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Contro il fondatore di Sodalizio, in arrivo la sentenza del Tribunale vaticano. Di condanna

Contro il fondatore di Sodalizio, in arrivo la sentenza del Tribunale vaticano. Di condanna

LIMA-ADISTA. L’8 giugno, mons. Miguel Cabrejos, presidente della Conferenza episcopale peruviana, leggerà un comunicato da parte del Santo Padre, da cui dipenderà il futuro del signor Luis Fernando Figari. Informerà cioè sulla sentenza che sta per emettere il Tribunale della Segnatura Apostolica, il massimo organo di giustizia del Vaticano, a chiusura delle indagini sul fondatore della Società di Vita Apostolica Sodalitium Christianae Vitae (Sodalizio di vita cristiana). Figari è stato ripetutamente denunciato per abusi sessuali e psicologici, fino al sadismo, su minori ed è notoriamente di fede nazista; sospettato di distrazione di fondi dai cespiti della sua stessa "creatura", è stato tra i fondatori in Perù del gruppo conservatore e violento Tradizione, Famiglia e Proprietà (Tfp). Sulla sua testa pende dal dicembre dell’anno scorso una richiesta di arresto per associazione a delinquere e lesioni psicologiche gravi. L’arrivo della sentenza vaticana è stato annunciato da mons. Pedro Barreto, vescovo di Huancayo e futuro cardinale, in un’intervista al quotidiano La República (30/5).

Sodalizio è stata commissariata da papa Francesco all’inizio dell’anno in corso: commissario apostolico è stato nominato mons. Noel Antonio Londoño Buitrago, vescovo di Jericó (Antioquia, Colombia), mentre il card. Joseph William Tobin, delegato papale dal maggio 2016 «per le questioni di indole economica» della Società, è stato confermato referente della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (Civcsva; i due ecclesiastici potrebbero terminare il loro incarico al momento dell’emissione della decisione della Segnatura Apostolica). «Il Santo Padre Francesco – spiegava in quella circostanza il Bollettino della Santa Sede (10/1/18) – ha seguito con preoccupazione tutte le informazioni che, da diversi anni, arrivano alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica sulla situazione del Sodalizio di Vita Cristiana. Il Papa ha mostrato di essere particolarmente attento alla gravità delle informazioni che riguardano il regime interno, la formazione e la gestione economico-finanziaria, motivo per il quale ha chiesto con insistenza al Dicastero un’attenzione particolare».

A distanza di pochi mesi e in anticipo di qualche giorno sulla sentenza attesa per l’8 giugno, e forse in previsione di questa, la Civcsva ha firmato un comunicato (25/5), visibile in spagnolo sul sito dell’episcopato peruviano, in cui spiega la posizione fin qui mantenuta sul caso Figari anche per rispondere alle accuse, da più parti e ripetutamente rivolte al Vaticano, di aver ospitato Figari sul suo territorio («non vi ha mai risieduto», dichiara il comunicato) o comunque di nasconderlo (Figari «non è mai stato nascosto o protetto in nessun modo dalla Sede apostolica», vi si legge) e di volerlo in qualche modo sottrarre all’indagine della giustizia civile: «infondata è – dice il comunicato – l’affermazione che si impedisce al sig. Figari di difendersi o di rispondere alle accuse formulate contro di lui in Perù». Era stato proprio Figari a parlare di tale impedimento: il 16 ottobre 2015, interrogato per una decina d’ore presso il Consolato peruviano di Roma da una delegazione di giudici del suo Paese, il fondatore di Sodalizio si era schermito dicendo «il Vaticano e Sodalitium (…) mi hanno proibito di parlare e di tornare a Lima» e che è stata del Vaticano la decisione di farlo alloggiare in una comunità sodálite nella Città Eterna (v. Adista Notizie n. 40/16).

In  una lettera del 30 gennaio 2017 indirizzata al superiore generale di Sodalizio, ricostruisce il comunicato, la Civcsva segnalava «le disposizioni che si sarebbero dovute adottare» «sia per riparare al danno causato da Figari e dal conseguente scandalo, sia per ristabilire la giustizia con le vittime, sia per evitare che causasse maggior danno ad altri». «Solo per questo motivo», spiega, «si considerò opportuno segnalare al Superiore Generale di Sodalizio che il sg. Figari non rientrasse in Perù, dove conta su numerosi appoggi e dove ha maggiori possibilità di causare altri danni soprattutto a persone, di nascondere o distruggere prove contro se stesso, e pertanto di evitare l’accertamento della verità dei fatti e di ostacolare il corso della giustizia, tanto ecclesiastica quanto civile».

«Tale proibizione», precisa però la Civcsva, «di fatto non è assoluta, giacché, come si precisa nella lettera sopracitata, il sig. Figari può rientrare in Perù per ragioni gravi e con il permesso scritto del Superiore generale». E tuttavia, «se in futuro sorgesse la necessità che il sig. Figari rientri in Perù per rispondere alla giustizia peruviana, il suo ritorno a detto Paese potrà essere autorizzato dal Commissario apostolico» mons. Noel Antonio Londoño.

La Congregazione, decisa a mettere i puntini su tutte le ‘i’, aggiunge: «Resta da sottolineare, per maggiore precisione, che le misure sollecitate dalla Civcsva» nella «lettera del 30 gennaio 2017, ancora non sono state formalmente disposte solo perché il sig. Figari», dopo detta lettera, ha presentato «appello amministrativo gerarchico, come suo diritto, al Tribunale Supremo della Segnatura», appello «rifiutato» il 31 gennaio 2018, contro cui tuttavia Figari ha mosso nuovo appello stavolta al Collegio dei Giudici del Foro Apostolico Supremo.

«Pertanto – conclude il comunicato – stiamo aspettando la decisione finale che, speriamo, sia notificata il più presto possibile e, soprattutto, confermi quanto precedentemente concordato».

*Foto di Selene Cucuzza

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