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Usura La sfida è cambiare i modelli di vita

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 12 del 31/01/2009

“Da soli non ce la facciamo a combattere questa battaglia. Dobbiamo farla insieme, o saremo solo come dei barellieri; ma non è quello che volevamo fare da grandi”. Ha concluso così, don Marcello Cozzi, con un velo di tristezza, il suo infervorato intervento al convegno sul volontariato di frontiera della Fondazione Tavazza. Parla di usura, quella piovra contro cui lotta da tempo in Basilicata, che stringe alla gola famiglie e imprese, ma che nella crisi economica vede le vittime spesso alleate dei carnefici. Infatti, dopo essersi svenati, aver lavorato a lungo solo per pagare i debiti, spesso gli usurati riconoscono agli usurai il “merito” di averli salvati.

E don Marcello non si dà pace. Nemmeno, o forse ancor più, dopo aver ricevuto una minacciosa busta con due proiettili: “due confetti” li hanno chiamati gli anonimi e vigliacchi spedizionieri.

Gli abbiamo chiesto se vede segnali di un aggravarsi del fenomeno a causa del peggioramento della situazione economica.

“Sì, ma è un fenomeno a cui stiamo assistendo purtroppo già da 3-4 anni. La categoria degli usurati si sta allargando. Ai nostri centri si presentano sempre più spesso famiglie monoreddito che non ce la fanno più. Le notizie ci parlano di aziende in crisi, piccole e grandi, ma dietro di esse (soprattutto quelle più piccole) ci sono le famiglie, con il loro carico di sofferenze e di problemi”.

 

Come vede, da sacerdote, soprattutto al Sud, il bisogno d’indebitarsi anche per ragioni di festeggiamenti in occasione di celebrazioni sacramentali?

“Purtroppo conta l’orizzonte culturale dell’immagine nel quale viviamo un po’ tutti. Conta molto lo stile di vita che si conduce, anche per questioni di prestigio personale, nei confronti degli altri, di chi ti sta vicino. Giorni fa nel comitato stavamo valutando se concedere la garanzia per un prestito. E ci domandavamo: la persona ha sì i requisiti per la restituzione, ma sarà capace di rivedere il proprio modello di vita che ora deve essere dimezzato? È disposta a ridurlo drasticamente? Sta qui, nel contesto del ciclone economico che stiamo attraversando, la sfida educativa che tutte le istituzioni si devono porsi: come e in che misura rimodulare il nostro sistema di vita”

 

Lei però sta denunciando un pericoloso abbassamento della guardia, nei confronti del problema. Da cosa lo deduce?

“Vedo fare un ragionamento che non mi convince. Il parametro di valutazione del fenomeno è spesso quello delle denunce: siccome stanno calando vuol dire che si sta riducendo l’impatto. Niente di più sbagliato. È il contrario. Il fenomeno aumenta. C’è un’usura prevalentemente sommersa, del vicinato, del porta-a-porta, più diffusa e casereccia. Manca la percezione che si è vittima di un reato, perché se gli istituti di credito riducono il credito legale, gli usurai sembrano essere dei “benefattori”, gli unici che aprono il portafogli, anche se a tassi elevatissimi, nei momenti difficili. La parola usurai manca quasi sempre sulla bocca di coloro che vengono da noi per richiedere un aiuto. Stiamo assistendo ad una sorta di mutazione genetica del fenomeno, quasi senza accorgercene”.

 

Cosa possono fare da un lato la Chiesa e dall’altro lo Stato per contrastare l’usura?

“La Chiesa sta già facendo molto. Oltre alle Fondazioni più conosciute sento parlare di moltissime parrocchie e centri Caritas sempre più impegnati a costituire Fondi di garanzia per persone che hanno difficoltà di accedere al credito. Ma ora bisogna fare un salto di qualità: la Chiesa deve schierarsi senza indugio dalla parte dei deboli, fare uno sforzo per provare a “dar fastidio” ai forti, lavorare per impedire la costruzione di quei sistemi che, quando esplodono, lasciano sul terreno folle di emarginati.

Lo Stato dovrebbe cercare di essere meno schizofrenico. Se da una parte ci sono norme e azioni positive contro l’usura dall’altra è indecente che si faccia una promozione così forte per il gioco e le scommesse. Da noi pochi giorni fa è venuta una persona che ha perso in un anno 150mila euro in lotterie. È solo la punta di un fenomeno diffusissimo e che crea enormi problemi”.

È una brutta bestia l’usura, conclude don Marcello. E ricorda la frase di un usuraio che il prete ha smascherato e fatto arrestare: “Dica al suo amico (l’usurato) che il tempo si paga”. Sì, ammette sconsolato, forse questi sono gli anni in cui tutto si deve pagare salato. Persino il tempo.

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