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Le finte scissioni

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 42 del 30/11/2013

A guardare la Storia dal punto di vista di un credente che non si adegua al “dato” né si rassegna all’“accaduto”, e tanto meno scende a compromessi perché redditizi, la storia della Destra italiana era tutta scritta nella XII Disposizione transitoria della Costituzione italiana: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».

Nel 1993, Silvio Berlusconi ha sdoganato il Msi di Gianfranco Fini, invitando a votarlo sindaco di Roma. È stato l’inizio della modifica della Costituzione, obiettivo essenziale del ventennio del venditore di Arcore che così ha fatto scempio di ogni principio etico, della storia, della Resistenza, grembo da cui è nata la Repubblica italiana. 50 anni dopo, questo signore, entrato in politica non per amore dell’Italia, ma unicamente per proteggere i suoi loschi interessi, ha portato il fascista Fini alla vice presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero degli Esteri e alla presidenza della Camera.Nel 1960 i moti di Genova avevano fatto cadere il governo Tambroni che voleva governare con i fascisti; prima ancora, De Gasperi si era opposto a Pio XII per non portare nel governo di Roma i fascisti e aveva pagato amaramente questa opposizione. Berlusconi non solo ha legittimato il fascismo, ma ne è divenuto espressione esplicita, basando la politica sul ricatto e la corruttela.

Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a ogni forma di abiezione da parte di una consistente porzione del mondo cattolico a favore di Forza Italia prima e del Popolo delle Libertà dopo, fino a quando la misura degli scandali non ha raggiunto livelli di tragicità e di vergogna internazionali tali che non si è potuta più contenere. La gerarchia cattolica è stata ed è complice del degrado politico, istituzionale, sociale ed economico in cui Berlusconi e i suoi partiti/proprietà l’hanno scaraventata senza pudore e senza ritegno. Se la Cei di Camillo Ruini, cardinale interventista, avesse semplicemente messo in pratica il proprio magistero, come il documento “Educare alla legalità. Per una cultura della legalità nel nostro Paese” (4 ottobre 1991), oggi l’Italia non sarebbe al penultimo respiro, non avremmo avuto i governi Berlusconi, i fascisti al governo e il vuoto politico e morale in cui oggi sprofondiamo. L’Italia sarebbe un’altra e forse vi sarebbe una destra di cui non vergognarsi.

In quel documento i vescovi, eccezionalmente profetici per una ventata di Spirito Santo, anticiparono le storture, i pericoli e i danni in cui sarebbe precipitata la nazione senza una “cultura di legalità”. Licenziato il documento, però, come svegliati dal letargo di profezia, che evidentemente non si addice loro, cominciarono a trescare, ad accordarsi con il drago voglioso di “sacrifici verginali”, tacquero anche di fronte alle più ignobili ignominie, presero denaro, imposero leggi e manomisero la democrazia del Paese. Colpevolmente. Peccaminosamente.

Oggi assistiamo al disfacimento del Pdl, conseguenza diretta della decadenza ignominiosa del proprietario, e all’ipotesi di rinascita del Msi. La scissione del Pdl è stata una pantomina concordata tra Berlusconi, Napolitano e Letta; Alfano è sempre il cameriere esecutore a prescindere. Con la sceneggiata, malore finale del capo dolorante incorporato, tutti salvano la faccia: Berlusconi che può gridare, Letta che non cade e una nuova escrescenza di destra che sta al governo a presidiare gli interessi del capo. Dietro la nascita di questa accozzaglia c’è sempre il card. Ruini, mai pensionato, mons. Fisichella, parte della Cei, e Comunione e Liberazione. Obiettivo: spaccare il Pd con un richiamo per le allodole. Il Pd pe-rò si spacca da solo e ci riesce bene.Il male oscuro dell’unità politica dei cattolici non riesce proprio a morire e i vescovi hanno bisogno di un braccio secolare politico per non apparire troppo, specialmente nell’era di Francesco, papa inviso e da tenere sotto controllo. La finta scissione serve a controllare il governo e la politica dalla maggioranza e dall’opposizione, da dentro e da fuori, in nome del laicismo e in nome dei principi cristiani tanto cari a Formigoni, a Berlusconi, a Bagnasco, a Ruini e a Fisichella.

Berlusconi ha impedito la nascita di una destra decente, democratica, liberale perché il suo obiettivo è stato ed è salvare se stesso dalla galera, le proprie aziende dal fallimento, a spese degli italiani che credono ancora agli asini che volano. I cattolici e la gerarchia vaticana ed episcopale che li sostengono e appoggiano in cambio di posti, lembi di potere e interessi corporativi, davanti alla Storia, sono responsabili del degrado del popolo cui hanno succhiato lo spirito democratico e altruista, inchiodandolo al destino di un uomo perverso, corrotto, corruttore e delinquente perché evasore, come sancito in via definitiva da una sentenza della Repubblica italiana. «Ahi, serva Italia»! A noi l’improba sentenza.

* Prete, Genova

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