Nessun articolo nel carrello

Legge di Bilancio referendaria?

Legge di Bilancio referendaria?

Tratto da: Adista Notizie n° 37 del 29/10/2016

Solo in Italia viene presentata una legge di bilancio senza un testo scritto, né tabelle che illustrino dettagliatamente entrate e uscite. Non accade in alcun Paese europeo, forse perché qui siamo avanti, si usano le slide di una bella presentazione al computer e si fanno tanti annunci, è la rottamazione bellezza! Quella approvata dal Consiglio dei Ministri resta così aleatoria e fumosa, che gli uffici del Tesoro e la Ragioneria Generale dello Stato non sanno a cosa riferirsi e come dare il via libera, dato che le misure esposte e le coperture così sommariamente annunciate non sono ancora scritte e documentate. A Bruxelles il tesoro ha inviato una sorta di programma generale di manovra all’interno del Documento Programmatico di Bilancio e lì pare si siano limitati a osservare che servono i numeri e dati. Anche perché in quel testo c’è un rapporto Deficit/PIL al 2,3%, invece del 2% precedentemente concordato e accordato, con una crescita complessiva  prevista del PIL all’1%, che è già ottimista di suo. Il deficit maggiore viene giustificato con le più ampie spese sostenute per l’emergenza migranti e il terremoto, che il Governo stima in 4 miliardi di euro e Bruxelles in soli 1,6. Ma per ora il giudizio è sospeso e secondo i regolamenti arriverà solo il 30 novembre, quattro giorni prima del referendum per evitare ulteriori tensioni con l’Italia.

Dunque la manovra di bilancio dovrebbe essere di circa 27 miliardi di euro, di cui più della metà, cioè 15,1, necessari a evitare un aumento dell’IVA dovuto alla clausola di salvaguardia che scatterebbe automaticamente in caso di sforamento. Quello che colpisce di più di questa legge di bilancio e che arricchisce il dibattito sugli organi di stampa, ma anche nelle chiacchiere da bar, è il messaggio fortemente diseducativo verso l’opinione pubblica e il cittadino contribuente di due punti fondamentali una tantum. Si tratta di un paio di condoni, più o meno mascherati con termini maggiormente accattivanti come sanatoria o inglesismi vari, che ricordano tanto la finanza creativa dei tempi di Tremonti. 

Il primo punto, che dovrebbe portare un paio di miliardi, è la seconda versione della voluntary disclosure, cioè il rientro dall’estero di capitali nascosti al fisco, ma che stavolta riguarda pure il nero domestico, cioè tutti quei soldi presenti in Italia ma sconosciuti all’erario e che qualche perfida lingua ha già soprannominato Legge Fabrizio Corona, riferendosi ai liquidi che il celebre tatuato nascondeva nel controsoffitto. La tassazione su questi capitali dovrebbe essere del 30% e cioè ben più bassa dell’aliquota irpef più alta che è al 43%. Non bisogna dimenticare inoltre che in tutto questo nero ci potrebbero essere anche guadagni provenienti da attività illegali e non solo dall’evasione fiscale. 

Il secondo punto è l’abolizione di Equitalia, che poi abolizione non è, visto che sarà assorbita dall’Agenzia delle Entrate e che prevede come corollario (ecco il secondo condono che dovrebbe portare altri 4 miliardi) la rottamazione delle cartelle esattoriali emesse per oltre 50 miliardi di euro. Anche qui il messaggio è dannoso oltre che diseducativo, perché pare che saranno cancellate sanzioni e interessi di mora a favore di un solo 3% di aggio per la riscossione, il che farà apparire fesso il contribuente onesto che potrebbe pure contrariarsi (mai sottovalutare l’ira dei miti). Tutto ciò in una nazione dove ogni anno vengono evasi 109 miliardi di imposte e dove, secondo il recentissimo rapporto 2016 su povertà ed esclusione della Caritas, gli indigenti ammontano a 4 milioni e 600 mila, pari a un milione e mezzo di famiglie e circa 500 mila poveri in più rispetto all’anno precedente, il peggior dato dal 2005. Di loro questa manovra pare non occuparsi né accorgersi, visto che la priorità pare essere solo il sì al referendum costituzionale che risolve ogni cosa. Ma siamo seri!

Pierstefano Durantini è giornalista, aderente al gruppo romano di Noi Siamo Chiesa

Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.

Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!

Condividi questo articolo:
  • Chi Siamo

    Adista è un settimanale di informazione indipendente su mondo cattolico e realtà religioso. Ogni settimana pubblica due fascicoli: uno di notizie ed un secondo di documentazione che si alterna ad uno di approfondimento e di riflessione. All'offerta cartacea è affiancato un servizio di informazione quotidiana con il sito Adista.it.

    leggi tutto...

  • Contattaci

  • Seguici

  • Sito conforme a WCAG 2.0 livello A

    Level A conformance,
			     W3C WAI Web Content Accessibility Guidelines 2.0

Sostieni la libertà di stampa, sostieni Adista!

In questo mondo segnato da crisi, guerre e ingiustizie, c’è sempre più bisogno di un’informazione libera, affidabile e indipendente. Soprattutto nel panorama mediatico italiano, per lo più compiacente con i poteri civili ed ecclesiastici, tanto che il nostro Paese è scivolato quest’anno al 46° posto (ultimo in Europa Occidentale) della classifica di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa.