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Il premio a Francesco Zanardi della “Rete L’Abuso”, «un segnale che qualcosa sta cambiando»

Il premio a Francesco Zanardi della “Rete L’Abuso”, «un segnale che qualcosa sta cambiando»

Tratto da: Adista Notizie n° 43 del 06/12/2025

42454 CREMONA-ADISTA. Un coraggioso attivista che da decenni con «coraggio e costanza» denuncia la pedofilia nella Chiesa: Francesco Zanardi, fondatore e anima della Rete L'Abuso, ha ricevuto con questa motivazione il 26 novembre scorso a Cremona la menzione speciale come “Testimone del nostro tempo” nell'ambito del Premio Nazionale Lea Garofalo, istituito quattro anni fa dall'associazione Dioghenes A.p.s, che edita la testata Wordnews.it. Lea Garofalo, giovane donna calabrese che nel 2009 pagò con la vita la sua scelta di ribellarsi alla 'ndrangheta divenendo testimone di giustizia, è divenuta il simbolo della lotta alla criminalità organizzata e di una resistenza che si forma già a partire dai banchi di scuola. Il premio, infatti, è conferito a classi e scuole che hanno inviato lavori sul tema della giustizia (“La mafia teme più la scuola che la giustizia”, è stato detto citando il magistrato Antonino Caponnetto) ed è un'occasione per riflettere, oltre che sull'esempio di Lea, anche sul tema della violenza contro le donne, in concomitanza con la Giornata del 25 novembre.

Il premio prevede anche una menzione speciale dei “Testimoni del nostro tempo“: famliari di vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, testimoni di giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni. Ed è in questa veste che, nella quarta edizione del premio, Francesco Zanardi è stato scelto: sopravvissuto agli abusi sessuali del suo parroco, don Nello Giraudo, perpetrati quando era solo un bambino, Francesco è riuscito con la sua determinazione e la sua forte motivazione a denunciare non solo gli abusi subiti personalmente, ma a mettere in piedi un organismo che difende e sostiene da molti punti di vista tante altre vittime. Il suo dolore è diventato una battaglia civile che si è sostanziata nella Rete L'Abuso, associazione che dal 2010 offre empatia, ascolto, supporto giuridico, accompagnamento a chi ha subito un abuso clericale. Non solo: oltre a documentare i casi di abusi in Italia (ha creato un enorme database, che finora è l'unico nel nostro Paese), la sua azione di promozione della trasparenza e della giustizia e di sensibilizzazione dell'opinione pubblica lo ha visto più volte rivolgersi alle istanze internazionali di protezione dei minori. È stato premiato per «il suo instancabile impegno a denunciare gli abusi sessuali commessi all'interno della Chiesa, e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo»: così le motivazioni della menzione. «Ha trasformato il dolore in battaglia, l'esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico. Ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l'opinione pubblica nel nome della verità e della dignità. Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l'impegno civile che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la menzione speciale del Premio nazionale Lea Garofalo».

È la prima volta che un premio nazionale, tradizionalmente dedicato a mafie, criminalità organizzate e femminicidio, si apre alle vittime di abusi del clero. «Quello consegnato a Francesco non è solo un premio: è un segnale che qualcosa sta cambiando», ha scritto Luciana Esposito sulla testata che dirige, Napolitan.it. «In un Paese dove per decenni gli abusi nel clero sono stati sepolti sotto silenzi, imbarazzi e complicità, vedere un attivista come Zanardi riconosciuto come simbolo del coraggio civile segna un’evoluzione importante». «Lea Garofalo – prosegue Esposito – denunciò la ’ndrangheta sapendo cosa rischiava. Zanardi denuncia un altro tipo di potere, diverso ma capace di generare lo stesso dolore e la stessa solitudine nelle vittime. Mettere questi due mondi sullo stesso palco non è una provocazione: è una scelta culturale, quasi politica. Questo premio non celebra una persona: celebra tutti quelli che, come Francesco Zanardi, trasformano una ferita in parole che illuminano». 

 

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