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Educazione civile, non armi. A Catania la marcia nazionale per la pace

Educazione civile, non armi. A Catania la marcia nazionale per la pace

Tratto da: Adista Notizie n° 1 del 10/01/2026

42473 CATANIA-ADISTA. In migliaia sotto una pioggia intermittente hanno attraversato le strade di Catania nel pomeriggio e nella serata del 31 dicembre per la 58.ma marcia nazionale per la pace, promossa dalla Commissione episcopale problemi sociali, lavoro, giustizia e pace della Cei, insieme all’arcidiocesi etnea e soprattutto alle associazioni cattoliche pacifiste fra cui Azione Cattolica, Acli, Agesci, Caritas, Movimento dei Focolari, Libera e Pax Christi.

Il titolo scelto, “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante”, richiama gli ultimi appelli di papa Leone XIV per «contrastare la deriva bellicista che attraversa l’Europa e il mondo». «Viviamo un tempo segnato da guerre, riarmo e paura», affermano le associazioni. «Torna ad affermarsi il principio arcaico del si vis pacem, para bellum, mentre crescono le spese militari a discapito di giustizia sociale, welfare e tutela dell’ambiente. In questo contesto, mettere in discussione la corsa agli armamenti, fino al tema rimosso delle armi nucleari presenti anche nel nostro Paese, diventa un dovere civile e spirituale, non una posizione ingenua o ideologica». Ed ecco allora la marcia per la Pace di Capodanno, che la Chiesa italiana promuove dal 1968, come «gesto pubblico di preghiera, testimonianza e responsabilità storica, per ribadire che la guerra è una follia, come dimostrano i drammi in corso in Terra Santa, in Ucraina, in Sudan e in tanti conflitti dimenticati. È un invito a non rassegnarsi alla “globalizzazione dell’impotenza”, ma a scegliere la via della pace come costruzione concreta e quotidiana».

Non è stata casuale la scelta di Catania, luogo simbolico nel cuore del Mediterraneo. «Un mare – proseguono le associazioni – che può essere ponte di incontro tra i popoli o frontiera di morte; uno spazio che richiama la visione di Giorgio La Pira, che vedeva nel Mediterraneo il “grande lago di Tiberiade”, centro di pace per le nazioni». Allora marciare a Catania «significa affermare con chiarezza che l’Italia non può essere ridotta a piattaforma della “guerra mondiale a pezzi”, né il Mediterraneo trasformato in un cimitero di migranti».

«In questo momento storico è necessario “vigilare e ed essere generativi”, perché ci sono nel mondo tante guerre», ha scritto nel messaggio alla diocesi per Natale e per il nuovo anno l’arcivescovo di Catania mons. Luigi Renna, che ha anche aperto il convegno “Dai segni del potere, al potere dei segni” (una frase di don Tonino Bello) del 30-31 dicembre che ha preceduto la marcia. «Oggi si parla non solo di legittima difesa, ma di riarmo di intere nazioni, come non se ne parlava da novanta anni, quando si cominciavano a riempire gli arsenali per la seconda guerra mondiale – ha proseguito Renna –. Il mito delle armi torna a livello internazionale, persiste nelle cantine dove sono nascoste quelle di tanti che hanno scelto di essere il braccio armato della criminalità. Si torna a pensare una “leva obbligatoria” dimenticando che non c’è nulla di più urgente che l’istruzione, la carità, la giustizia, che forse meriterebbero qualche incoraggiamento in più nell’educazione civile e religiosa dei nostri ragazzi. La violenza è dilagante anche nelle città e nei paesi, con continui allarmi sulla sicurezza, e la sola repressione non basta. La legittima difesa è opportuna a tutti i livelli, ma in nessuna partita che si voglia vincere si gioca solo in difesa, è l’attacco della pace è la nonviolenza, quello che ci permetterà di crescere in una convivenza pacifica».

«Con il riarmo, l’aumento delle spese militari e la proposta di riattivare la leva, l’Italia è in prima fila nella preparazione della guerra, mentre l’articolo 11 della nostra Costituzione sembra ormai archiviato», ha spiegato mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, nell’introduzione ai lavori del convegno durante il quale sono interventi anche il giornalista e attivista pacifista Antonio Mazzeo (“Dalla Sicilia al Mediterraneo, un mondo in guerra”), i responsabili per l’Italia della Comunità dell’Arca Enzo Sanfilippo e Maria Albanese (“La coscienza dica no alla guerra”), gli esponenti delle associazioni Carlo Cefaloni (Movimento dei focolari), Francesco Scoppola e Graziana Messina (Agesci), Giuseppe Notarstefano (Azione Cattolica italiana), Ignazio Maugeri (Acli), don Renato Sacco, Antonio De Lellis e Adriana Salafia (Pax Christi), don Pasquale Cotugno (Caritas italiana) e don Luigi Ciotti (Libera). «Corsa agli armamenti, economia di guerra e linguaggio pubblico violento ci allontanano dalla pace, bisogna educare le coscienze alla nonviolenza e a scelte etiche per la vita e non per la morte, a cominciare dal disinvestimento nelle banche e nelle fabbriche armate», ha aggiunto il direttore nazionale della pastorale sociale e del lavoro della Cei, don Bruno Bignami, che ha rilanciato i principali contenuti della recente nota dei vescovi su “Educare a una pace disarmata e disarmante” (v. Adista Notizie n. 45/25).

Nel pomeriggio del 31 dicembre la marcia attraverso la città, in cinque tappe: la chiesa di San Biagio con un videomessaggio del card. Pierbattista Pizzaballa, la parrocchia del Crocifisso della Buona Morte con le testimonianze della cooperativa “Trame di quartiere”, piazza Cutelli sul dialogo interreligioso, il porto sul mondo in guerra e piazza San Francesco su educazione e pace, nel solco di Danilo Dolci e don Pino Puglisi. Alle 21 la messa nella chiesa di San Benedetto, presieduta dall’arcivescovo Renna. E l’appello finale delle associazioni che hanno ribadito «il dissenso motivato verso la cultura della guerra e la logica del riarmo; la necessità di investire nell’educazione alla pace, alla nonviolenza e all’obiezione di coscienza; l’urgenza di un’economia di pace e di una conversione ecologica integrale, difendendo il lavoro da ogni ricatto legato alla produzione di armi; l’impegno per la cooperazione internazionale, la diplomazia popolare e la difesa civile non armata e nonviolenta; la volontà di riaprire un serio dibattito pubblico sul disarmo nucleare e sull’adesione ai trattati internazionali di messa al bando delle armi atomiche».

La Marcia di Catania, hanno concluso, «è un segno di speranza e di responsabilità. Un atto collettivo per dare voce al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana e per rilanciare il sogno di un’Europa capace di essere potenza di pace nel mondo». 

*Foto da Unsplash, immagine originale e licenza 

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