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La “questione cattolica” è archiviata?

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 22 del 14/06/2014

La Camera dei deputati ha approvato il cosiddetto divorzio breve. Si passa da tre a un anno per lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio. Una misura di buon senso. Quando una coppia adulta assume una decisione di tale portata non saranno certo i due anni aggiuntivi a generare un ravvedimento.

Tuttavia merita notare due cose: 1) il progetto di legge è passato quasi all'unanimità, con il limitatissimo dissenso di pochi deputati che hanno ritenuto di scorgere una valenza ideologica in un provvedimento che si limita alla tempistica del procedimento; 2) solo qualche anno fa, in Parlamento, fu affossata una legge quasi identica. 

Mi chiedo perché. Cosa è successo in questo breve lasso di tempo?

Almeno quattro cose. La prima: l'insediamento di un Parlamento affollato di giovani e di donne. Diciamo pure – comunque si giudichi la cosa – più liberale e secolarizzato. A smentita di chi, ai vertici della Conferenza episcopale italiana, si era illuso che quel processo avesse subìto una inversione di tendenza, anche grazie a una gerarchia ecclesiastica più interventista su partiti, Parlamento e governi. 

La seconda: la svolta di papa Francesco, il quale, a dispetto di certi luoghi comuni, non è meno sensibile dei suoi predecessori al valore, anche umano e civile, del matrimonio, ma lo affida più alla positiva proclamazione del Vangelo della famiglia e alla formazione di coscienze e comunità che non alla forza (illusoria) delle leggi. 

La terza: la forza politica conquistata da Renzi sembra scoraggiare gli stessi uomini di Chiesa dall'ingaggiare con lui un confronto/conflitto paragonabile a quello che fu ingaggiato con Prodi (come dimenticare il Family Day?) e che contribuì non poco al logoramento sino alla caduta dei suoi due governi. Basti notare come la Camera si sia espressa senza l'eco di pressioni esterne di stampo ecclesiastico. A testimonianza che, purtroppo, anche la Chiesa non è insensibile ai rapporti di forza con partiti e governi. Debole Prodi, forte Renzi. Si aggiunga che, in un Partito democratico monocratico, rischia di instaurarsi una sindrome unanimista (basti pensare all'estemporanea adesione al Partito socialista europeo senza dibattito alcuno, con un voto nella direzione del Pd con 121 sì e 1 no!).

La quarta, tutta politica: a destra si è smesso di recitare la parte di chi è sensibile ai valori cristiani e familiari al solo scopo di accreditarsi presso il mondo cattolico e di lucrare consenso su materia divisiva per lo schieramento avversario; a sinistra e, segnatamente, dentro il Pd, dopo la travolgente vittoria di Renzi alle europee, come d'incanto si sono dissolti quei “casi di coscienza” in passato così frequenti e sospetti di una qualche strumentalità. Utili cioè a marcare il territorio e a presidiare quote dentro un partito concepito o quantomeno praticato come confederazione di cordate. Tra le quali quella asseritamente cattolica o meglio ex Dc.

Sono osservazioni un po' severe e finanche maliziose ma utili a segnalare il carico di ambiguità che ci si è portati dietro a lungo nel rapporto tra etica e politica, coscienza e legge, Chiesa e Parlamento. Che la “questione cattolica” nella politica italiana sia quasi scomparsa è una buona cosa. Ma, per paradosso, tempi, modi e motivazioni quasi mi preoccupano...

* Senatore Pd; impegnato nell’associazione “Città dell’Uomo”

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