Nessun articolo nel carrello

Settimanali diocesani: Venezuela, un blitz nel segno degli affari. E della guerra

Settimanali diocesani: Venezuela, un blitz nel segno degli affari. E della guerra

Tratto da: Adista Notizie n° 3 del 24/01/2026

42489 ROMA-ADISTA. Il blitz statunitense in Venezuela e il rapimento di Nicolás Maduro non lascia indifferente la stampa diocesana. Che non vi sia feeling tra mondo cattolico e Trump lo scriviamo da tempo. Ma dietro le aspre critiche dei settimanali cattolici all’operazione condotta dal tycoon in Venezuela c’è anche altro. Non è solo per l’ammissione del presidente Usa – apertamente sfacciata e provocatoria – che dietro quell’operazione ci siano interessi geopolitici e petroliferi. È soprattutto per la consapevolezza che l’assetto mondiale, che aveva retto – tra mille contraddizioni – per 70 anni, sta rapidamente crollando. Che cioè un equilibrio basato su rapporti multilaterali tra gli Stati egemoni fondato su un (fragile) diritto internazionale e su organismi internazionali come l’Onu sembra ormai dichiaratamente superato (oltre che apertamente dileggiato) dalla politica estera statunitense, rendendo sempre più possibile lo scenario da “Terza Guerra mondiale a pezzi” prefigurata da papa Francesco. Contro questa prospettiva la stampa diocesana propone il rilancio del ruolo delle Nazioni Unite, unico baluardo contro l’imposizione della legge del più forte e di una politica neocoloniale che rischia di trasformare il mondo in un terreno di scontro tra le due superpotenze ormai rimaste in campo, ossia Cina e Stati uniti. Una nuova Yalta, insomma, come suggerisce La voce e il tempo. Con la differenza che Usa e Urss inaugurarono nel 1945 una fase denominata Guerra “fredda”, segnata dal dominio sulle rispettive sfere di influenza. Mentre oggi il conflitto sembra scaturire dal tentativo di insidiare (commercialmente o militarmente) la sfera di influenza del nemico. Di seguito, una rassegna di commenti. 

La voce e il tempo (11/1), “Venezuela, un blitz nel segno del petrolio”, Giampiero Gramaglia:

«Sono azioni al di fuori d’ogni legalità – «atti di pirateria», è una definizione ricorrente dalle Nazioni Unite all’opposizione democratica negli Stati Uniti – che però la comunità internazionale denuncia, quando lo fa, in toni sommessi: il timore d’incappare nelle ire del presidente Usa Donald Trump induce acquiescenza e subordinazione.

Il 2026, che già eredita dal 2025 una guerra e mezza, parte con l’handicap della politica estera muscolare e pretestuosa del magnate Presidente, che batte pugni sul tavolo a destra e a manca, tranne che nei confronti degli ‘uomini forti’ suoi compari, specie i presidenti russo Vladimir Putin e cinese Xi Jin ping. L’intento è distrarre l’opinione pubblica del suo Paese dalle promesse mancate e dall’economia claudicante. […]».

Il popolo (Udine, 15/1), “Il corto circuito dei diritti umani”, Simonetta Venturin:

«(...) la violenza è stata messa in atto non a difesa di principi e diritti ma per bramosia di terre e potere: come dimostrano di continuo l’invasione dell’Ucraina ora incagliata nella lotta per la regione del Donetsk, le continue violenze espansive in Cisgiordania, le mire sul petrolio venezuelano e sulle ricchezze – anche strategiche – della Groenlandia.

(...) A tal proposito il papa stesso si è definito turbato per la “debolezza del multilateralismo” e ha ricordato come si sia oggi “infranto il principio, stabilito dopo la Seconda guerra mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui”, indicando come urgenti e necessari “gli sforzi affinché le Nazioni Unite siano più efficienti”».

La voce e il tempo (Milano-Torino, 11/1) “Trump e l’Italia che si nasconde”, Mario Berardi:

«A Natale la Russia di Putin ha rifiutato la tregua con l'Ucraina chiesta da Papa Leone XIV a nome dell'intera umanità; a Capodanno gli Stati Uniti di Trump hanno aggredito il Venezuela e deportato il Presidente Maduro (minacciando anche la Groenlandia); negli stessi giorni, la Cina di Xi Jinping ha rivendicato con forza la sovranità su Taiwan, circondando militarmente lo stato asiatico. Russia, USA, Cina sono gli artefici del nuovo Patto di Yalta, che divide il mondo secondo zone di influenza decise dalla logica del “più forte”: agli Stati Uniti Il continente sudamericano (e una parte del Medio Oriente, con Israele), alla Russia l'Ucraina con un occhio sull’Europa), alla Cina Taiwan e vaste aree asiatiche.

Torniamo alla logica ottocentesca degli Stati autoritari e imperiali, come aveva profeticamente denunciato. Presidente Mattarella (...)»

