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Fascioleghisti all’attacco. Forza Nuova e Salvini contro il vescovo e il parroco pro immigrati

Fascioleghisti all’attacco. Forza Nuova e Salvini contro il vescovo e il parroco pro immigrati

ROMA-ADISTA. Sono sempre in prima fila per rivendicare le «radici cristiane dell’Europa» e inchiodare crocefissi nelle aule scolastiche, ma ai fascisti e ai leghisti – ormai sempre più una cosa sola: fascioleghisti – i vescovi e i preti che si schierano dalla parte degli immigrati proprio non piacciono.

Lo dimostrano due episodi accaduti negli ultimi giorni.

Il primo, nella notte fra venerdì e sabato, ad Avezzano, popoloso Comune abruzzese in provincia dell’Aquila. Militanti neofascisti di Forza Nuova (movimento politico fondato da Roberto Fiore e Massimo Morsello, condannati negli anni ‘80 per associazione sovversiva e banda armata, quando gravitavano nella galassia dell’estrema destra extraparlamentare) affiggono a pochi metri dalla cattedrale uno striscione in cui è scritto: «Per il vescovo prima i clandestini, per Forza Nuova prima gli italiani». La colpa di mons. Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, secondo i forzanovisti? Quella di predicare e di praticare in diocesi l’accoglienza verso gli immigrati. «Andiamo avanti con il Vangelo», la replica pacata di mons. Santoro (per un saggio del cattolicesimo in salsa nazionalista di Forza Nuova, basta leggere il punto n. 6 del manifesto programmatico del movimento: «Forza Nuova chiede il ritorno in vigore del Concordato del 1929 con cui lo Stato italiano riconosce alla Chiesa Romana il suo ruolo di guida spirituale del popolo e pone i giusti confini tra opera dello Stato e opera della Chiesa. Forza Nuova ritiene essenziale che la Fede che ha accompagnato il nostro popolo per duemila anni, venga custodita e trasmessa fedelmente alle future generazioni respingendo la cultura nichilista e laicista oggi imperante»).

Il secondo episodio comincia venerdì a Spoleto (Pg) e continua anche in queste ore sul web. Don Gianfranco Formenton, veneto di origine ma da anni a parroco a Sant’Angelo in Mercole, all’indomani della rivolta anti-immigrati di Quinto di Treviso – dove la popolazione, spalleggiata dal “governatore” leghista del Veneto Luca Zaia, ha respinto il trasferimento di un centinaio di profughi in un residence del Comune –, ha affisso un cartello sul portone della sua parrocchia in cui si legge: «In questa Chiesa è vietato l’ingresso ai razzisti…tornate a casa vostra!», e le parole di Gesù del Vangelo di Matteo «Ero straniero e non mi avete accolto… Lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno». La foto del cartello sul portone fa il giro del web, raccogliendo centinaia di commenti di diverso segno. Non può astenersi dal dire la sua Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, paladino dei presepi nelle scuole: «Don Gianfranco Formenton, parroco a Spoleto, attacca la Lega, parlando di razzismo, odio, squadrismo, Hitler e Mussolini» (sic!), scrive Salvini sul proprio profilo facebook. «“Vietato l’ingresso ai razzisti” si legge all’ingresso della “sua” chiesa. Forse il parroco preferisce gli affaristi alla Mafia Capitale? Preferisce gli scafisti, gli schiavisti, i terroristi? Povera Spoleto e povera Chiesa, se questo è un prete…». Sobria anche la replica di don Formenton, contattato da un giornale locale: «È un invito delicato a tornare a casa, a riflettere che la Casa del Popolo di Dio non è il posto per chi rifiuta di accogliere i poveri, un monito, legittimo, doveroso, ricordare ai razzisti che questa non è la loro casa, ci si devono sentire stranieri in questa casa. Mi pare che Gesù sia stato più duro di me annunciandogli il fuoco eterno».

Ma più che il papa (qualche settimana fa attaccato dallo stesso Salvini sempre sul tema immigrazione), i vescovi o i preti che si schierano dalla parte degli immigrati, ai fascioleghisti non piace il Vangelo: va bene il cattolicesimo quando può essere brandito come religione civile contro islamici, omosessuali ed emarginati, ma non il Vangelo della fraternità e della giustizia.   

* Foto di Carlo Alfredo Clerici, tratta dal sito Flickr, licenzaimmagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

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