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“Vita pastorale” su cattolici e politica: una presenza pre-partitica per la «cura della democrazia»

“Vita pastorale” su cattolici e politica: una presenza pre-partitica per la «cura della democrazia»

Quale futuro per i cattolici in politica oggi? Come ritrovare unità su alcuni temi cardine? Un articolo del gesuita politologo Francesco Occhetta (redattore della Civiltà cattolica), sul numero di marzo di Vita Pastorale rilancia il tema di una lettura e di una proposta politica condivisa nel mondo cattolico in occasione delle elezioni del 4 marzo. In un momento storico ancora fortemente segnato dall'esito nefasto della crisi economica e finanziaria, si legge già nel sottotitolo, «la priorità per i cattolici è la cura della democrazia». Il parallelismo storico, con tutti i dovuti distinguo, è con l'epoca buia della democrazia in Italia: «La lancetta dell’orologio sembra essersi spostata ai primi anni del Novecento, quando la crisi di WallStreet (1929) e i fallimenti della tedesca Danat-Bank (1932) hanno generato i populismi. Se anche la storia non si ripete, oggi come allora sono comparse condizioni storiche simili: un alto tasso di disoccupazione, le migrazioni, il desiderio dell’uomo forte, la crisi nel costruire organi di governo sovranazionali, l’aumento delle spese militari». Sebbene redatto prima del 4 marzo, l'esito elettorale, con l'avanzata dei partiti populisti (Lega e Movimento 5 Stelle) e l'evidente arretramento delle tradizionali forze di centrodestra e centrosinistra, sembra confermare in pieno la preoccupazione di Occhetta sui mutamenti in corso.

Quale il ruolo dei cattolici oggi? Non tanto e non più dare vita a un “partito dei cattolici”, come in passato. Il nodo per Occhetta è pre-politico: «Al mondo cattolico è chiesto di dire quale visione complessiva abbiamo del Paese Italia e di attualizzarla, con lo spirito conciliare e il metodo sinodale propri del governo spirituale della Chiesa. Ci viene chiesto di contribuire a formare una classe dirigente di qualità che lavori per l’interesse comune. Abdicare a questa responsabilità significa cedere al profilo dell’“analfabeta politico”».

Riconosciuta ormai da tempo l'irrilevanza partitica, sarebbe grave se per i cattolici si attestasse anche un'irrilevanza di opinioni e idee. La priorità resta la «cura della democrazia», per arginare – come insegna la storia – le pericolose derive populiste che nascono nei periodi di pesante crisi economica, culturale e sociale. «Una cura da nutrire con i presenza pre-partitica, che stimoli e proponga ai partiti disegni di leggi e soluzioni di problemi, organizzi forme di controllo, presenti un progetto di società e contribuisca a formare le giovani generazioni».

Al centro di un'eventuale “agenda cattolica”, conclude Occhetta, la rimozione delle «disuguaglianze nei grandi temi nell’agenda pubblica, come il lavoro, la giustizia, l’integrazione, la costruzione dell’Europa, la gestione dell’innovazione tecnologica, la green economy, la vita di una società sterile di figli, in cui quasi una persona su quattro ha più di 65 anni».

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