"La Giustizia e noi": recensione al libro di Mauro Sentimenti in vista del Referendum
L’importante saggio scritto da Mauro Sentimenti, La Giustizia e noi, editore Pendragon, con la bella prefazione di Domenico Gallo, non avrà probabilmente la notorietà che meriterebbe nella campagna elettorale referendaria e non riuscirà a contribuire in modo soddisfacente a fornire argomenti allo schieramento per il NO nel referendum costituzionale sulla legge Meloni/Nordio.
Legge Meloni/Nordio, che ha la pretesa di cambiare ben 7 articoli della Costituzione e che ricorda – per contrasto – l’insegnamento del prof Alessandro Pace che ci ha insegnato che le modifiche alla Costituzione del 1948 debbono essere precise e puntuali.
Sappiamo che la tentazione di autonominarsi nuovi padri costituenti ha avuto diversi adepti negli schieramenti parlamentari, anche dell’attuale opposizione, non sempre memore che la Costituzione resta mentre i governi e le maggioranze passano.
Sulla Costituzione italiana deve tornare una riflessione di fondo, meno episodica, ricordando che quella degli Usa ha avuto dal 1776 un numero limitato di emendamenti.
La nostra Costituzione è il frutto di un crogiolo di circostanze straordinarie, alcune tragiche come le devastazioni della seconda guerra mondiale e la camicia di forza del fascismo, altre innovative come il sorgere di nuove forme politiche, sociali e culturali innervate nel corpo vivo della lotta al nazifascismo.
Una Costituzione per un’Italia moderna ed aperta alla dialettica democratica, superando la lunga fase delle ristrette èlites al potere che non hanno saputo evitare né il fascismo né la guerra, per una democrazia di massa, partecipata.
Quella temperie straordinaria di condizioni politiche e umane non è facilmente ripetibile e non basta avere competenze giuridiche e costituzionali, occorre una presenza, come si sarebbe detto anni fa, di grandi masse popolari protagoniste sulla scena del paese.
Il messaggio dello scritto di Sentimenti è importante per contribuire a far vincere il No ma anche per il dopo referendum. L’auspicio è che la legge Meloni/Nordio venga bocciata il 22/23 marzo e che la vittoria del No dia la forza per riportare il parlamento al ruolo centrale previsto dalla Costituzione, mentre si è lasciato imporre un testo dal governo senza poterne cambiarne una virgola.
Come scrive Sentimenti ci sono passaggi della legge Meloni/Nordio scritti male, incongruenti, alcuni incostituzionali, ad esempio l’alta Corte disciplinare, sono altresì nuclei patogeni il sorteggio al posto dell’elezione dei magistrati componenti del Csm e la sua divisione in due, che si spiegano solo con l’intento di comprimere il ruolo fondamentale della magistratura, quindi la sua autonomia e indipendenza.
Da questa esperienza dobbiamo trarre la conseguenza che deve finire il tempo in cui alla Costituzione vengono imputate le incapacità del governo politico proprie dei partiti che ne hanno la responsabilità. La legge Meloni/Nordio ha questo stigma e punta a togliere di mezzo la presunta invadenza della magistratura e gli inciampi della Costituzione per liberare l’azione del governo dai vincoli.
Per un’eterogenesi dei fini le destre al governo hanno contribuito a chiarire che bisogna distinguere i rari casi in cui la Costituzione può essere meritevole di limitate e puntuali modifiche dalla stragrande maggioranza delle condizioni in cui invece la responsabilità è di chi governa, che non capisce che sbaglia le scelte politiche e quindi se la prende con la Costituzione.
Le destre al governo hanno pensato che la responsabilità delle difficoltà economiche, della mancata crescita, degli occupati formati in Italia che se ne vanno all’estero, dei migranti di cui abbiamo bisogno ma che si vogliono scacciare o peggio ignorare lasciandoli in una condizione subumana, fosse del green deal e che l’unica politica economica possibile fosse di lasciare le briglie sul collo alle imprese, al mercato.
Una follia, proprio quando gli Usa mandano al macero intere biblioteche economiche perché quello che conta è solo la prepotenza del più forte, la potenza militare e una visione egoistica delle relazioni mai vista prima.
