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“Let Cuba breathe”: solidarietà globale all’isola soffocata dagli Usa di Trump

“Let Cuba breathe”: solidarietà globale all’isola soffocata dagli Usa di Trump

Tratto da: Adista Notizie n° 8 del 28/02/2026

42534 ROMA-ADISTA. Si amplia a macchia d’olio l’espressione di solidarietà verso Cuba, sotto embargo da oltre 60 anni e ormai da giorni senza quel combustibile che gli proveniva da Paesi produttori, ora minacciati da Donald Trump di severe sanzioni se consegnano petrolio all’isola (v. Adista Notizie n. 6/26).

È solo l’ultima delle 100 misure di blocco e sanzioni adottate dagli Stati Uniti contro Cuba dagli anni ‘60 a oggi.

Lasciamo che Cuba respiri: una campagna made in USA

I provvedimenti sanzionatori sono elencati uno per uno in calce al testo della campagna Let Cuba breathe (Lasciamo respirare Cuba), nata proprio negli USA (urly.it/31dyfv) e ora diventata virale.

È «una guerra economica progettata per soffocare», originata nell’aprile del 1960 – raccontano gli estensori del testo della campagna – quando «il funzionario statunitense Lester D. Mallory scrisse in un memorandum segreto che la politica nei confronti di Cuba avrebbe dovuto negare denaro e rifornimenti per ridurre i salari e "provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo"». Una politica negli anni incattivita da vari «embarghi commerciali, isolamento finanziario, restrizioni di viaggio, divieti tecnologici, limiti alle rimesse, sanzioni contro Paesi terzi e pressioni sulle istituzioni internazionali»; «uno dei regimi sanzionatori più completi mai imposti a una piccola nazione» che comprende anche «rotte di navigazione, sistemi bancari, catene di approvvigionamento di medicinali, scambi accademici e persino legami familiari». «Indipendentemente dall'opinione che si ha del governo cubano – si legge – la realtà è innegabile: le principali vittime di questa politica sono le persone comuni».

«Se l'obiettivo fosse davvero la democrazia – ipotizza il testo – il compromesso sarebbe la via più logica. Il commercio espone le società a nuove idee. Il viaggio crea connessioni umane. Gli scambi accademici e culturali rafforzano le istituzioni civiche. Le opportunità economiche generano attori interessati alla stabilità e all'apertura. L'isolamento produce esattamente l'opposto». «Fare pressione su una piccola isola» come si fa da 60 anni, osserva il testo della campagna, «non dimostra forza, ma insicurezza». «Porre fine a questa posizione – propone la campagna – non sarebbe una concessione a nessun governo; sarebbe l'affermazione di un principio: che le nazioni devono essere in grado di risolvere i propri problemi senza coercizioni volte a causare sofferenza. Il futuro di Cuba – il suo sistema politico, la sua economia e il suo contratto sociale – deve essere deciso dai cubani, non progettato attraverso privazioni dall’estero». «È giunto il momento di un approccio diverso. Sostituire la punizione con l'impegno. L'intimidazione con il dialogo. Lo strangolamento economico con relazioni normali». L’invito allora è: «Lasciamo che Cuba respiri e permettiamo al suo popolo di decidere il proprio destino».

Una lettera aperta dagli States

Dagli stessi USA giunge anche la notizia di lettera aperta “Un appello alla coscienza: fermate l'attacco crudele di Donald Trump al popolo cubano”, sottoscrivibile al link letcubalive.info, firmata da artisti, intellettuali, docenti universitari, attivisti e movimenti di base. I firmatari contestano le parole di Trump che definiscono Cuba «minaccia insolita e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti». «Cuba – si legge nella lettera – non rappresenta alcuna minaccia per gli Stati Uniti. Soggiogare una popolazione con la fame non è diplomazia; è una forma di terrorismo», nonché un’arma di distrazione dell’opinione pubblica dai problemi interni del Paese. «Noi – dichiarano i firmatari – insieme a milioni di persone negli Stati Uniti e nel mondo, rifiutiamo questo atto disumano contro il popolo cubano». Nella lettera si sottolinea che le conseguenze del nuovo ordine esecutivo saranno misurate nella sofferenza umana e si invitano «tutte le persone di coscienza a rifiutare questa crudeltà e a chiedere la fine immediata del blocco». «Noi, il popolo americano – proclamano infine i firmatari – vogliamo avere rapporti normali con Cuba, trattarla con uguaglianza e rispetto, e soprattutto, vedere Cuba e il popolo cubano come nostri vicini e non come nemici. Viva Cuba! Cuba non è una minaccia!».

Contro il “bloqueo”, la Risoluzione dell’Unione Africana

Solidarietà anche dall’Africa: ad Addis Abeba, il 15 febbraio, l’Assemblea dei capi di Stato e di governo dell'Unione Africana (UA) ha approvato, come in anni passati, una Risoluzione che condanna il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba. In più i convenuti ora hanno denunciato la portata extraterritoriale della politica statunitense verso Cuba, che estende l'applicazione del Titolo III dell'Helms-Burton Act ad altri Paesi, rafforzando le restrizioni oltre i confini degli Stati Uniti.

Cuba resiste in nome dell’umanità: lettera di intellettuali turchi

È del 14 febbraio la Lettera aperta inviata al presidente Trump da intellettuali e artisti turchi. «Cuba non è sola, non lo sarà mai», scrivono i 159 firmatari. «Siamo testimoni – affermano – del fatto che l'aggressione sistematica che avete mantenuto contro Cuba per più di 60 anni ha raggiunto una nuova e pericolosa fase. Il decreto firmato dal presidente degli Stati Uniti alla fine di gennaio, che rende praticamente impossibile esportare petrolio a Cuba, prende direttamente di mira ospedali, scuole e aree di produzione del Paese. Questa decisione limita l'accesso dei cittadini cubani ai servizi sanitari, toglie il diritto all'istruzione ai bambini cubani e distrugge deliberatamente le possibilità di sviluppo del Paese. Il blocco durato decenni contro il popolo cubano è ormai diventato una politica aperta di genocidio».

«Il popolo cubano, determinato a difendere la propria patria fino all'ultima goccia di sangue, non sta solo difendendo il proprio diritto alla vita e alla sovranità, ma anche la dignità dell'umanità. Cuba resiste all'imperialismo statunitense in nome di tutta l'umanità», sottolineano. Ne consegue che «sostenere questa resistenza è nostro dovere. Noi, come amici di Cuba, chiediamo la fine immediata delle disumane politiche di blocco e dichiariamo che faremo tutto il possibile per difendere la Cuba socialista».

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

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