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Sud Kivu: la Pasqua delle vittime e le

Sud Kivu: la Pasqua delle vittime e le "tracce di resurrezione"

Oggi è Pasqua. Sono andata nel villaggio di Mbobero, teatro per la seconda volta, il 10 febbraio scorso, delle demolizioni di case e accaparramento di terreni da parte della suprema autorità dello Stato. Mi sembrava che lì in particolare Gesù fosse stato crocifisso. Ci sono andata come Salome al sepolcro, ma anche come Pietro e discepoli, con la netta coscienza che siamo stati superati dagli eventi, che non ci siamo mossi al momento opportuno.

Gli adulti uscivano dalla prima messa e per lasciare il posto ai bambini per la loro messa. Il tempo di conversare un po’, salutare le donne soprese dalla mia presenza e scambiare qualche parola con qualche uomo. Saranno venuti in chiesa, quelli che hanno vissuto un tale dramma?, mi chiedevo. Il primo uomo a cui parlo è proprio una delle vittime delle demolizioni ed espropriazioni del 10 febbraio. Non l’avrei detto, dal sorriso con cui mi ha salutato.

“Mi hanno distrutto la casa – mi dice – ora alloggio presso mio figlio. Per fortuna abbiamo la fede, nessuno ci può privare di questo tesoro. Accettiamo questa difficoltà della vita”. “Non può essere volontà di Dio quello che avete vissuto”, dico. “No – risponde -, è l’agire di esseri umani”. “Il Signore vuole che ogni uomo sia rispettato nei suoi diritti. Avete pensato a organizzarvi?”. “Abbiamo sporto querela, ma con poca speranza. Ci basterebbe recuperare la nostra terra, ci metteremmo una tenda”.

“Se noi tutti di Bukavu, tutti quelli che hanno a cuore i diritti umani, fossero stati qui, con voi, il 10 febbraio, forse le cose sarebbero andate diversamente”, dico. L’uomo che è con lui annuisce. “Altri villaggi sono minacciati di distruzione. Gli incaricati, accompagnati dalle guardie presidenziali, hanno già messo le pietre di limite”, affermano.

I bambini riempiono progressivamente la chiesa per la loro messa. Per tre volte il celebrante chiede: “La gioia c’è?”. Finalmente la terza volta la risposta è corale e forte: “Sì!”. “Chi ha ucciso Gesù?”, chiede nell’omelia. Un bambino alza la mano: “I ladri!”. Forse, nel profondo, ha colto un legame tra chi è venuto a portar via terra e distruggere case e quelli che hanno causato la morte di Gesù. Devono essere gli stessi, ha forse pensato.

Dopo tante strette di mani, ridiscendo la collina e lascio Mbobero. Si, tracce di resurrezione ci sono, anche nella generosità con cui le famiglie non colpite dalla distruzione hanno accolto quelle senza più casa. Sta a noi ora fare la nostra parte.


L’articolo dell’autrice, esperta della realtà congolese, è frutto di ascolto diretto di diverse persone spettatrici e vittime degli eventi, e di un contatto diretto con i luoghi. 

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