È una visione ideologica sbagliata che ha impedito alle destre nostrane di capire il buono che c’era nelle misure per il rinnovo del patrimonio edilizio, delle misure contro la povertà e che potrebbe esserci in una politica del lavoro fatta di diritti e di condizioni migliori (salario minimo, ecc.) per garantire un reddito accettabile.
È significativo stato che un PM di Milano abbia accolto la richiesta dei riders, accompagnati dalla Cgil, di mettere sotto accusa aziende che vivono su caporalato e salari indecenti, non solo nelle consegne a domicilio.
Il Pm si è mosso bene, si è richiamato all’articolo 36 della Costituzione, ha nominato un commissario per le aziende che deve garantire la continuità del lavoro e insieme il superamento della vergogna di uno sfruttamento inumano.
Le destre hanno spinto la loro ideologia sbagliata al limite e questo ha chiarito all’opposizione che non si può continuare a subire.
Pensiamo all’articolo 11 della Costituzione – l’Italia ripudia la guerra – quando Giorgia Meloni non aveva altro per resistere alla pressione di Trump per il board of piece e per la guerra in Iran si è nascosta dietro l’articolo 11. Viva la Costituzione.
La Costituzione ha bisogno di piena attuazione più che di cambiamenti. Rileggiamola e diffondiamola perchè è il frutto di un crogiolo forse irripetibile di dolore e di speranza. Sarebbe molto utile aprire una riflessione di massa sulla Costituzione, perché contiene antidoti importanti per resistere alla distruzione delle sedi e delle regole internazionali dei problemi nel mondo.
L’idea di un governo dei problemi mondiali proposto da Roosevelt, consapevole che una guerra così spaventosa non avrebbe dovuto tornare più, oggi è capovolta da Trump e diventa moltiplicazione dei conflitti, come aveva temuto e profetizzato papa Francesco.
Dobbiamo fare i conti senza infingimenti con tentazioni ed errori del passato come l’autonomia regionale differenziata come risulta nel titolo V nel 2001. Oppure con leggi elettorali maggioritarie senza affrontare il problema dei quozienti qualificati presenti in diversi punti della Costituzione.
La questione è attuale perché le destre vogliono una legge elettorale che consenta loro di restare al potere anche in caso di risultato elettorale risicato. Ricordiamo che Giorgia Meloni deve tutto al rosatellum che le ha regalato nel 2022 il 59% dei parlamentari con il 44% dei voti sul 64 % dei votanti.
L’opposizione deve recuperare il ruolo della Costituzione, chiarendo che i rappresentati debbono poter scegliere chi li rappresenta e la rappresentanza non deve essere garantita da premi di maggioranza distorsivi della realtà.
L’attuale opposizione ha nella Costituzione un punto di forza che dovrebbe impugnare come bandiera per l’alternativa alle destre, costruendo a partire da essa politiche che guardano al futuro, puntando alla ricostruzione di un’Europa diversa da quella di oggi, alla ricostruzione delle sedi internazionali e dei diritti da rispettare. Nell’auspicio che l’eversione antidemocratica di Trump negli Usa e a livello internazionale finisca dopo le elezioni di novembre negli Usa.
Trump non è un matto arrivato al potere, o almeno non solo, è l’espressione violenta e senza regole della formazione di potenti multinazionali nei settori avanzati che hanno accumulato soldi e potere in una dimensione mondiale al punto da ritenere che le regole e le leggi degli stati siano inciampi da superare. Sentimenti affronta la crisi dell’ordine internazionale durato 80 anni, lasciando il posto a una sorta di ritorno agli spiriti animali dell’origine ma con un potere cresciuto a dismisura e senza regole.
L’istantanea dell’insediamento di Trump dice più di qualunque discorso: ci sono poteri molto forti proiettati a livello mondiale che non sopportano più vincoli e regole che Trump è chiamato ad eliminare. Se poi interi volumi di economia e di diritto finiranno al macero non li riguarda, hanno il potere e vogliono esercitarlo senza ostacoli e in questo quadro il confine tra interesse privato e interesse pubblico è semplicemente cancellato.
Questo conferma che la Costituzione è la nostra bandiera più forte e sicura, nella speranza che il voto del 22/23 marzo la conservi intatta anche nel titolo IV sulla magistratura.
* Alfiero Grandi è vicepresidente del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC)
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