Vita trentina (Trento, 8/1), “Un crinale apocalittico, l’esordio del 2026”, Diego Andreatta:

«Questo Capodanno “di pace” 2026 – segnato dalle bombe su Kyiv, dai rigori del freddo a Gaza e dal blitz USA a Caracas condannato dall’ONU – ci porta ancora a misurarci con lo spettro di quel “crinale apocalittico” sul quale Giorgio La Pira già nel 1965 vedeva sospesa l’umanità: intendeva quella sottile demarcazione fra la possibilità di una convivenza umana e l’abisso di un’escalation militare destinata con il potenziale atomico ad essere letale per tutto il pianeta. Ci troviamo oggi davanti ad un minaccioso “multipolarismo” (la tensione fra un numero crescente e sempre più forte di superpotenze con armi atomiche, ognuna per sé, tutti contro tutti) e l’angoscia aumenta con il dato perentorio dell’aumento annuale del 9,4% delle spese militari (fonte mondiale ISPI), citato espressamente dal Papa americano, per la prima volta in un messaggio pontificio.

Eppure la manifestazione per la pace di Rovereto, guidata dall’Arcivescovo, così come l’affollato incontro a Lavis con padre Alex Zanotelli e tante altre iniziative di approfondimento e di preghiera per la pace, esprimono anche la fiducia che proprio adesso che accordi e trattative sembrano più lontane si possa superare la terribile opzione del crinale apocalittico».

La voce del popolo (Brescia, 8/1), “Venezuela: il sonno della diplomazia”, Luciano Zanardini:

«Non abbiamo bisogno dell'affermazione del diritto del più forte. L'attacco degli Stati Uniti in Venezuela con l'arresto di Maduro è un precedente pericoloso. Come ha affermato anche Pax Christi International "tali dimostrazioni di forza sono in palese contrasto con il diritto internazionale e rischiano di legittimare azioni simili da parte degli Stati più potenti. Facendo eco alle parole di Leone XIV, si chiede la cessazione immediata delle azioni militari in Venezuela, continuando a schierarsi fermamente dalla parte di una pace giusta e disarmata".

Non possiamo, però, ignorare il fatto che la situazione in Venezuela era ormai fuori controllo: corruzione, povertà, assenza di cure sanitarie e di libertà... Per non parlare di un Presidente (Edmundo González Urrutia) eletto dal 70% dei suoi concittadini ma costretto a rimanere all'opposizione. Maduro è un dittatore. L'ennesimo che ci consegna la storia. L'attribuzione del Nobel a Marina Corina Machado era stato un segnale di interesse nei confronti di un popolo costretto a emigrare per sopravvivere.

L'intervento americano (peraltro annunciato da tempo) evidenzia anche la crisi permanente delle Nazioni Unite e di una geopolitica telecomandata dagli interessi economici. Non solo americani. Basti pensare che un gigante dai piedi d'argilla come il Brasile, con il suo presidente Lula, ha sempre difeso l'operato di Maduro. Lo stesso discorso vale per Putin in Russia».

La difesa del popolo (Padova, 10/1), “Un altro pezzo della terza guerra mondiale. Il Venezuela e il domino planetario sulla pace”, Luca Bortoli:

«I fatti venezuelani hanno immediatamente sfregiato questo 2026. Dopo la pace di facciata raggiunta tra Israele e Hamas, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump un giorno assicurava che anche per il fronte ucraino l’intesa con la Russia era raggiunta al 90 per cento, il giorno dopo firmava l’attacco in grande stile portato a Caracas con tanto di cattura del presidente Maduro e conseguente incarceramento a Brooklyn e relativo processo con l’accusa di narcotraffico.

Un’operazione del genere – promossa dal Paese che da un anno a questa parte è tornato a presentarsi come il poliziotto (e il paciere) del pianeta – stacca dalla residua unità pacifica l’ennesimo pezzo della terza guerra mondiale, tristemente profetizzata da papa Francesco. Ma non solo. L’uso della forza contro uno Stato sovrano rischia di minare qualsiasi sforzo per lo spegnimento di uno degli altri sessanta focolai di combattimento accesi nel mondo. Sulla natura repressiva e illegale del governo Maduro c’è poco da dubitare, ma l’uso della forza e la rimozione di un capo di stato come conseguenza di una scelta unilaterale rivelano l’irresponsabilità di un’azione politica americana che appare guidata dalla sola bussola del puro interesse nazionale: non a caso, nella conferenza stampa da Mar-a-Lago di sabato 3 gennaio Trump ha parlato espressamente di petrolio (il Venezuela pare essere il principale detentore di oro nero conosciuto sulla Terra) e del ruolo delle grandi imprese americane della loro estrazione e commercializzazione. (...)

Dobbiamo prendere atto che dopo una generazione di statisti che, quanto meno su scala Occidentale, aveva saputo unire per prosperare nel nome dei diritti umani, l’inizio del terzo millennio ci vede alle prese con una schiera di governanti per i quali i rapporti tra i popoli sono basati, appunto sulla paura e sulla forza».

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.