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Coordinamento per la Democrazia Costituzionale: verso le europee, con lo sguardo sul “sogno di Ventotene”

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale: verso le europee, con lo sguardo sul “sogno di Ventotene”

In vista delle elezioni europee di maggio prossimo, il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC) – la rete di oltre 700 comitati territoriali composta da avvocati, costituzionalisti, studenti, associazioni e cittadini in generale, uniti contro la riforma costituzionale tentata da Matteo Renzi – ha diffuso un articolato documento per sostenere il progetto di pace e unità originario dell'Unione Europea, unico soggetto in grado oggi, di fronte alla frammentazione e al rigurgito di egoismi nazionali, di far fronte alle sfide globali dell'ingiustizia sociale e delle conflittualità.

Per realizzare compiutamente un'Europa dei popoli – capace di fronteggiare il capitale finanziario transnazionale responsabile della compressione di molti diritti, soprattutto del lavoro – occorre «una decisa svolta» nella direzione dell'unità, arginando la deriva nazionalista, con pericolosi tratti neofascisti, che promuove «un ritorno a meschini egoismi e alla logica delle “piccole patrie”». Forze disgreganti spingono sempre più verso la divisione, non solo tra le nazioni, ma anche tra territori forti e deboli, come dimostra il progetto della cosiddetta “autonomia differenziata” in Italia, «che è in realtà “secessione dei ricchi”».

Parallelamente, segnala la CDC, occorre lavorare seriamente anche su un altro fronte: la riforma dell'impalcatura istituzionale di fronte ad un processo di partecipazione e di democrazia non ancora compiute. Mentre il Parlamento è eletto a suffragio universale, ma ha poteri estremamente limitati, lo spazio decisionale si articola nell'ambito di organismi non elettivi, politici come la Commissione e il Consiglio, o economici come la Banca Centrale Europea. Questi soggetti istituzionali hanno promosso politiche di austerità, accanendosi conto i Paesi più deboli dell'Europa meridionale, aggravando la crisi economica «che in Europa sta durando più che in altre parti del mondo e ha portato alla recessione alcuni Paesi, da ultimo l’Italia».

Non è uscendo dalla moneta unica o dall'Unione che si risolvono questi problemi, aggiunge il CDC. «Anzi, simili scelte comporterebbero un peggioramento immediato delle condizioni di vita, in primo luogo dei ceti più deboli a causa degli incrementi di inflazione».

«Occorre quindi lavorare da subito per costruire un nuovo campo d’azione istituzionale, politico e sociale», «per spingere l’Unione europea ad una profonda inversione delle politiche economiche e sociali», fondate sulla coesione sociale, sull'accoglienza e sull'occupazione, e per rilanciare quel «modello sociale europeo» invidiato in passato anche da Paesi più ricchi.

Il primo passo di questo processo è, secondo il Coordinamento, la costruzione di una «cittadinanza sociale europea», per uniformare i servizi sociali, abbattere le disuguaglianze tra Paesi, promuovere una conversione ecologica dell'economia, per una politica fiscale coordinata, per la formulazione di un giusto salario europeo. «Si tratta in sostanza – si legge nel documento – di dare vita a un grande progetto, un new deal a livello continentale, di cui la stessa Unione deve essere direttamente responsabile in modo unitario, senza fare venire meno le responsabilità specifiche dei singoli stati nazionali nell’attuazione di queste politiche».

L'Europa deve essere riformata nella direzione dell'ampliamento degli spazi di partecipazione e di democrazia, e non annichilita sotto i colpi degli egoismi locali. «Per tutte queste ragioni invitiamo ad andare a votare il 26 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo sulla base di un progetto di rinnovamento coerente». «Abbiamo bisogno di una svolta civile, sociale e democratica – conclude l'appello del CDC –, se vogliamo realizzare quello che negli anni cupi della guerra, quando venne scritto il famoso documento di Ventotene, appariva solo un sogno».

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