato, perché il mondo industriale che non sa in che direzione il Paese intende andare da qui al 2030.

Altro passo falso del governo Meloni: contro ogni ambizione di transizione e conversione, la previsione di consumo dei carburanti nei trasporti al 2030 resta la stessa del 2021 (40 milioni di tonnellate) e, dunque, la mobilità elettrica «è prevista solo come aggiuntiva».

La destra italiana «sembra voler puntare solo su un forte incremento del consumo di carburanti di origine biologica», che sono fortemente inquinanti e che creerebbero una nuova dipendenza dai mercati stranieri.

Infine, le organizzazioni puntano il dito su «un altro aspetto grave e puramente ideologico» che emerge nella bozza del Piano, e cioè «la forte e ingiustificata apertura al nucleare di cosiddetta “nuova generazione”», che resta irrealizzabile e pericoloso.

Leggi la nota sul sito del WWF

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