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"Vita Pastorale": il premierato all'italiana un pericolo per il Paese

Sul numero 11 di dicembre di Vita Pastorale, mensile dei paolini, il gesuita e scrittore Francesco Occhetta commenta la proposta di riforma costituzionale approvata il 3 novembre scorso dal Consiglio dei Ministri «come un fulmine a ciel sereno». La riforma che prende il nome della ministra con delega Casellati, spiega Occhetta, intende modificare gli articoli 88 (potere del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere), 92 (nomina del presidente del Consiglio) e 94 (mozione di fiducia e sfiducia al governo) della Carta costituzionale. Recuperando le critiche di Amato e Galli, il gesuita storce il naso di fronte alla formula di «premierato all’italiana» proposta dal governo Meloni, definendola «populista e autoritaria». Secondo il commentatore di Vita Pastorale «la proposta cambia sia la natura della forma di Stato (che da parlamentare diventerebbe semi-presidenziale), sia le funzioni del presidente della Repubblica, a cui non spetterebbe più sia il potere di nomina del premier sia il potere di sciogliere le Camere». Con il pericoloso effetto, insomma, di indebolire il ruolo del capo dello Stato, «organo di garanzia dell’unità nazionale» e di consegnare poteri istituzionali enormi a una minoranza politica.

«Il cammino verso l’approvazione è lungo e tortuoso», conclude Occhetta; «la maggioranza di governo mira ad approvare la riforma in prima lettura prima delle elezioni europee di giugno 2024 e proporre il referendum confermativo nella primavera 2025. Nel frattempo, il cardinale Zuppi, presidente Cei, ha ricordato: «Per un’efficace riforma è indispensabile creare un clima costituente, capace di coinvolgere quanto più possibile le varie componenti non solo politiche, ma anche culturali e sociali».

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