Il cambiamento “scava” anche nella Chiesa
Tratto da: Adista Notizie n° 1 del 10/01/2026
Un anno. Per chi lo vive è un’eternità, per l’eternità è un attimo! Per il mondo il 2025 è stato pieno di contraddizioni, come gli altri anni: guerre che stentano a concludersi, finti accordi di pace, intere popolazioni colpite da calamità, naturali o provocate, che scappano verso territori che potrebbero accoglierli ma che li rifiutano o li sfruttano. Nell’anno appena trascorso si è avuta la percezione che il ricorso alla violenza stia diventando la soluzione dei conflitti nelle coppie e tra gruppi di giovani.
Per la Chiesa cattolica il 2025 è stato l’anno del giubileo poco sentito, della morte di papa Francesco e dell’elezione di papa Leone XIV. È continuata la celebrazione di un sinodo lunghissimo sulla sinodalità, che stenta a concludersi, e che finora è stato ininfluente sulla vita della Chiesa, non ha dato risposte alle poche richieste che vengono dalla base, non ha prodotto cambiamenti. Un sinodo che ha parlato di ascolto, senza ascoltare la base della Chiesa; facendo finta di farlo inserendo nel sinodo qualche laico e qualche donna appositamente scelti perché siano ininfluenti.
Forse vale la pena raccontare ai padri e alle madri (poche!) sinodali l’esperienza che ha vissuto la mia prima comunità parrocchiale, dimostrando che quando, anziché cercare di imbrigliarlo, si lascia libero il vento dello Spirito Santo di “soffiare dove vuole”, si vivono sempre esperienze positive.
Nel 2002, dopo 10 anni da parroco nella comunità di Sant’Angelo a Scala, un piccolo paese della provincia di Avellino, fui “rimosso” dal vescovo di allora, contro la volontà della comunità. Siccome venivo accusato di “creare turbamento” ai fedeli della parrocchia con il mio comportamento, i fedeli dissero al vescovo di non essere affatto turbati. Non furono ascoltati. Allora occuparono una chiesetta chiusa da anni e cominciarono una protesta non violenta per rivendicare quei diritti che appartengono ai fedeli laici.
Come simbolo di quella protesta, scelsero “‘o Ruofolo”, il grillotalpa, un animaletto del sottosuolo che infesta le nostre campagne. Esso divenne la sintesi di oltre un anno e mezzo di resistenza all’ingiustizia subita dalla comunità.
Il grillotalpa è un animaletto resistente, ma ha anche la possibilità positiva di guardare le cose da un punto di vista altro, dove il sotto diventa sopra e viceversa. Lo stesso, il medesimo mondo, ma guardato da un punto di vista diverso da quello comune.
Scrissero in quei giorni i fedeli laici protagonisti di quella vicenda rara, ma non unica nella Chiesa: «La gerarchia cattolica ci ha costretto a guardare le cose da angolazioni scomode, dalle quali nessuno si mette mai ad osservare, ma ci siamo resi conto che da questa prospettiva inusuale è più bello: si notano cose che dallo scontato e noioso punto di vista “normale” non si vedono mai, si scoprono sfumature invisibili e, soprattutto, si osserva con curiosità e con libertà, senza che ci sia nessuno a dirti come e cosa guardare».
Poi, sentendo l’esigenza di partecipare all’Eucaristia e non sapendo come fare, decisero, tutti insieme, di celebrarsela da soli!
Non è poco per una comunità di un piccolo paese di montagna della “periferia dell’impero” che, oltre a tridui, novene e processioni, non si era mai occupata di “cose di Chiesa”.
Penso – e voglio sperare! – che il volto della Chiesa cattolica stia cambiando più di quanto si immagini: è ormai impossibile pensare a essa come un monolito, del tutto corrispondente al dettato dei numerosissimi documenti vaticani. Nonostante le aperture minime di papa Francesco, a Roma c’è chi sembra non rendersi conto che i tempi sono cambiati. Negli ultimi anni si è, insomma, intensificato un divario profondo tra la dottrina ufficiale e le coscienze dei fedeli che tocca tanti aspetti dei rapporti tra messaggio cristiano e mondo moderno. La domanda è, allora, come sopravvivrà la fede cristiana alla rigidità istituzionale, ai ritorni di clericalismo, di fondamentalismo, di integralismo, a tratti di vere e proprie tentazioni teocratiche, di culto della personalità nei confronti del papa. Per fortuna il futuro del cristianesimo, nelle singole comunità e nel mondo, non è affidato solamente alla quantità di documenti stampati a Roma.
Ripensando a quanto avvenuto nella mia parrocchia di Sant’Angelo a Scala, ai frutti portati dalla comunità, mi permetto di dare un consiglio, non richiesto, ai vertici della Chiesa cattolica: date più spazio ai fedeli laici, alle donne, a chi vive quotidianamente le sfide di testimoniare il Vangelo nelle realtà concrete. Ascoltateli veramente. Rendeteli protagonisti.
Rendete possibile quanto già il Concilio Vaticano II ha affermato nella Costituzione sulla Chiesa Lumen gentium, a proposito dei rapporti tra i laici e la gerarchia: i laici «hanno la facoltà, talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa».
Soprattutto liberate lo Spirito Santo dalla gabbia dottrinale nella quale lo avete rinchiuso e lasciatelo libero di soffiare vita per far nascere, finalmente, una Chiesa-altra!
Vitaliano Della Sala è parroco a Mercogliano (AV) e responsabile della mensa-dormitorio della Caritas diocesana di Avellino
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