Sul periodico dell’Ac Parolin attacca mercanti di morte e uso politico della fede
Tratto da: Adista Notizie n° 15 del 18/04/2026
42588 ROMA-ADISTA. «La logica del più forte è sempre esistita», ma «specie negli ultimi anni, la diplomazia, la creatività diplomatica, l’attitudine al negoziato, sono via via venute meno», «l’opzione bellica viene presentata come risolutiva, quasi inevitabile, piegando il diritto internazionale a proprio piacimento. Mentre al contempo la diplomazia appare muta, incapace di attivare strumenti alternativi. Sembra venuta meno la coscienza del valore della pace, la coscienza della tragicità della guerra». Nelle settimane in cui la tensione fra Usa-Iran raggiunge il massimo livello – con il presidente Usa Donald Trump che ha minacciato di distruggere «un’intera civiltà», appunto quella iraniana – e Israele scatena una nuova guerra contro il Libano, dopo il genocidio del popolo palestinese, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin in un’ampia intervista al trimestrale di approfondimento dell’Azione Cattolica Dialoghi fa il punto sulla situazione geopolitica globale e sull’azione diplomatica della Santa Sede. A partire dalla crisi del multipolarismo, anzi da un nuovo multipolarismo ispirato però dal «primato della potenza», cioè «dal perseguire sempre e soltanto il primato e talvolta il predominio del proprio Paese, invocando il diritto internazionale soltanto quando fa comodo e purtroppo ignorandolo in tanti altri casi», per esempio su Gaza. «Molti governi si sono indignati per gli attacchi contro i civili ucraini da parte dei missili e dei droni russi, imponendo sanzioni agli aggressori. Non mi sembra che sia accaduto lo stesso con la tragedia della distruzione di Gaza», spiega Parolin, che rilancia il magistero di papa Leone XIV e papa Francesco. È «un’utopia – aggiunge – pensare che la pace sia garantita dalle armi anche perché non si tiene conto degli enormi interessi economici che sono in gioco. Nel giugno 2025, Leone XIV, intervenendo alla 98ª Assemblea plenaria della Roaco (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali), ha detto: “Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta? La gente è sempre meno ignara della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte e con le quali si potrebbero costruire ospedali e scuole; e invece si distruggono quelli già costruiti!”. Noi crediamo fermamente che gli arsenali vadano svuotati, a partire da quelli nucleari. Non possiamo fingere di non ricordare che qualche decennio fa erano stati sottoscritti accordi importantissimi per una progressiva riduzione delle armi atomiche. Accordi che ora sono stati lasciati cadere e non vengono rinnovati per dare ancora più mano libera alla costruzione di strumenti di morte micidiali, in grado di annientare la vita sulla Terra. Vorrei ricordare in proposito che in un celebre discorso a Hiroshima, nel 2019, papa Francesco ha definito immorale non soltanto l’uso, ma anche il possesso delle armi atomiche».
E sul cosiddetto Board of Peace per Gaza inventato da Trump ribadisce la assoluta contrarietà della Santa Sede, che «è stata invitata a parteciparvi come membro ma, dopo aver esaminato la proposta, ha deciso di non aderirvi» (v. Adista Notizie n. 8/26). Anche perché, prosegue il segretario di Stato vaticano, «considero necessaria la partecipazione degli organismi internazionali e degli stessi palestinesi, perché non è possibile decidere il futuro della Striscia ignorando i suoi legittimi abitanti che sono cittadini dello Stato di Palestina, un’entità da salvaguardare di fronte a ogni volontà di annessione, che è contraria alle risoluzioni delle Nazioni Unite e ai principi basilari della giustizia».
Infine sull’uso politico dei valori cristiani – per esempio da parte dell’amministrazione Trump, soprattutto dal vicepresidente, il cattolico convertito James D. Vance – Parolin è chiaro: «Non mi dispiace quando ascolto politici che si riferiscono ai valori cristiani e li indicano come il faro della loro azione. Parlo in generale e per tutti: il punto è che la fede cristiana, con le sue conseguenze, non è un banco di esposizione di vari prodotti la cui scelta è lasciata nelle mani dell’acquirente. Non possiamo dire di amare e difendere la vita e preoccuparci solo di quella dei nascituri senza considerare che è vita anche quella dei migranti che muoiono in mare, delle donne e dei bambini che non hanno di che sfamarsi, dei popoli devastati dalle armi che produciamo e vendiamo». Un discorso che ben si adatta anche alla destra di governo di casa nostra.
*Foto presa da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza
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