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Allarme ecologico se vincono le destre alle europee: figurarsi che ambiente ne può venir fuori!

Allarme ecologico se vincono le destre alle europee: figurarsi che ambiente ne può venir fuori!

«Un recente studio tedesco mostra come e perché una loro avanzata alle prossime elezioni europee di maggio metterebbe a repentaglio le politiche energetiche e climatiche dell’Unione europea, a partire dagli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi sul clima». Si fa portavoce di tale allarme Sbilanciamoci!  con un articolo pubblicato nel numero dell'11 marzo a firma del giornalista Giacomo Pellini (Action Aid, Sinistra in Europa...).

A sostenere l'affermazione iniziale, spiega Pellini, è «un recente dossier del think tank tedesco Adelphi, intitolato “Convenient Truths – Mapping climate agendas of right-wing populist parties in Europe”, che contiene un’analisi dettagliata dei programmi di 21 forze politiche di destra radicale in Europa. Formazioni, è bene ricordarlo, che a Bruxelles e Strasburgo non hanno un unico di riferimento, ma sono divise tra quattro gruppi parlamentari: Partito Popolare Europeo (PPE), Conservatori e riformisti (ECR), Europa per la libertà e la democrazia diretta (EFDD) e Europa delle Nazioni e della Libertà (ENF)».

Secondo queste formazioni della destra radicale, «le politiche ambientali ed energetiche contro il cambiamento climatico portate avanti dall’Unione europea sarebbero costose, socialmente ingiuste, addirittura dannose per il clima. O al limite, del tutto ininfluenti». Tre le argomentazioni ricorrenti, elenca il giornalista: «il negazionismo climatico, secondo cui non viene negata l’esistenza del global warming, ma il fatto che questo sia indotto dall’attività dell’uomo; lo scetticismo nei confronti delle discipline scientifiche; la retorica nazionalista che vede la sovranità nazionale minacciata dagli accordi internazionali e dall’approccio multilaterale in politica estera. Tutto ciò appellandosi a una comunità immaginaria di persone vittime di élite globali e cosmpolitiche senza scrupoli».

«Il principale bersaglio di tutte le formazioni politiche di destra radicale è ovviamente l’Accordo di Parigi sul clima, sul banco degli imputati come nemico della sovranità nazionale. Il dossier di Adelphi dimostra come molti di questi partiti si siano astenuti o abbiano votato contro la sua ratifica all’Europarlamento, avvenuta il 4 ottobre del 2016: tra queste la Lega (“L’accordo raggiunto è stato un compromesso al ribasso per permettere alle aziende cinesi e dei Paesi in via di sviluppo di competere ingiustamente con le aziende italiane” dichiarava durante le votazioni l’eurodeputato del Carroccio Gianluca Pini)».

E non solo l’Accordo di Parigi: «il dossier del think tank tedesco analizza 13 decisioni importanti approvate o discusse a Strasburgo, tra cui la revisione della direttiva del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) e quella sui boschi e la silvicoltura. Inoltre nello studio sono incluse tre proposte chiave (efficienza energetica, governance dell’Unione dell’energia, promozione delle energie rinnovabili) del pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, la direttiva sulla creazione di una diplomazia climatica europea e una proposta a favore di pesanti restrizioni per le emissioni derivanti dal settore trasporti».

Ebbene, «il dato che balza agli occhi è come, in tutte le votazioni, la maggioranza dei parlamentari della destra radicale abbia votato sempre “contro” il clima e l’ambiente. La tedesca AfD, l’olandese PVV, l’UKIP britannico, la Lega italiana e i lepenisti francesi hanno votato contro o si sono astenuti in tutte le risoluzioni. Il PiS polacco si è sistematicamente opposto».

Un problema, osserva Pellini, che «rischia di sfuggire di mano», considerata «l’avanzata dei movimenti di ultradestra in tutto il continente» e «visti soprattutto alcuni sondaggi relativi alle elezioni europee del prossimo maggio, che prevedono una consistente avanzata dei gruppi euroscettici e nazionalisti: secondo le stime di Kantar Public, il gruppo parlamentare più estremista, ENF-Europa delle Nazioni e della Libertà, passerebbe dai 37 seggi attuali a 59, trainato dall’exploit della Lega salviniana. In tutto i populisti di destra potrebbero contare per la prossima legislatura 2019-2024 su circa 150 seggi, arrivando a controllare il 22% del Parlamento europeo».

«Così, la retorica negazionista sul clima uscirebbe molto rafforzata, assieme alla narrazione xenofoba e ultranazionalista. Mettendo seriamente a rischio – conclude con amarezza Pellini – le vite non solo di chi attraversa il Mediterraneo per scappare da guerre, povertà e carestie, ma di noi tutti». 

*Foto tratta da Pixabay License immagine originale e licenza

 

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